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Full text of "Elementi di architettura civile"

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in  2009  with  funding  from 

Research  Library,  The  Getty  Research  Institute 


http://www.archive.org/details/elementidiarchitOOsanv 


DECESSIT   SRDQAE  ViJD.  DECEMB.  ANNO  IvIDCCII! 
VII.  ET  L.ANJ^O^  ¥ATUS  MEM5ES  VI. DIE5 afflili. 


'itt/ìtoìtÀ  /'^tii'if'r-  TfJ 


ELEMENTI 

DI 

ARCHITETTURA 
CIVILE 

DEL     PADRE 

FEDERICO      SANVITALI 

Della    Compagnia    di   Gesù'. 
OPERA    POSTUMA. 


IN      BRESCIA. 

Dalle  Slampe  di  Giammaria  Rizzardi, 

M  D  C'CX  X  V. 
CON    LICENZA    DS    SUPERIORI. 


Difficile  eji  MÌ'tenas  l'tneas  hifequentem  non  jilìcubi  excedere ; 
éirdHum  ìit  .qune  in  aliena  lingua  bene  dt^a  funt  eundem 
decorem  in  translatione  confervtnt  ,  S.  Girolamo  nella 
Prefaz.  alla  Traduz.  della  Cronaca  d'Eufebio. 


^  L      NOBILISSIMO     SIGNORE 
IL      SIGNOR      GONTE 

BARTOLOMMEO  FENAROLE 


Giammaria    Rizzardi» 


ON  sì  toflo  Tina  morte  crudele  ci 
ebbe  tolto  il  Chiari jpmo  F.  Fe- 
derico S  A  N  V 1 T  A  L  i'  delia  Ce?;/- 
paguia  di  Gesù,  ii  quale  fin 
che  viffe }  tanto  caro  e  racco- 
maiìdato  preffc  noi  tniti  fi  refi- 
dette  colla  fna  pietà,  al  jv.o  zeloy  colla  Jtw  i'?;i- 
verfale  dottrina  t  col  candor  dell'  ammo  ^  ed! a 

^  2.  dd' 


tv 
cezza  delle  maniere,  e  principalmente  colia  foì- 
lecitudine  da  lui  tifata  nella  iflittizione  della 
Gioventù  ,  che  io  ini  determinai  di  dare  quel 
fegno  della  mia  divozione  alla  ftta  memoria ,  che 
più  convenire  al  carattere  mio,  ed  alle  mie  ob- 
hligazioni  verfo  di  Lui .  Mi  adoperai  infatti 
per  rinvenire  alcuno  degli  aurei  fuoi  fcrittiy  di 
quelli  particolarmente ,  che  Egli  dettati  aveva 
a  fine  di  perfezionare  nei  Giovani  quelle  arti, 
le  quali  hanno  il  fondamento  loro  in  alcune  par- 
ti delle  Matematiche  ;  e  comunque  per  lungo 
tempo  mi  fia  adoperato  invano ,  pur  mi  è  av- 
venuto finalmente  di  rinvenire  i  fuoi  Elemen- 
ti di  Architettura  Civile,  il  cui  tmico  efempla- 
re  corretto  ,  accrcfciuto ,  e  compito  per  mano 
dello  fkfTo  Padre  efifleva  preffo  del  Signor  Dot- 
tor Francefco  Ba filetti  fuo  y^uditore  ,  il  quale 
alle  doti  dell  ingegno  congiungendo  una  ejìrem a 
cortefia  di  animo  ine  gli  ha  liberalmente  comu- 
nicati ^  perchè  a  pubblica  utilità  ttfcifferOi  come 
fanno  pr  e fent  emente  damici  torchj ,  alLi  luce  fiot- 
to la  protezione  del  glorio fo  F^ojjro  Nome.  Gli 
fcriffe  l'ottimo  Padre  nel  Latino  linguaggio  ) 
ma  penfando  io ,  che  fofie  per  riuficire  maggior s 

luti- 


V 

Tutilità  di  e[fii  quanto  più  comune  ediiniver- 
faìe  fo/fe  fiata  la  loro  lettura ,  ini  fono  deter- 
minato a  farli  traf portar  e  neW  Italiana  favel- 
la ^  affinchè  potè  (fero  effere  intefì  da  quelli  ezian- 
dio, i  quali  profefflon  facendo  d'architettura^ 
non  fapeffero  che  il  materno  nofìro  linguaggio, 
Fer  qucfto  uopo  mi  fono  rivolto  ad  zma  dotta 
Per  fona ,  e  nello  fliidio  deU  architettura ,  e  del- 
le Matematiche  molto  ver  fata,  la  quale  è  (la- 
ta inoltre  uno  de  più  cari  dtfcepoii  in  queflc 
facoltà  del  nofiro  autore  ,  fperando  che  piti 
agevol  le  foffe  ad  entrare  nello  fpirito  di 
Lui  i  ed  a  rilevarne  i  fentimenti  ;  ed  effa  con 
fifura  ben  corrifpofe  alla  mia  fpcranza  ,  ed  al 
mio  defiderio ,  poiché  non  folamente  con  elegan- 
za ,  e  fedeltà  ha  fenduti  nelV  Italiano  idioma 
quefli  Elementi  ,  ma  inoltre  ha  voluto  qua  e 
là  fpargerli  di  alcune  note  ,  e  fpezialmente 
nella  terz(è  Parte  ,  in  cui  fi  ragiona  degli 
Ordini  d' Architettura ,  dove  agli  efempj  ,  che 
il  valorofo  Scrittore  tolti  aveva  da  Vitruvio  , 
preffo  che  da  neffuJìo  ufati  ,  ne  ha  aggiunti 
degli  altri  tratti  da  Jacopo  Barozzi  a  a  ì^i~ 
gnola  i  prefentemente  da  tutti  gli  y^rchiictti 

le. 


VI 

fegititati  .  E  perche  finalmente  qiiefla  Edizio-^ 
ne  lì  f ci  (fé  accompagnala  da  alcuno  di  ciuegVt 
ornamenti ,  che  [ogliono  rendere  i  Libri  pia 
pregievoli  e  cari  ,  mi  fono  fludiato  ,  che  com-^ 
parijfe  alla  luce  con  in  fronte  il  Ritratto  dell' 
Autore  •>  onde  i  Leggitori  ,  e  quelli  ne'  cjuali 
dolce  ancora  fi  ferba  la  fua  memoria  ,  ab- 
biano la  confolazione  di  rifcontrare  nei  linea- 
menti del  volto  di  Lui  rap preferitati  fui  Ra- 
me quelle  tracce,  che  portano  /colpite  Tiell'  ani- 
mo ,  e  coli'  a j ut 0  d*  effo  confervare  ad  onta  de! 
tempo  dtflruggitore  di  cofe  più  durevoli  ,  che 
non  fono  le  idee  leggieri  dello  fpirito  ,  vegeta  t 
e  viva  la  fua  immagine^ 

jQjiefie  cofe  tutte  ho  voluto  io  dire.  Nobi- 
lissimo Signore,  non  tanto  per  re7iderc  ra- 
gione  al  pubblico  delia-  cagione ,  che  alla  pre- 
fente  Edizione  mi  ha  mojfo  ,  e  della  condotta 
da  me  tifata  neìl'efeguirla ,  ma  per  ifcufarmi 
ancora  preffo  a  quelli  ,  a  cui  forfè  fembrar 
potcjfe  prefontuofa  ,  e  temeraria  la  rifolnzione 
da  me  prefi  iicll'intitolarvela^  L Autore,  l' In-^ 
terprete  ,  il  fuggetto  medcfimo  dell'  Opera  ^  e 
t  intima  perfuafione  che  fi  ha  del  merito  vo- 

firo 


vn 
flro  e  del  Koflro  valore ,  fono  per  me  una  evi- 
dente giuflific azione .  V  Autore  fu  P^oflro  Zio , 
Via  un  Zio  ,  che  oltre  allo  fplendore  della  Fa- 
miglia  ,  da  cui  era  tifcito  ,  ed  al  merito  fuo 
per  fonale,  colla  predilezione  j  onde  fopra  di  tut- 
ti da  Lui i  finché  vijfe,  eravate  difiinto,  face- 
va onore  a  Voi  y  e  corrifpondeva  a  quel  tene- 
ro amore ,  e  a  quella  fìncera  e  ingeitua  pietà , 
con  cui  lo  riguardavate  .  L' Interprete  a  Voi 
ben  noto  da  gran  tempo  gode  il  favor  della 
Vofira  grazia  ;  ed  il  fuggetto  dell  Opera  può 
fomminifirarvi  un  dolce  trattenbnento  in  quel- 
le ore  ,  7ielle  quali  refpirando  dai  pubblici ,  e 
dai  privati  negozj  ,  vi  piace  ora  di  piacevol- 
mente converfare  colle  leggiadre  e  calìe  Aiti- 
fé  ,  ed  ora   di  ragionare  .coi  gravi  ,  e  f everi 
Filofofi  ;   conciofìacchè  a  tutti  noto  fia  quanto 
vagliate   nelle  amene   e   dilettevoli   lettere ,  e 
quanto  in  quelle  utili  fetenze  vi  diflingttiate  , 
nelle  quali  lo  /ìndio  della  natura  ,  gli  f peri- 
menti ,  e   le  Matematiche  fervono  di  guida 
(ìcura  ,  e  di  prudente  AJae/ìro  .  Fefla  folo  , 
che  con  quella  Umanità ,  la  quale  forma  uno 
dei  più  bei  pregi  dell  annuo  Voflro  ,  accoglier 

■vo- 


vili 


vogliate  la  dedicazione,  che  vi  fa  umilmente 
di  quefi'  Opera  ,  della  qual  cofa  mi  riputerò 
foddis fatti  (fimo  ,  come  d'  un  grandi  ffìmo  favo- 
re ;  e  fenza  pia  oltre  eflendermi  mi  dò  /'  ono- 
re di  rajfegnarmivè . 

Di  Brefcia  li  xxx.  Gennajo  mdcclxv. 


ELE- 


ELEMENTI 

D'  ARCHITETTURA 
CIVILE 

PROEMIO. 

Deli'  origine  ,   natura  ,   e  progrejfo 
delf  Architettura  Civile. 

Architettura  è  un' arte  di  ben  fabbricare  » 
ovvero  è  un'  arte  di  ben  concepire  neli'  ani- 
mo la  forma  dell'  edificio  ,  che  efattamente 
corrifponda  ai  finì  del  fondatore  ,  e  di  prefie- 
dere  all' opera ,  perchè  fia  diligentemente  efe- 
guita . 

Quindi  dovendofi  coftruire  un  edificio  di  gran  mole,  ac- 
ciocché le  fpefe  non  fi  gettino  indarno,  fa  duopo,  avanti  di 
metter  mano  all'  opra,  prepararli  un  picciol  modello  di  tutto 
l'edificio  in  legno,  o  in  cartoae  ;  imperocché  fé  nell'idea 
neir  animo  concepita  fia  corfo  errore  più  facilmente  fi  fco- 
pra,  ed  all'occhio  fi  rapprefenti  per  emendarlo,  il  che  co- 
minciata già  l'opera,  ed  innalzata  o  non  fi  potrà  fare,  o  vi 
fi  richiederà  affai  maggior  fpefa  . 

L' Architettura ,  fecondo  la  diverfita  delle  opere,  alle  qua- 
li viene  applicata  ,  è  nioltiplice  .  Se  riguarda  gli  edificj 
deftinati  per  abitare,©  per  altri  ufi  civili,  fi  chiama  Archi- 
tettura Cru/Ve,  della  quale  ora  prendiamo  a  brevemente  trat- 
tare :  fé  s'  impiega  in  coftruire  fortificazioni  per  difenderli 
da' nemici.  Architettura  Militare  fi  chiama:  fé  in  preparar 
naviglj,  Architettura  Nautica^  o  Navale:  fé  finalmente  con* 
fiderà  le  opere  ,  e  gli  edificj  coftrutti  nell'  acque  ,  o  podi 
in  moto  col  beneficio  dell'^  acque  ec.  Architettura  Idraulica 
yiea  denominata* 

a  L'Ar- 


2  Elementi  d' Architettura  Civile  . 

L'Architettura  Civile,  fecondo  la  diverfitk  de'  timpl  ne' 
quali  fìor'i,  fi  può  di  nuovo  anche  dividere  in  antichiflìma, 
antica,  gotica,  e  moderna.  Sotto  nome  d'Architettura  an- 
tichiffmia  intendo  quella  rozza  maniera  di  fiibbricare  ne' pri- 
mi tempi  ufata  avanti  che  s  arrivafle  a  quella  perfezione, 
che  dopo  coftrutto  il  Tempio  di  Gerofolima  confeguirono 
di  poi  i  Greci  particolarmente,  ed  i  Romani;  e  quefta  ap- 
punto è  quella  eh'  io  chiamo  antica  ,  e  le  cui  leggi  qua- 
lunque architetto  .deve  religiofamente  oflervare. 

Nella  decadenza  del  Romano  Impero ,  quando  i  Goti 
circa  il  quinto  fecolo  inondarono  l' Italia  ,  ed  altri  Paefi 
dell'Europa  introduffero  una  nuova  maniera  di  fabbricare, 
ma  di  gran  lunga  inferiore  della  prima  ,  la  quale  fi  com- 
prende fotto  il  nome  d'Architettura  Gotica,  della  quale  pa- 
recchj  monumenti  tutt'  ora  efiftono  in  Italia  ,  Francia  ec. 
Gli  edificj  di  forma  Gotica  moftrano  fodezza,  ed  anche  una 
certa  magtiificenza  ,  ma  abbondano  di  minuti  ,  e  fuperflui 
ornamenti  ,  e  per  lo  più  fono  ofcuri  ,  né  le  loro  parti  tra 
fé  ritengono  giuda  proporzione  . 

Alla  Gotica  fi  può  ridurre  1'  Architettura  de'  Mori  ,  o 
Morefca  ,  la  quale  i  Mori,  impadronitifi  della  Spagna,  ivi 
portarono  :  alcuni  non  volgari  edificj  di  tal  forma  fi  ve- 
dono in  Granata  :  di  quella  forma  pure  è  coftrutto  il  Ca- 
mello Madritano  vicino  a  Parigi.  Gli  edificj  d'Architettura 
Morefca  hanno  quefto  di  comodo  ,  che  fono  alquanto  fre- 
fchi ,  ricevendo  elfi  la  luce  folamente  per  picciole  finefire. 

All'  Architettura  Gotica  fi  può  con  qualche  ragione  ri- 
ferire anche  quella  che  ne' tempi  di  mezzo  vigoreggiò  nell* 
Oriente  appreflb  i  Greci  ,  a  norma  di  cui  furono  cofirutte 
la  Solimania,  la  Validea,  ed  altre  Mofchee  in  Cofiantino- 
poli,  come  riferifce  Davilero  tom.  2.  del  fuo  Cor/o  d'Ar- 
chitettura fcritto  in  idioma  Francefe. 

Finalmente  io  chiamo  Architettura  moderna  quella,  che 
in  quelli  due  ultimi  fecoli  gli  Architetti  particolarmente 
Italiani  pofero  nuovamente  in  ufo,  feguendo  le  ragioni,  e 
le  leggi  dell'  antica  Architettura  ,  che  fiorì  prefTo  i  Greci  , 

e 


Eroemio  j* 

e  gli  antichi  Romani  .  Mi  fa  mertieri  dì  quefta  più  difFa- 
famente  parlare . 

In  primo  luogo  pertanto  la  natura  iftefla,  e  la  neceffica 
fino  da'  primi  tempi,  dopo  creato  il  Mondo, infegnò  agli  uo- 
fiaini  ergere  cafe,  e  tugurj ,  par  i  quali-  veniflero  difefi  dall' 
inclemenza  delle  ftagioni,  e  dalle  inlìdie  degli  altri  uomini. 
Di  qual  maniera  folfviro  le  primi  cafe  non  è  difficile  con- 
ghietturarlo.  Due  efemplari  propone  Saverien  nel  Tuo  Dizio- 
nario matematico ,.  e  fifico  alla  parola  Architeciure  .  E'  di 
parere  che  le  antichiflime  abitazioni  ioiTero  fabbricate  con 
pali  fitti  in  terra  ,  e  nella  loro  fuperior  parte  piegati  in 
modo  che  infieme  fi  congiungeflero.  Quelli  erano,  come  of- 
E  dell'edificio,  gl'intervalli  de'quali  fi  riempivano  con  ra- 
mi d'alberi,  di  canne,  di  doppie,  e  d'altre  materie  di  fi- 
mil  genere  ;  1'  ederior  fuperficie  poi  fi  ricopriva  con  uni 
corteccia  di  piote,  o  zolle  di  prato.  Il  foprammentovato  Au- 
tore vuole,  che  quello  foflTe  uno  dei  lemplicilfimi  abitacoli 
dei  primitivi  tempi  .  Un  altro  pure  ne  defcrive  cavato  da 
Vitruvio  ,  a  norma  di  cui  egli  giudica  coflrutte  foffero  le 
piime  abitazioni  .  Se  dunque  a  Vitruvio  fi  dee  predar  fe- 
de ,  le  prime  cafe  fi  formavano  con  pali  forcuti  ,  che  con 
rami  d'alberi  fi  congiungevano,  la  qual  connelfione  dipoi  li 
copriva  di  terra  graffa  per  difenderfi  da'  raggi  del  Sole  ,  e 
dalle  pioggie  .  Vitruvio  dice  anche  eflervi  dati  alcuni  , 
che  fi  fabbricarono  abitacoli  con  certe  mafie  di  terra  graf- 
fa feccata  al  Sole,  alle  quali  tranfverfalmente  imponevano 
pali,  o  travi;  circondavano  indi  ederiormente  tutto  l'edifi- 
cio con  frondi  d'alberi,  canne,  o  fimili  materie. 

Secondo.  E'  credibile,  che  le  prime  cafe  non  molto  fof- 
fero  diverfe  da  quelle,  clu  apprelfo  i  Colchi  nel  regno  di 
Ponto  erano  anticamente  in  ufo,  e  che  il  lodato  Vitruvio 
ci  lafciò  deferi  tte.  Erano  compode  quelle  di  tronchi  d'  al- 
beri difpodi  fecondo  la  lunghezza  cos'i ,  che  a  due  tronchi 
tra  fé  paralelli  ,  e  difpodi  in  lunghezza  a  certa  didanza 
della  terra,  due  altri  fi  coUocaflero  quinci,  e  quindi  colle 
loro  edreraita  ,  e  lateralmente  chiudeflero  io  fpazio  :  allo- 

a  2-  ra^ 


4'  Elementi  (t  Architettura  Civile. 

ra  poi  altri  ne  fovrapponevano  alle  eftremita  di  queftl  ,che 
fi  univano  ai  priini  ,  ed  a  quefli  vicendevolaiente  altri  due 
ne  frapponevano  corrirpondenti  ai  tronchi  laterali  ,  e  cosi 
fucceflivaaiente ,  finché  l'edificio  arrivafle  a  determinata  al- 
tezza; finalmente  diminuita  la  lunghezza  de  tronchi,  e  re- 
ftringendofi  verfo  la  parte  fiiprema  dell'  edificio  terminava 
in  piramide.  I  tronchi  dipoi  infierae  fi  fermavano  tranfver- 
falmente  con  chiodi  di  legno  ,  e  fi  rivelliva  la  fuperficie 
efteriore  di  terra  graffa  ,  la  quale  veniva  lolìenuta  da  legni 
tranfverfali . 

Terzo.  Di  qualunque  forma  foiT^ro  i  primi  tugurj  ,  le 
prime  cafe  ,  i  primi  abitacoli  degli  uomini  ,  certa  cofa  è 
che  da  lungo  tempo  \\.  ufarono  ,  anzi  abbiamo  dalle  Sagre 
Carte,  che  Giino  fabbricafle  una  Citta,  la  quale  dal  nome 
di  fuo  figlio  Enoch  chiamò  Enochia  ;  ma  niente  pofTiamo 
dire  della  forma  dieffa,e  difpofizione  degli  edificj,  perchè 
ci  mancano  argomenti, donde  poffiamo  alcuna  cofa  afferma- 
re che  non  fia  puramente  arbitraria  .  Q_aefto  folo  ci  è  le- 
cito il  dire,  che  foffe  una  Ctttà  informe. 

Quarto.  In  progreflb  di  tempo  l'Architettura,  ficcome 
le  altre  arti  ,  cominciò  ad  aumentaru  .  I  Popoli  di  Fenicia 
fembra  foffero  i  primi ,  che  con  maggior  diligenza  colti - 
vaffero  queft' arte;  imperocché  Salomone  fi  fervi  di  non  po- 
chi opera)  di  quefta  nazione  ,  quando  fi  accinfe  all'  impre- 
fa  di  edificare  il  Tempio  di  Gerofolima  ;  quanto  poi  foffe 
il  luffb  de'Tir;  nel  fabbricare  al  tempo  d'Ifaia  Profeta,  fi. 
raccoglie  dal  Capo  25.  v.  8.  delle  fue  Profezie. 

Anche  gli  Egizj  concorfero  a  perfezionare  di  gran  lun- 
ga r  Architettura  ,  come  ci  vien  dimoffrato  tanto  dalla 
Sala  Egiziana  defcritta  da  Vicruvio  nel  Lib.  6.  cap.  6. , 
quanto  particolarmente  dalle  loro  ftapende  piramidi  ,  che 
fi  tennero  per  niiracolofe  :  la  defcrizione  di  quelle  fi  paò 
vedere  in  Tebenot,  Pietro  della  Valle,  ed  altri. 

Dagli  Egizj  pafsò  a' Greci  l'architettonica  coltura,  e  più 
ornata  fior\  in  Grecia  ,  come  abbaftanza  ne  fanno  teffimo- 
gio  gli  Ordini,  Dorico,  Jonico,  e  Corintio  ,  che  da'  Greci 


trag- 


Proemio  5 

traasono  rorialne  .  Scgoriosata  la  Grecia  i  Romani  tra  1« 


00 


J-UiC   .     Ul^ggiU^ 


altre  fpoglie  feco  trasferirono  a  Roma  anche  l'Architettu- 
ra; quanta  fofìe  la  di  lei  magnificenza  Io  dichiarano  le  re- 
liquie degli  edificj  che  tutt'ora  avanzano.- 

Sotto  Auguiio  confegui  gran  perfezione  ;  Tiberio  la  tra- 
fcurò,  ficcome  fece  dell'altre  arti;  Nerone, benché  immerfo 
in  molti  vizj  ,  ritenne  cerca  parcicobr  cupidigia  di  coftruir 
fabbriche  ,  nelle  quali  però  più  dal  ludo  ,  ch^  dalla  veri 
magnificenza  fu  dominato:  cotal  lulTo  poi  crebbe  a  legno, 
che  Plinio  a' fuoi  tempi  fi  doIfe,che  anche  i  pavimenti  II 
coprilVero  di  preziofi  marmi .  Sotto  Trajano  fiori  Apollodo- 
ro  Architetto  ,  che  perciò  fi  acquiilò  la  grazia  di  quello 
Imperatore:  egli  erelfe  la  Colonna  Trajana,  che  tutt'ora 
in  Roma  fi  vede  nel  Foro  volgarmente  chiamato  Piaz-ia 
Colonna.  In  queRo  tempo  l'Architettura  andò  declinando, 
e  benché  la  cura  ,  e  magnificenza  d'  Aleflfiindro  Severo  al- 
quanto la  follenefle,  indi  nuUadimeno  peggiorò,  e  finalmen- 
te coU'Impero  Romano  refiò  come  eltinta,  nel  quale  Ilato- 
giacque  quafi  per  dodici  fecoli . 

Quinto.  Sotto  di  Coftantino  Imperatore,  dopo  che  Roma 
ebbe  ecceduto  ogni  maniera  nell' alzar  Teatri  ,  Anfiteatri  , 
Naumacchie,  Circhi,  Archi  trionfali,  Terme,  ed  altri  ma- 
gnificentiflimi  edificj  ,  la  Romana  Architettura  ritornò  in 
Grecia,  cioè  in  Coftantinopoli  ;  ma  ivi  cominciò,  per  cosi 
dire  ,  a  donnefcamente  pulirfi  ,  e  adoperò  più  effeminati 
ornamenti, che  appunto  convenivano  agli  effeminati  coltuml 
di  que' tempi:  il  qual  depravato  colto  d'Architettura  anche 
in  Roma  penetrò,  come  lo  dimodrano  l'Arco  di  Coftanti- 
no,  ed  il  Portico  di  Lucio  Settimio  Severo,  e  Marco  Au- 
relio Antonino  fabbricato  da' Banchieri,  e  Mercanti  de'buoj, 
come  riferifce  Serlio  lib.   3.  Delle  Antichità. 

Serto.  Inondando  i  Goti,  e  i  Vandali  dall' ultimo  Setten- 
trione l'Italia,  e  Roma  quafi  affatto  diftrutta  ,fotto  le  di  cui 
rovine  reltò  fepolta  la  vera  ,  e  fchietta  Architettura  ,  ei 
in  fua  vece  fuccedette  l'Architettura  Gotica ,  folida  in  ve- 
ro,, e  molto  ornata,  ma  di  gurto  cattivo.  Quella,  vigoreg- 
giò 


6  Elementi  (T  Architettura  Civile. 

glò  fino  al  quinrodecimo  fecolo  ,  nel  quale  gli  Architetti 
Italiani  mafììmamente ,  dalle  rimafte  reliquie  de'  Romàni 
edificj, richiamarono  le  buone  regole,  e  proporzioni  dell'Ar- 
chitettura . 

Il  primo,  che  in  quefta  fatica  merita  particolar  lode,  e 
che  quafi  nuovo  inventore  dell'  Architettura  chiamar  fi 
può,  fu  Donato  Bramante  da  Urbino  (i),  le  di  cui  infi- 
gni  brutture  fi  veggono  in  molti  luoghi  d'Italia,  ed  a  cui 
Brefcia  ,  come  fi  crede  ,  è  debitrice  del  Palazzo  PubbHco 
della  CittL  A  queRo  altri  fuccedettero,  cioè  Leon  Battifia 
Alberti  Fiorentino  (2)  ,  il  quale  nell' anno  1512.  diede  alla, 
luce  in  idioma  latino  dieci  libri  d'Architettura  con  animo 
di  fuperare  Vitruvio,  però  con  vano  sforzo;,  e  benché  la  di 
lui  opera  contenga  molte  cofe  degne  di  lode  ,  e  degne  di 
iaperfi,  nientedimeno  nella  fpiegazione  degli  Ordini  è  man- 
cante, ed  imperfetta. 

Sebaftiano  Serlio  (3)   fcrilfe    fette    libri    d' Architettura  ^ 
è  nell'anno  1551.  diede  al  pubblico  i  primi    cinque,   che- 
trattano  degli  Ordini,  e  nei  quali  efattamente  fegue  le  re- 
gole di  Vitruvio  ;  il  fettimo  lo  pubblicò  nell'anno   155^.;, 
il  fefto  dove  difcorre  de' privati  edificj  è  rariffimo  (4). 

Andrea  Palladio  Vicentino  (5)  raccolfe  in  quattro  libri 
nell'anno  1575.  in  lingua  Italiana  le  particolari  regole  d'Ar- 
chitettura ,  adducendo  efempj  di  edificj    d'  ogni  genere. 

Al  Palladio  fuccedette  Vincenzo  Scamozzi  (<5),  che  nell'an- 
no 

(i)  Nacque  nel  1444. ,  morì  nel  1514.  in  età  d'anni  70.  fcrifle  molti  libri  d'Ar- 
chitettura :  ma  fono  reftati  inediti. 

(2)  Nato  in  Firenze  circa  il  fine  del  fecolo  1400.  o  fai  principio  del  feguente,. 
e  morì  intorno  al  1480. 

(j)  Sebaftiano  Serlio  Bolognefe  fioriva  nel  154^. 

(  4  )  In  fatti  ^  rariflìmo ,  perche  fi  conta  una  foia-  edizione  del  f584.  in  Vene* 
zia  prefTo  Francefco  de' Franceichi . 

(  5  )  Il  Palladio  nacque  in  Vicenza  l'ultimo  di  Novembre  del  150?.,  e  morì  in 
fui  Pa'tia  li  ip.  d'AgoiTo  del  1580.  I  fuoi  qusttto  Libri  d'Architettura 
fono  ftiri  tradotti  in  diverfe  Lingue. 

(6)  Lo  Scamozzi  fu  difcepolo  del  Palladio,  nacque  in  Vicenza,  e  morì  in  Ve- 
nezii  li  4.  d'Agoflo  del  1616.  Quefio  Autore  nella  prima  edieione  non 
diede  forfè  alla  luce  tutti  i  dieci  libri  ;  ma  alcuni  reftaiono  MSS.  In  QL- 
landa  però,  fi  trova  l'opera  compita. 


Proemia ,  7 

no  1515.  a  fue  fpefe  ftarapò  un'  opera  ,  intitolata  >  Icìea  dell' 
uirchitettura  univerfale. 

Finalmente  ,  per  lafciare  gli  altri ,  è  affai  commendabi- 
le Jacopo  Barozzio  da  Vignola  (i)  j  per  le  fue  regole  de' 
cinque  Ordini  d'Architettura,  che  furono  poi  trafportate  ia 
Francefe,  e  con  molte  aggiunte  illuftrate  dal  Davilero  nel- 
la fua  egregia  opera  intitolata,  Cours  d Architeciure  &c. 

Settimo.  Tra  gli  antichi,  il  primo  de' Greci  che  fcriffe 
d'Architettura,  fu  Agatarco  Ateniefe  ,  poi  Democrito,  e 
Teofraflo,  l'opere  dei  quali  fono  perite.  Tra  i  Latini  fcrif- 
feio  d'Architettura  Fufizio,  Terenzio,  Varrone,  Publio  Set- 
timio,Rufo  ,  ed  Epafrodio;  il  folo  però  cIt£  intiero,  o  quafi 
intiero  a  noi  pervenne  fu  Marco  Vitruvio  Pollione  Romano, 
benché  in  quel  medcfimo  tempo, per  teRimonio  di  Vegezio, 
fi  numeraffero  in  Roma  fettecento  Architetti  .  Vitruvio  ci 
lafciò  dieci  libri  d'Architettura,  però  in  qualche  parte  man- 
£anti.  Egli  tuttoché  fcriveffe  al  tempo  d'Augufto,  cui  de- 
dicò l'opera  fua  ifleffa ,  fcriffe  con  tal  ofcurita  di  ftile,  che 
Leon  Battila  Alberti  non  dubitò  d'affermare  che  Vitruvio 
abbia  fcritto  ai  Greci  in  Latino  ,  ed  ai  Latini  in  Greco  . 
Inoltre  abbenchè  proponga  ottimi  precetti  ,  non  ha  però 
buon  metodo,  ed  è  confufo.  Finalmente  ia  di  lui  dottrina 
degli  Ordini  è  mancante,  ed  imperfetta.  Daniel  Barbaro  (2), 
Filandro  ,  Salmafio ,  Guahero  ,  Rivio  ec,  illuftrarono  con 
egregi  commentar)  Vitruvio  ,  ma  tutti  furono  fuperati  da 
Claudio  Peralto  nell'opera  che  intitolò,  X^j  ^/'x  livresdAr' 
cbheHure  de  Vitmve  par  M.  Perauh .  Merita  gran  lode  an- 
che il  Leffico  Vitruviano  di  Bernardino  Baldo  (3),  dove 
dichiara  il  fignificato  delle  parole  di  Vitruvio,  il  quale  poi 
<ie  Laed  ampliò. 

Ottavo.  Nonoftantechè  tanto  i  Greci,  quanto  ì  Romani 
abbiano  molto  promoffa  l'Architettura  ,  le  leggi  tutte  pe- 
lò,  e   le  proporzioni  derivarono  dal  Tempio  di  Gerofoli- 

ma; 

(!i  )  Nacque  in  Vignola  nel  1507.  raorì  nel  157?- 
(  2)  Il  Barbaro  nacque  in  Venezia  nel  15  ij.  morì  nel  1570. 
^3)  Il  Baldi  nacque  in  Urbino  nel  issj.  morì  nel  1617.  oltre  il  Leflìco  fcrif- 
fe molte  altre  opere. 


6  Elemetìtt  i Architettura  Civile, 

ma/  e  quell'edifizio  tener  fi  deve  come  origine  della  vera 
e  perfetta  Architettura,  ficcome  difFufamente,  e  chiaramen- 
te dimoftra  il  P.  Giovan  Battifta  Villalpando  nella  fua  fpie- 
gazione  delia  vifione  d'  Ezechiello  Tom.  2.  parte  2.  Lib. 
Kagogìco  2.  cap.  12.,  nella  qual' opera  confumò  in  compa- 
gnia del  P.  Prado  venti  anni,  ed  efpofe  con  indicibil  fati- 
ca in  difegni  elegantiflìmi  l'Architettura  del  Tempio  Gero- 
folimitano  cavata  dal  Sagro  Tefto.  Anzi  lo  fteflb  Villalpando 
pretende  che  i  Fenicj  ifteffi,  dell' opera  dei  quali  fi  prevalfe 
Salomone  nella  Fabbrica  del  Tempio,  apprendeifero  le  rego- 
le della  più  accurata  ,  ed  elegante  Architettura  dalle  idee 
da  Dio  iilefTo  a  Davidde  comunicate  ,  e  quelle  dipoi  paffaf- 
l'ero  agli  Egizj  ,  da  quelli  ai  Greci  ,  e  dai  Greci  final- 
mente ai  Romani  .  Ma  di  ciò  abbaftanza  fi  è  detto. 

Perchè  poi  in  qualfivoglia  edificio  particolarmente  tre  co- 
fe  fi  devono  procurare, /étwczs^,  o  yò//fl'//^i,  acciocché  non 
vada  a  pericolo  di  rovinare,  e  lungamente  fi  confervi  ;  co- 
tnodità  ^  o  utilità^  perciocché  ferva  a  quegli  ufi,  ai  quali 
vien  desinato  ;  finalmente  belle-z.7:a  ,  o  venufìà  ,  acciocché 
piaccia  agli  occhi  dei  riguardanti  .  Quindi  dividerò  in  tre 
Parti  cotefto  Trattato:  nella  prima  delle  quali,  che  tratterà 
della  fermezza  ,  fi  parlerà  non  folo  del  modo  ,  con  cui  la 
rnateria  donde  fi  compongono  gli  edificj  debbafi  connette- 
re, e  difporre;  ma  fi  verfera  anche  intorno  alla  fcielta  dell' 
iftefla  materia:  nella  feconda  delia  comoda  difiribuzione  del- 
le parti  dell'edificio,  e  de'fuoi  afpetti  :  nella  terza  fi  par- 
lerà degli  Ordini  che  formano  T  ornato. 


PAR- 


9 

PARTE      PRIMA. 

Della  folidità,  o  fermezza  degli   Edificj. 

CAPO       PRIMO. 

Della  materia  ,  e  della  f delta  dì  qitefla, 

DEFINIZIONE     PRIM^. 

P Rimo.  Sotto  nome  dì  materia  s'intendono  tutte  quelle 
cofe,  colle  quali  fi  fogliono  coftruire  gli  edificj,  come 
legni,  pietre,  terra  cotta,  o  mattoni,  ec. 

Scolio. 

2.  La  princIpal  cofa  ,  che  in  quefto  cafo  fi  deve  avver- 
tire fi  è ,  che  Tempre  fi  prepari  neceflariamente  tutta  la 
quantità  di  materia  ,  e  di  danaro  avanti  di  accingerfi  a 
qualche  ftruttura  ;  imperciocché  fé  or  1'  una  ,  or  i'  altro 
manchi ,  anche  o  l'una,o  l'altra  parte  della  fabbrica  iftef- 
fa  è  neceflario  in  diverfi  tempi  fi  compia;  dal  che  ne  na- 
fce  che  l'una  parte  più  prefto  dell'altra  fi  fecchi,  ed  indi 
inegualmente  fi  raflbdi ,  e  perciò  le  pareti  fi  fendano  ,  e 
s'increfpino. 

Dei  legni,  e  della  loro  fcielta. 

Proposizione    Prima. 

Problema, 

3.  Determinare  gli  alberi,  che  abbifognano  per  cofirulre 
gli  edificj  ,  e  indicare    le  loro  qualità  o  vizj. 

Rifoluzione. 

Da  Vitruvio  lib.  2.  cap.  p.  fi  cava,  che  T  Abete  non  è  pon- 

derofo,e  per  di  lui  natura  difficilmente  fi  piega  fotto  il  pefo,  e 

nelle  travature  rimane  diritto; ma  facilmente  riceve  il  fuoco, 

ed  è  ripieno  di  trementina,  dalla  quale  vien  guafto,  e  corrotto. 

b  La 


10  Elemenù  ^Architettura  Civile. 

La  Quercia  ,  o  Rovere  dura  eternamente  fotto  terra  ,  ^ 
nell'acque  diventa  quafi  della  natura  delle  pietre  ,  ma  pe^ 
l'ordinario  fuor  di  terra,  e  d'acqua  fi  torce,  ed  il  lavoro 
in   cui  s'  impiega  fi  fende. 

11  Nefpolo  è  di  grande  utilità  nelle  fabbriche  ,  ma  dal 
troppo  umore  fi  corrompe. 

La  Pioppa  bianca,  e  nera,  il  Salice,  il  Tiglio,  e  Sirmo 
fono  molto  utili  per  le  fcolture,  s'i  per  la  bianchezza,  co- 
ane  pure  per  la  tenerezza  temperata  da  certa  confidenza.. 

L'Alno  nei  luoghi  palufiri  tra  i  fondamenti  degli  edifi- 
cj  è  eterno ,  e  foffre  fenza  danno  psfi  immenfi  ;  ma  poi 
fuori  di  terra  non  dura  lungo  tempo. 

L'Olmo,  e  il  Frafiìno  fotto  il  pefo  prefio  fi  piegano,  e 
invecchiandofi,  divengono  aridi,  e  più  duri,  e  allora  nelle 
comraiflure,  e  concatenazioni,  poflbno  ottimamente  fervire. 

Il  Carpino  non  è  fragile,  ed  è  molto  trattabile. 

Il  Cipreffo,  ed  il  Pino  fogliono  piegarfi,ma  invecchiati 
fi  confervano  fenza  vizio,  e  per  l'acrimonia  del  fucco  fono 
efenti  dal  tarlo,  e  da  altri  fimili  infetti. 

Il  Cedro,  ed  il  Ginepro  hanno  le  medefime  utilità. 

Il  Larice  non  fi  corrompe  né  dalia  tignuola,  né  dal  tarloi 
inoltre  non  è  facilmente  foggetto  al  fuoco,  ma  lentamente 
s  abbraccia . 

A  quelli  legni  rammemorati  da  Vltruvio  nel  luogo  fo* 
praccitato  s'aggiungono  primieramente,  come  dal  medefimo 
Vitruvio  Lib.  I.  cap. 5.,le  taglie  oleaginofe,  ovvero  travicel- 
li fottili  d'  Oliva  ,  coi  quali  egli  vuole  fi  congiungano  le 
une,  e  le  altre  fronti  dei  muri.  In  fecondo  luogo, i  legni 
più  recentemente  conofciuti,  cioè  il  legno  del  Brafile,  l'E- 
bano ,  il  Serpentino  ,  ed  altri  delle  Indie  molto  duri  ,  ca- 
paci di  qualunque  lavoro,  ed  atti  a  formarne  tavolati  peri 
gradi  delle  fcale,  e  per  tornire,  e  fcolpire  altri  utenfili  più 
•fqui(iti  ec.  Terzo,  il  Cedro  grande  del  monte  Libano,  che 
quafi  folo  fu  adoprato  nella  coftruzione  del  Tempio  Gero- 
folimitano  ,  e  che  nafce  fuUe  rupi  ,  e  fmifuratamente  cre- 
ice  in  altezza,  e  groffezza,  di  maniera  che  feì,o  fette  uo- 
mini 


Fané  Fuma.  TX 

mini  appena  poOono  abbracciarne  il  tronco,  intorno  al  quaf 
particolare  fi  può  vedere  Cabreo  nella  Defcrizione  delle  piafi- 
/^  (i).  Quarto,  un  certo  fimil  genere  d'alberi, che  nel  Re- 
gno della  China  ,  e  del  Giapone  fi  ufa  anche  oggidì  nel 
fabbricare  i  Palazzi  Reali.  Quinto,  certi  altri  alberi,  dei 
quali  tratta  Chambers  nel  Tuo  Dizionario  univerfale  alla 
parola:   Legname  da  Fabbrica. 

Scolio  Primo.. 

4.  Confiderate  tutte  qaede  cofe  ;  la  Quercia  è  tra  tutti 
gli  alberi  l'ottima,  che  fi  pofla  impiegare  negli  edificj.  In 
paflfato  la  Caftagna  molto  s'adoprava  nelle  gran  fabbriche,- 
non  eflendo  peranche  conofcluta  la  bontà  della  Quercia  ;  ma 
già  da  due  fecoli  s'abbandonò  l'ufo  delia  ca(lagna,nè  fen- 
za  ragione,  perchè  facilmente  fi  fende^ed  è  foggetta  a  cor- 
romperfi  ,  quando  fi  pone  nei  muri  ;  dal  che  ne  nafce,che 
i  travi  di  caftagna  fi  debbano  fpeffe  volte  mutare,  mentre 
al  contrario  quelli  di  quercia  durano  fettecento,  ed  anche  ot- 
tocento anni . 

Scollo  Secondo. 

5.  Gli  alberi  di  qualunque  fpecie  partecipano  Tempre  al'-- 
quanto    della    natura   del    iuolo    in    cui    nafcono   ;    quindi 
quelli  che  crefcono  in  luoghi  montuofi  ,  aridi  ,  pietrofi  ,  o- 
arenofi  fono  più  duri  ,   e   di    miglior    ufo   di   quelli  che  fi 
trovano  in  luoghi  baffi,  ed  acquofi  . 

Inoltre  quelli  che  fono  efpofti  al  meriggio  fi  tengono 
migliori  degli  altri  ;  imperocché  il  calor  del  Sole  molto 
conferifce  acciocché  diventino  più  duri,  più  alti,e  più  grof- 
fi  ,  oltre  il  contener  effi  poco  umor  graifo  ,  cioè  di  quella 
foftanza  ,  che  immediatamente  fta  fotto  la  corteccia  ,  ed  è 
più  tenera  del  rimanente  del  legno:  quefta  è  quella  foftan- 
za che  alimenta  gli  alberi  ,  ed  ogni  anno  nella  vegnente 
primavera  genera  nuovo  umore,  che  fino  alla  caduta  delle 
foglie  accrefce  ;  nell'  inverno  poi  s'  indura  ,  e  pafla  nella 
foftanza  del  legno  ;  ma  quefta  foftanza  medefima  più  tenera 

b  2  rende 

C.I  )  Stampata  in  Ginevra  del  1666.     Altra  edizione  flampata  pure  in  Gjnevra- 


A 


Il  E  tementi  ^Architettura  Civile  i 

rende  facilmente  gli  alberi  foggetti  a  corromperfi. 

Finalmente  gli  alberi,  che  crefcono  in  qualche  dlftanza^ 
tra  di  loro,  e  per  ciò  fono  p\h  efpofti  all' aria,  e  venti,  di 
quelli  che  forgono  nei  margini  delle  Selve  ;  per  l'ordina- 
rio fono  più  duri  ,  e  più  robufti  di  quelli  che  nafcono  ia 
luoghi  chiufi,  e  poco  penetrati  dai  venti. 

Proposizione  Seconda. 

Problema. 

6.  Spiegai  in  qual  maniera  ,  ed  in  quat  tempo  Q  del>^ 
bano  tagliare  i  legni. 

Rifoluzionc,  e  Dimoflrrazione. 

Poiché  fi  deve  aver  particolar  diligenza  nel  trovar  legni 
che  non  fiano  foggetti  alla  corruzione  ,  e  che  quanto  fia 
poflTibik  fiano  molto  fecchi  y  e  fenza  umore,  che  paticolar- 
niente  li  difponga  a  corromperfi;  quindi 

Primieramente  fi  taglino  al  principio  dell*  autunno  [  fe- 
condo il  parer  di  Vitruvio  al  citato  luogo  ]  fino  a  mezza, 
midolla  ;  o  fi  feghino  all'  incirca  fino  quafi  ali'  ultima  pe- 
riferia del  midollo. 

In  fecondo  luogo  dalla  met^  di  Dicembre  fino  a  mez^ 
zo  Febbrajo  fi  gettino  a  terra . 

Terzo  ,  fé  così  torni  comodo  , [quando  fi  fa  il  primo  ta-^ 
glio  ,  fi  recidano  anche  i  rami  ,   e  la  fommitk   della  cica- 
trice fi  copra  di  loto  ,   o  fango  ,  come   perfuade  1'  Alberti 
lib.  2.  cap.  4. 

Gonciofiiachè  in  quella  guifa  dal  taglio  fatto  fotto  il  prin- 
cipio d'autunno  l'umore  va  ftillando  fino  alla  met^  di  Di- 
cembre y  né  nuovo  umore  dalla  terra  afcende  nel  tronco  , 
e  la  terra  eifendo  gik  priva  di  calore,  l'umore  fi  congela. 

Si  atterrano  gli  alberi  dal  mezzo  Dicembre  a  mezzo 
Febbraio,  perchè  dopo  quefto  tempo,  il  Sole  ritornando 
all'Equatore,  le  radici  degli  alberi  cominciano  a  ricever 
umore  dalla  terra  ;  fono  dunque  da  atterrarfi  avanti  che 
^.uova  mente  fi  riempiano  d' umore j  e  di  fuoco. 


'Parte  Prima»  Ij 

Finalmente  anche  la  recifiofle  dei|  rami  è  vantaggiofa  , 
perchè  gli  alberi  non  folo  fucchiano  1'  umore  dalla  terra  , 
ma  altresì  per  le  foglie ,  e  fcorza  ,  bevono  la  pioggia  ,  e 
la  ruggiada  ,  e  attraggono  i  vapori  dall'aria. 

Scolio  Primo. 

7.  Nel  tagliar  gli  alberi  fi  dee  riflettere  alla  loro  età  ; 
imperciocché  non  devono  eflere  ne  troppo  teneri ,  perchè 
non  fono  peranche  arrivati  alla  con venevol  durezza, né  trop- 
po vecchj  ,  perchè  allora  men  durano  :  ef.  gr.  la  (guercia 
non  fi  dee  tagliare  né  avanti  il  feflagefimo  anno  di  fua  età, 
né  dopo  il  ducentefimo  ,  ma  circa  l'anno  centefimo,  nella 
qual  età  è  piti  robufta,  e  più  confidente  r 

Scolio  Secondo  ► 

8.  V'ha  chi  dice,  che  nel  tagliar  gli  alberi,  fa  meftieri 
tagliarli  in  Luna  calante  ;  anzi  prefcrive  tagliar  gli  albe- 
ri calando  la  Luna  ;  ma  quello  è  un  antico  pregiudizio  , 
perciocché  niente  abbadandofi  alla  Luna  fi  taglino  pure^  i 
legni  per  tutto  l'inverno^  che  faranno  dell' iftelfa  bontà,  e 
ciò  afferma  Gautier,.  nel  fuo  Trattato  Francefe  intorno  ai 
Ponti  ,  d'  aver  egli  imparato  per  propria  fperienza  ,  men- 
tre abitava  nei  Monti  Pirenei  ;  Sturmio  piuttofto  ci  avvi- 
fa,  efler  cofa  molto  fpediente ,  che  fi  afpetti  1' etk  dellai 
Luna  calante  ad  evitare  le  calunnie  dei  malevoli. 

Proposizione  Terza» 

Problema, 

51.  Far  feccare  i  legni  tagliati. 

Rifoluzione. 

Primieramente;  in  qualche  maniera  fpogliati  della  cortec»- 
eia ,  fi  raflettino  in  un  luogo  fecco,  di  modo  che  però  non 
tocchino  il  terreno ,  acciocché  dalla  terra  non  contraggano 
umidita. 

Secondo;  fi  difendano  al  difopra  dalla  pioggia,  e  dal  ca- 
ior  del  Sole  coprendoli  ,  perciocché  le  pioggie  ritardano 
ii  feccare;,  efpofti  i  legtii  al  Sole  fi  fendono , perchè  allora; 

ÌOi. 


14  Elementi  d' Architettura  Civile. 

la  polpa,  o  vena  efteriore  più  preflo  fi  fecca  della  midol- 
la interna. 

Terzo;  l'aria  da  ogni  parte  abbia  libero  l'acceffo, accioc- 
ché dai  venti ,  e  dall'  ingreflb  di  nuova  aria  vengano  dif- 
fipati  i  vapori  che  efcono  dai  legni. 

Quarto  ;  cos'i  i  legni  fi  confervino  fino  al  terzo  anno  ,. 
particolarmente  quelli  deftinati  per  formarne  porte  ,  fina- 
ftre  ed  altri  fomiglianti  lavori. 

Proposizione   Quarta.. 

Problema. 

IO.  I  legni   che   fi   fcielgono  per   fabbricare  ,   efaminare: 
fé  fiano  convenienti . 

Rifokizione, 

Poiché  il  più  delle   volte  coloro  che  intraprendono  qual- 
che edificio,  comprano  i  legni  già  tagliati,  è  neceffario  avan- 
ti d'impiegarli,  olfervare  in  che  fiano  offefi  ,  per  deftinarli 
folo   a'  quegli  ufi  ,   ai   quali   meno  incomodamele  poifano- 
fervi  re  . 

In  primo  luogo,  per  conofcer  la  qualità  del  legno, fopra 
l'edremiià  d'un  tronco  fi  fparga  un  pò  d'olio  d'Oliva  te- 
pido; fé  l'Albero  è  nato  in  luogo  paluftre  foglio  divente- 
rk  roffeggiante  per  l'acrimonia  del  fale;  fé  è  nato  in  un  ter- 
reno pìngue,  e  in  tempo  che  abbonda  di  fucco  jfoffe  taglia- 
to, foglio  egualmente  non  farà  aflbrbito  ,  ma  qualche  di 
lui  parte  s'  attaccherà  d' intorno  al  margine  .  Al  contrario 
fé  da  un  fondo  fecco,  e  nel  dovuto  tempo  fia  flato  recifo,, 
l'oglio  affatto  verrà  afforbito,  e  difeccato. 

Ufate  quefle  diligenze,  è  da  avvertirfi,  che  un  legno  na- 
to in  luoghi  paludofi  non  s'impieghi  in  fabbriche  di  luoghi 
umidi,  o  alle  pioggia  efpodi,  perchè  prefto  marcifce,  nem- 
meno in  luoghi  percofli  dal  Sole,  perchè  con  facilita  ^\  fende,. 

Secondo.  Non  di  rado  accade,  che  dopo  anche  fquadrati 
i  legni,  e  puliti  fembrino  fani  mentre  nell'interno  flarh  na-- 
ic.ofta  qualche  imperfezione  j  che  fi  fcoprirà  in  quella  gui- 


Parte  Frimai  J5 

fa .  Percuoti  col  martello  una  tefta  del  legno  ,  e  fa  che  un 
altro  intanto  ponga  X  orecchio  all'  altro  capo  ,  fé  egli  fen- 
tira  uno  (trepito  ottufo  ,  ed  interrotto  ,  quefto  farh  indizio 
d'interior  diffetto;  al  contrario' fé  fentira  un  fuono  chiaro, 
e  netto,  il  legno  farà  fano. 

Scolio. 

1 1.  Molte  cofe  inoltre  fi  dovrebbero  ofTervare  intorno  all' 
ufo  dai  legnami  nelle  fabbriche  ;  ma  badi  non  tralafciare 
le  tre  che  fieguono. 

La  prima  ,  che  ai  legni  ridotti  anche  in  quella  figura 
che  fi  voglia,  affatto  fé  gli  levi  tutto  l'umor  graffo  attac- 
cato, perciocché  quefta  folhnza  molto  li  difpone  a  corromperfi. 

L'  altra  ,  che  i  legni  fani  non  fi  mettano  vicini  ai  dif- 
fettofi  ,  perchè  dalla  fperienza  vien  dimofitato,  che  i  fani 
dentro  un  dato  tempo  contraggono  i  medefimi  diffetti  per  noa 
fo  qual  infezione. 

La  terza,  che  i  legni  ,  e  qualfivoglia  altra  materia  che 
facilmente  s'  accende  ,  non  fi  adoprino  negli  edificj  .  Per 
ja  jcui  ragione,  le  Volte  fono  da  preferij-fi  ai  Soffitti. 

Delle  Pietre  .f   e  della  loro  f delta  . 

Proposizione  (Quinta, 

Problema. 

12.  Indagare  le  qualità  delle  pietre. 

Rifoluzione,  e  Dimoftrazione. 

Le  pietre  devono  avere  quefte  prerogative. 

Primo.  Che  refiftano  alla  fermezza,  e  durezza  dei  fovrap» 
polli  pefi,  e  fiano  atte  a  reggerli. 

Secondo  ,  Che  né  dal  freddo ,  né  dal  calore  vengano 
ofFefe  . 

Terzo.  Che  non  fi  corrodano,  o  fi  fciolgano  dall'umidità 
dell'aria,  o  dalla  falfuggine  del  mare. 

La  loro  durezza  primieramente  fi  fcopre  con  percoter- 
le ,  imperocché  fé  refiftano  a  forti  percoffe  ,  faranno  di 

con- 


i6  Elementi  (f  Architettura  Civile, 

conveniente  durezza  ;  quefta  poi  non  deve  efler  tanta  che 
non  ceda  al  ferro  del  Tagliapietra  ,  perchè  tali  qualitk  di 
pietre  fono  intrattabili . 

Secondo  .  Se  poffano  reggere  al  fuoco  ,  fi  ricaverà  , 
gettando  un  qualche  loro  frammento  nel  fuoco  , ed  allo  ftef- 
fo  più  a  lungo  refiftano  . 

Terzo.  Si  vedr'a  fé  ripugnino  al  freddo,  ed  alle  altre  in- 
clemenze dell'aria,  lafciandole  per  tre  anni  in  luoghi  aper- 
ti, o  come  l'Alberti  animonifce ,  fé  s'immerga  un  qual- 
che loro  frammento  nell'acqua  forte,  o  comune,  indi  pre- 
parata una  rete  di  filo  di  ferro  fi  ftropicci,  né  lafci  alcun 
legno  di  fango;  ma  fé  verfata  l'acqua  fi  troverà  la  pietra 
di  maggior  pefo,  allora  facilmente  verrà  otfefa  dall'  umido,  il 
che  dimodra  avere  i  pori  rilafciati ,  e  penetrabili  dall'  umore. 

Scolio. 

13.  Le  pietre  fi  poffbno  richiamare  a  due  generi;  a  pie- 
tre foflili  ,  cioè  di  cava  tagliate  in  forma  di  paralellepipe- 
do  ,  ed  ai  rottami  di  pietre:  le  prime  fono  ellratte  dalle 
cave,  di  varia  mifura,  fecondo  l'ufo  diverfo  deipaefi,edi- 
verfa  condizione  delle  opere, nelle  quali  fi  devono  adoperare: 
da  Vitruvio  lib.  I.  cap.  5.  fi  chiamano  pietre  quadre, perchè 
appreffo  i  Romani  la  loro  bafe  era  quadrata  :  i  rottami 
poi  fono  pietre  rozze,  ed  informi  di  varia  grandezza,  e  fi- 
gura, che  frammenti  piuttofto  fi  dicono,  i  quali  non  poten- 
doli efattamente  congiungere,  rendono  le  ftrutture  deboli; 
nel  fabbricare  però  i  fondamenti  non  di  rado  fervono  otti- 
mamente. 

Proposizione  Sesta. 

Problema. 

14.  In  qual  tempo  debbano  eftraerfi  le  pietre  dalle  mi- 
niere, o  petraje,e  quanto  tempo  confervar  fi  debbano  avan- 
ti di  metterle  in  opera  . 

Rifoluzlone. 
Primieramente  fi  cavino  dalle  miniere  l'Eftate. 

Secon- 


Tane  Prima.  tj 

Secondo.  Non  fi  devono  impiegare  toflo  cavate,  ma  con- 
fervarle  per  alcun  tempo,  ef.  gr.  per  due,  o  tre  anni. 

La  ragione  del  primo  avvertimento  fi  è  ,  perchè  allor- 
quando le  pietre  fi  eftraggono  dalle  miniere  ,  fono  piene 
d'umore:  quefto  in  tempo  d'inverno  s'agghiaccia,  fi  dila- 
ta, e  fcioglie  il  legame  delle  parti,  perciò  non  fi  debbono 
cavar  nell'inverno;  ma  effendo  quell'umore  in  tempo  d'efia- 
te  difiipato  dal  calore,  quindi  le  pietre  più  preflo  fi  fecca- 
no,  e  più  facilmente  fi  raflbdano. 

La  ragione  del  fecondo  avvifo  coincide  col  primo:  fi  dee 
permettere  alcun  tempo  alle  pietre,  s'i  perchè  vieppiù  fi  con- 
folidino,  diiTipandofi  l'umore,  si  perchè  fi  manifellino  i  di- 
fetti, fé  ve  ne  fiano. 

Scolio. 

15.  Gian-Criftoforo  Sturmio  nella  Matematica  Giovatìile  ^  al 
trattato  d Architettura  civile ■fìn^^^'adL^cho.  i  fafli,e  fingolar- 
mente  i  marmi,  più  eccellenti  fi  trovano,  quanto  più  pro- 
fondo dalla  terra  fi  cavano  ,  ma  al  contrario  Belidor  nella 
fua  Opera  de  la  Scie/tee  des  Ingenieurs  lib.  3.  cap.  I.  affer- 
ma ,  che  le  pietre  ,  generalmente  parlando  ,  che  fi  cavano 
da  poca  profondita  fono  più  folide,  di  quelle  che  fi  eftrag- 
gono dal  fondo  delle  petraje  ,  e  quefto  efler  fiato  ufo  degli 
antichi,  i  quali  per  dar  maggior  fermezza  ai  loro  edificj  d 
fervi  vano  delle  pietre  ,  che  dai  ftrati  fuperiori  delle  cave 
eftraevano.  Forfè  l'uno  e  l'altro  avera  la  fua  ragione,  fe- 
condo le  circoftanze  diverfe.  Se  fi  tratti  del  marmo  fi  fie- 
gua  l'opinione  di  Sturmio,  fé  poi  delle  altre  pietre  fi  fie- 
gua  Belidoro . 

Dei  Mattoni^  0  Terra  cotta. 
DEFINIZIONE    SECONDA. 

16.  I  mattoni,  0  terra  cotta  fono  due  nomi ,  che  oggidì 
fignificano  la  fteffa  cofa, cioè  quelle  pietre  artificiali,  che  di 
creta  fi  formano,  e  nelle  fornaci  fi  cuocono  col  fuoco,  che 

e  voi- 


i8  Elemeyit't  d Architettura  Civile, 

volgarmente  mattoni  chiamiamo;  ai  tempi  fcorfi  vi  era  dì» 
verfita  tra  i  mattoni,  e  terra  cotta:  I  mattoni  fi  leccava- 
no folamente  al  Sole  per  due  anni,  e  preflb  i  Romani  era- 
no in  ufo;  la  terra  cotta  poi  al  fuoco  fi  faceva  cuocere. 

Proposizione  Settima. 

Problema.. 

17.  Formare  i  mattoni. 

Rifoluzione. 

Si  fcielga  in  primo  luogo  terra  graffa,  e  tenace,  di  co- 
lor bianchiccio,  o  cinericcio  chiaro  ,  che  non  abbia  faflet* 
ti,  né  ghiaja;ma  perchè  fi  trova  anche  terra  di  color  rof- 
fo,  la  quale  benché  non  fia  tra  le  ottime,  niente  di  meno 
può  fervire,non  avendo  riguardo  al  colore;  fi  potrà  quella 
terra  giudicar  opportuna  per  formar  mattoni, che  dopo  leg- 
gier  pioggia  fi  attacchi  in  notabile  quantità  alle  fcarpe,  né 
facilmente  fi  poflTa  fcuotere;  oppure  fé  maneggiata  colle  ma- 
ni, ed  impattata  difficilmente  fi  fepari . 

Secondo  .  La  terra  di  quefta  condizione  fi  maneggi  con 
una  zappa  ;  e  rilevato  poi  ,  che  fia  tutta  della  medefima 
bontà,  fi  afpetti  la  pioggia, della  quale  imbevuta,  e  bagna- 
ta, meglio  con  qualche  iftromento  di  nuovo  fi  mefcoli;  per 
qualche  tempo  fi  lafci  in  ripofo;  la  ftefla  operazione  fi  re- 
plichi quattro  ,  o  cinque  volte  .  Quefto  preparamento  di 
terra  desinata  per  far  i  mattoni  ,  fi  fuol  cominciare  nel 
mefe  di  Marzo,  ma  più  fpediente  farebbe  nel  tempo  d'in- 
verno, perciocché  il  gelo  moderato  molto  conferifce  a  ma- 
cerare la  terra. 

Terzo.  Preparata  la  terra,  e  macerata  s'impaftano  i  mat- 
toni ;  il  tempo  opportuno  è  il  mefe  di  Maggio,  e  Giugno; 
perchè  cos'i  hanno  ipazio  fufficiente  di  feccarfi  adagio,  avan- 
ti di  metterli  nelle  fornaci;  ma  più  a  lungo  non  deefi  dif- 
ferire ,  imperocché  fé  nel  colmo  dell'  eftate  fi  formaflero  i 
mattoni,  la  erotta  più  pretto  fi  feccherebbe  dell'interno,  e 
fi  fenderebbero  :  formandpli  in  fredda  ftagione  correrebbe  pe» 

rico- 


Parte  Prima.  ip 

rlcolo  ,  che  l' umore  nei  medafimi  fi  congelaffe  ;  e  dilaun- 
dofi  fi  fcioglierebbero:  ma  fé  la  neceflìta  obbligalTe  formar 
parte  dei  mattoni  in  tempo  d'eftate, quando  il  Sole  molto 
rifcalda,  o  nell'inverno, quando  il  freddo  è  rigido;  nel  pri- 
mo cafo  fi  coprano  di  ftrame,  o  paglie  bagnate,  nel  fecon- 
do fi  coprano  d'arena. 

Quarto .  Formati  come  fopra  i  mattoni  ,  fi  difendano 
dalle  pioggie,  e  dai  raggi  del  Sole  in  modo  però, che  all' 
aria  libera  efpofti  facilmente  fi  pofìTano  feccare. 

Quinto.  Abbaftanza  elfendo  fecchi  fi  cuocano  nella  fornace. 

Scolio. 

i8.  Goldmanno  lib.  i.  dell'  Architettura  cap.  15.  perfua- 
de ,  che  i  mattoni  cotti  la  prima  volta  fi  macerino  nell'ac- 
qua, e  di  nuovo  fi  cuocano,  il  che  certamente  farebbe  che 
i  mattoni  diveniffero  più  duri  delle  pietre,  ma  la  fpefa  trop- 
po farebbe  eccelfiva ,  mafllme  dove  folTe  penuria  di  legne. 

Proposizione  Ottava. 

Problema. 

ip.  Efamlnare  la  qualità  dei  mattoni. 

Rifoluzione. 

Primo.  I  mattoni  fono  di  buona  qualità,  quando  il  lo- 
ro colore  fii  d'  un  giallo  che  fi  avvicini  al  rofTo  pallido  ; 
quefto  mofira  effer  fatti  di  terra  graifa,  e  giutinofa,  poc'an- 
zi deferi  tta. 

Secondo.  Se  percoffi  con  un  baftoncello  di  legno,  o  di 
ferro,  o  anche  col  nodo  d'un  deto,  rendano  un  fuono  acu- 
to, è  fegno  che  fono  ben  cotti. 

Terzo.  Se  immerfi  nell'acqua,  e  da  quefta  efiratti  non 
mutino  colore,  moftrano  aver  i  pori  ftretti,  non  penetrabili 
dall'acqua,  e  perciò  fono  convenientemente  fodi . 

Quarto  .  L'  ottima  maniera  d'  efaminare  i  mattoni  è  di 
collocarli  fui  terreno  in  tempo  d'inverno,  e  di  lafciarli  ef- 
pofti  ai  geli;  quelli  che  refilteranno  al  gelo,  né  patiranno 
notabile  alterazione,  fi  potranno  ficuramenie  adoprare. 

e  2  DE- 


20  Elemeìitì  d'Architettura  Civile,. 

Della  Calce  ^  dell' Arena ,,  e    della  Malta. 
DEFINIZIONE    TERZ^. 

La  malta  è  una  mifcliianza  d'arena,  e  di  calcina  bagna- 
ta con  acqua  ,  infieme  impalate,  colla  quale  nelle  fabbriche 
tenacemente  fi  congiungono  le  pietre  ,  o  i  mattoni  ;  ferve 
poi  alle  ftabiliture  nella  fuperfìcie  edema  dei  muri. 

Proposizione  Nona» 

Problema. 

21.  Preparar  la  calcina. 

Rifoluzlone. 

Primo.  La  calcina  dee  efler  formata  di  pietre  durlffime, 
pefanti,  e  bianche;  la  miglior  di  tutte  è  quella,  che  fi  pre- 
para col  marmo. 

Secondo.  Le  pietre  dalle  cave  recentemente  eftratte  fono 
migliori  di  quelle  ,  che  lungo  tempo  avanti  foffero  confer- 
vaie;  inoltre  quelle  che  ^\  cavano  dalle  miniere  umide,  ed 
ombrofe,  fono  migliori  di  quelle  che  fomminiftrano  le  pe- 
traje  più  fecche. 

Terzo.  Le  felci,  chj  fi  trovano  nei  monti,  o  negli  al- 
vei dei  fiumi,  o  dei  torrenti;  fimilmente  certe  pietre  fpon- 
gofe  ,  né  molto  dure,  che  alle  volte  fi  trovano  nei  campi,, 
fanno  calce  bonilTima. 

Quarto.  Le  pietre, dalle  quali  fé  ne  può  formar  calcina  ^ 
avanti  di  metterle  nella  fornace,  fi  deono  rompere  con  maffe 
di  ferro,  acciocché  l'aria  rinchiufi  nelle  cavifa,  dilatata  pei' 
violenza  del  calore,  non  faccia  fcoppiar  le  pietre  con  nota- 
bile danno  della  fornace. 

Quinto.  L'Alberti,  ed  il  Palladio  infegnano,  che  la  cal- 
ce, perchè  fia  baftevolmenre  cotta,  debba  almeno  cuocerfi 
con  fuoco  gagliardiffimo  per  lo  fpazio  di  feflanta  ore. 

Sello  .  Il  carbon  follile  è  più  opportuno  della  legna  per 
cuocere  la  calcina;  si  perchè  la  cottura  più  prefio  i\  fa,s'i 

per- 


Parte  Prima,  2i 

perché  rende  la  calcina  più  pingue  ,  ed   ontuofa  ;    ma   nei 
noftri  paefi  non  fi  trova  tal  qualità  di  carbone. 

Scolio. 

22.  Si  fa  ancora  una  certa  calcina  di  conchiglie  di  ma- 
re, la  quale  benché  nelle  brutture  non  fia  inutile,  perchè 
però  non  relìfte  all'umido,  nelle  incroftature  ,  o  flabiliture 
efpofte  all'aria  non  è  a  propofito,  perchè  facilmente  fi  fcrofta. 

Proposizione  Decima. 

Problema. 

23.  Efaminare  la  calcina. 

Rifoluzione. 

Primo.  L'Alberti  dice,  ftffer  ottima  calce  quella,  che 
formata  fia  di  fallì,  la  cui  gravita  per  rapporto  alla  gravi- 
ta della  calcina  fia  come  tre  a  due  ;  fé  fia  bianca  ,  leggie- 
re, fonora  ;  fé  fpenta,  o  fia  bagnata  fi  attacchi  alle  fponde 
dell' colatojo. 

Secondo.  Il  Boechlero  dice,  fé,  mentre  fi  eftingue,  tra- 
mandi un  eopiofo  fumo. 

Terzo  .  Il  Dieufard  aggiunge ,  fé  vi  fia  bifogno  di  grati 
quantità  d'acqua  per  eflinguerla. 

Proposizione   Undecima. 

Problema . 

24.  Confervar  la  calcina  per  gli  ufi  occorrenti, 

Rifoluzione, 
La  maniera  per  l'ordinario  ufata  équefìa.  Primieramere- 
te  la  calce  porta  in  qualche  colatojo,  gettatavi  fopra  l'ac- 
qua, fi  ertingua,  Ci  mefcoli,  e  bene  fi  liempri ,  Si  avverta 
nel  gettarvi  l'acqua  che  non  fia  meno,o  più  di  quella  fé  le 
convenga  ,  perchè  nel  primo  cafo  la  calcina  fi  abbruccia  y 
nel  fecondo  troppo  fi  fcioglie,  e  liquefa:  quindi  è  fpedien- 
te  che  l'acqua  tutta  infieme  non  vi  fia  gettata  ,  ma  a  po- 
co a  poco  .. 

Secca- 


2  2  Elementi  iT Architettura  Civile. 

Secondo.  Per  un  forame  aperto  nel  fondo  del  colatojo  fi 
faccia  paflTare  in  una  fofla  di  fufficiente  grandezza  ,  fcavara 
nella  terra. 

Terzo,  Si  copra  la  fofla  con  arena  cos'i,  che  la  calce  dal 
troppo  calore  difefa  non  fi  fecchi  ,  ma  fi  confervi  umida 
fino  a  tanto  che  fi  voglia  adoprare  o  per  le  ftrutture  ,  o 
per  le  ftabiliture  . 

Filiberto  Delorme,  e  Boechlero  propongono  un'altra  ma- 
niera di  confervar  la  calcina,  maflime  fé  debba  confervarfi 
per  più  anni  ;  ed  è  quella: 

Primo.  S'introduca  nella  fofla  fopradetta  quella  quantità 
di  calce,  della  quale  fi  pofla  aver  bifogno. 

Secondo.  Vi  fi  getti  fopra  da  ogni  parte  egualmente  l'a- 
rena, all'altezza  di  due,  o  tre  piedi. 

Terzo.  S'infonda  fopra  l'arena  una  fufficiente  copia  d'ac- 
qua cosi  ,  che  la  calce  di  quella  imbevuta  pofla  eftinguer- 
fi,  e  fcioglierfi;  imperocché  fé  non  vi  fi  gettafle  fufiìciente 
quantità  d'acqua,  allora  la  calcina  per  mancanza  d'umore, 
dopo  fcaldata,  fi  ridurrebbe  in  polvere. 

Quarto.  Se  l'arena  in  qualche  luogo  venga  a  mancare  , 
e  lafci  al  fumo  che  afcende  libera  1'  ufcita  ,  fubito  fi  rico- 
pra bene  l'apertura. 

In  quello  modo  la  calcina  fra  due  ,    o    tre  anni  diverrà. 
^.  pingue, e  glutinofa,  come  il  formaggio,  di  modo  che  gì'  iftro- 

i  menti  coi  quali  fi  dovrà    mefcolarla   difficilmente   po:ranno 

efler  tratti  fuori,  Quella  calce  è  ottima  non  folo  per  le  in- 
crollature  dei  muri ,  e  allora  particolarmente  quando  deb- 
bano elfer  dipinte,  perchè  ai  colori  non  è  nociva;  ma  an- 
che per  le  opere  a  llucco. 

Scolio. 

25.  Vitruvio  faggiamente  avverte  efler  necelfario  non  la^ 
fciare  alla  calcina  cosi  breve  tempo  ad  eftinguerfi,  perchè,, 
fé  a  cafo  vi  fi  trovaflero  certi  frammenti  di  pietre  non  ab- 
baftanza  cotte ,  agli  ftefll  non  manchi  fpazio  di  poterfi  len- 
tamente difciogliere  :  ed  anche  perchè  fé  la  calcina  appena, 
cllratta  dalla  fornace  tolto  s'adoprafle,per  caufa  di  quelli  franv 

men- 


Parte  Prima.  2} 

menti  non  abbaftanza  dal  fuoco  penetrati, dalle  opere  non  na- 
fcano  certe  come  veffiche,  le  quali  deturpano  l'incroftatura. 
Aggiunge  il  lodato  Vitruvio, che  per  ifcoprire,  fé  la  cal- 
cina Ha.  dappertutto  ben  eftinta,  e  fciolta ,  un  coltello  qua 
e  h  nella  medefinia  s'infinui,  il  quale  fé  incontri  piccio- 
li faffolini,  e  trovi  qualche  refiftenza  ,  moftrera  la  calcina 
non  elTere  pe ranche  ben  eftinta,  e  difciolta. 

Proposizione  Duodecima. 

i6.  Efaminare  l'arena,  e  fcieglierla. 

Rifoluzione. 

Due  fono  particolarmente  i  generi  dell'arena:  arena  fof- 
rile,che  dalla  terra  fi  cava,  ed  arena  di  fiumi,  che  fommi- 
niftrano  gli  alvei  dei  medefimi. 

L'arena  foffile  fi  trova  affai  di  frequente  fotte  terra  non 
molto  profonda,  e  forma  ftrati  di  diverfa  eftenfione,  e  groffez- 
za,  ed  ha  diverfi  colori ,  fecondo  la  diverfità  dei  luoghi:  ma 
dal   colore  non  fi  può  dar  giudizio  della  fua  bontà. 

Allora  fi  avera  per  buona  l'arena  folfile,  quando  non  fia 
né  graffa ,  né  terrofa ,  e  fia  di  grani  di  proporzionata  gran» 
dezza;  quella  di  minutiffimi  grani  non  bene  fi  mifchia  col- 
la calce ,  e  la  malta  fatta  con  quefta  miftura  facilmente  fi 
sfarina. 

Si  conofce  pure  fé  abbia  lodevoli  qualità,  fé  fregandoli 
coi  deti  ftrida,  fé  fregata  fopra  un  pannolino  non  lo  mac- 
chj  ,  fé  gettata  nell'  acqua  ,  ed  agitata  non  lafci  1'  acqua 
torbida  . 

Tra  le  arene  foffdi  tiene  il  prìncipal  luogo  che  la  poz- 
zolana, che  vicino  a  Roma,  e  Napoli  fi  cava,  e  che  facil- 
mente fu  chiamata  pozzolana  ,  perchè  o  foffe  in  Pozzuolo 
nel  Regno  di  Napoli  prima  fcoperta  ,  o  perchè  dalle  cave 
a  guifa  di  pozzi  fcavate  fi  eftragga,  come  conghiettura  Fi- 
landro nelle  annotazioni  a  Vitruvio.  Q^uefla  arena  per  fab- 
bricare è  ottima,  né  quafi  altra  fé  ne  trova  che  più  forte- 
luente,  e  tenacemente  leghi  i  mauonij  e  le  pietre,  impa- 

ftan- 


24  Elementi  à' Architettura  Civile. 

fìando  lei  malta  medefima  :  ed  inoltre  ha  quefta  proprìeti  , 
che  nell'acqua  s'indurifce  come  pietraie  perciò  per  gli  edi- 
fìcj  nell'acqua  è  opportunifTima, 

Secondo.  L'  arena  di  fiume,  come  ho  detto,  fi  raccoglie  nei 
letti  dei  fiumi  ;  ma  quella  vicina  alla  riva  per  l'ordinario  è 
fva mmifchiata  con  loto,  che  le  acque  depongono  nelle  gran- 
di efcrefcenze  ;  perciò  conviene  cercar  l'  arena  nel  mezzo 
deoli  alvei;  che  fé  anche  l'arena  vicina  alle  rive  fi  trovi 
fenza  loto,  o  levata  la  prima  crofta  fi  polla  da  quello  libe* 
raro,  anche  l'arena   predo  le  rive  potrà  fervire. 

All'arena  di  fiume  fi  può  ridurre  la  marina,  dalla  qua- 
le pelò  non  fi  dee  prevalere  ,  fé  non  per  neceffita  ,  perchè 
difhcilmenie  fi  fecca  :  per  nettarla  dalla  falfuggine  ,  fi  lavi 
con   acqua  dolce. 

L'  arena  ancora  ,  che  dalla  ghiaja  fi  fepara  con  qualche 
iftromento  non  è  inutile,  però  non  è  egualmente  dell'altra 
perfetta,  perchè  ha  i  granelli  un  poco  più  grofli,e  abbon- 
da di  piccioli  fafietti ,  che  con  la  calce  non  bene  fi  framini- 
fchiano  :   può  fervire  nella  corruzione  dei  fondamenti. 

L'arena  di  fiume  fi  efamina  come  quella  di  cava. 

Scolio. 

27.  In  Germania  vicino  al  Reno  inferiore  ,  e  particolar- 
mente poi  in  Ollanda  di  frequente  fi  trova  certa  terra, che 
perciò  fi  chiama  terrazza  d'OUanda  .  Quelfa  fi  cuoce  a  gui- 
fa  di  geflb,  e  fi  pefta  nel  mortajo,  e  li  riduce  in  polvere; 
è  di  color  cinerino,  e  quando  è  para ,  e  non  adulterata  [il 
che  però  rare  volte  accade]  ha  ottimo  ulo  anche  nelle  ope- 
re in  acqua,  ed  egualmente  f3ffre  l'umido,  ed  il  fecco  ,  e 
congiunge  le  materie  degli  edificj  con  forza  meravigliofa  , 
ed  infuperabile. 

Secondo.  Anche  la  polve  di  Turnay  in  Fiandra  molto  fi 
{lima,  ed  ha  quafi  gli  fieffi  vantaggi  di  quella  d'OUanda. 
Vicino  a  Turnay  fi  cava  una  pietra  dura  di  color  ceruleo, 
colla  quale  fi  forma  ottima  calcina.  Mentre  quefta  fi  cuo- 
ce nella  Fornace,  alcune  delle  di  lei  particelle  fi  feparano, 
e  cadono   fotto   la   graticola   della  fornace  ,   dove  fi  fram- 

mifchia- 


Parte  Prima,  25 

mlfchiano  colla  cenere  di  carbon  foffile  .  Tale  mifchìanza 
chiamafi  polvere, o  cenere  di  Turnay,che  i  Mercanti  eftrao- 
gono  ,  quale  dalla  fornace  fi  cava  :  in  guai  maniera  poi 
quefta  cenere  fi  debba  preparare ,  ed  adoprare  ,  leggafi  Be- 
lidoro  nella  citata  Opera  lib.  3.  cap.  5. 

Terzo.  Alle  volte  invece  d'arena  fi  ferviamo  di  certa 
polvere  artifiziale  di  terra  cotta,  o  di  frammenti  minuti  , 
€  pefti  di  vafi  di  terra,  ai  quali  s'aggiugne  fcoria  di  ferro, 
e  parimenti  polvere  di  pietra  da  mola  .  Quefta  polvere 
frammifchiata  colla  calcina  refifte  meravigliofamente  all' 
acqua,  e  appunto  fi  fuol  adoprare  in  quelle  opere,  che  fo- 
no deltinate  a  contenere,  o  ritenere  le  acque,  ec. 

Proposizione  Degimaterza. 

Problema. 

1%.  Formare  la  malta. 

Rifoluzione. 

Primo.  L'arena  fi  mifchia  colla  calce  in  certa  ragione, 
che  è  varia  fecondo  la  quantità  diverfa  della  calce,  e  dell' 
arena.  Vitruvio  lib.  2.  cap.  5.  propone  due  regole.  Prima, 
fé  l'arena  fia  foflile  ,  fi  frammifcbino  tre  porzioni  d'arena 
con  una  di  calce.  Seconda ,  fé  l'arena  fia  di  fiume,  fi  get- 
tino due  porzioni  d'  arena  ,  ed  una  di  calce  .  Ma  tre  por- 
zioni d'  arena  con  una  di  calce  ,  allora  folamente  fono  da 
mifchiarfi  quando  la  calcina  fark  tenace,  e  molto  glutinofa, 
e  fatta  di  pietre  di  buona  qualità,  il  che  di  rado  avviene. 

Secondo  .  Ciò  poi  che  particolarmente  giova  alla  forza 
della  malta  ,  e  che  facilmente  fi  trafcura  dagli  operaj  fi  è, 
che  la  miftura  dell' arena  ,  e  calce  molto  tempo  fi  ftempri, 
fi  mefcoli,  e  fi  pefti,  nella  qual  cofa  i  muratori  greci,  fe- 
condo Vitruvio  lib.  7.  cap.  3.,  erano  diligentiffimi  ,  onde 
non  folamente  coftruivano  le  opere  ftabili  ,  ma  formavano 
ancora  le  incroftature  di  tanta  grolfezza  ,  fermezza  ,  e  leg- 
gierezza  ,  che  delle  crofte  delle  antiche  pareti  fi  fervivano 
alcuni  per  formarne  tavole. 

d  Sco- 


20  Elementi  (f  Architettura  Civile, 

Scolio. 

2p.  Perciò  riguarda  all'  acqua  ,  la  quale  fi  verfa  quando 
l'arena  fi  mifchia  colla  calce ,  fono  da  avvertirfi  alcune  cofe. 

E  primieramente  non  fi  deve  ufare  acqua  paluftre ,  o 
fangofa,  o  che  facilmente  fi  corrompa;  perciò  fi  deve  proi- 
bire agli  opera]  di  non  adoprare  l'acqua  che  fcorre  per  le 
ftrade  ,  la  quale  opponendole  qualche  intoppo  non  difficil- 
mente raccolgono;  imperocché  tal  forte  d'acqua  per  lo  più 
è  piena  d'immondizie» 

Secondo.  E'peranche  dubbiofo,fe  fi  pofTa  adoprare  acqua 
marina  ,  perchè  in  alcun  luogo  ha  fomminiftrata  ottima 
malta  ,  altrove  poi  ia  malta  preparata  con  queda  difficil- 
mente, e  lentamente  fi  è  feccata. 

Terzo.  Si  avverta  pure,  che  gli  operaj  per  minor  fati- 
ca non  le  verfino  fopra  troppa  acqua.  Si  ufi  minor  quanti- 
tà d'acqua  che  far  fi  pofla;  imperocché  col  mifchiare,  (tem- 
prare, e  pillare,  la  malta  s'intenerifce,  e  fé  cesi  venga  for- 
mata, più  prelio  fi  fecca, 

CAPO       SECONDO. 

JJà  Foììdametitìj  e  delle  Snjìruzioni  , 

Proposizione    Prima. 

30.  Il  fondamento  è  l'infiiiia  parte  dell'edificio,  fepolta 
per  l'ordinario  fotto  terra,  e  io  ItelTo  figiiifica  il  vocabolo 
Jujìrux'tone ^  benché  fembri  che  Vitruvio  dilli ngua  il  fonda- 
mento dalla  fuflTuzio'ìe^  e  fotto  il  primo  vocabolo  intenda 
il  luogo  iiìetìb,  o  foffa,  nella  quale  l'intima  parte  dell' edi- 
fizio  fi  colìruifce  ,  e  coi  fecondo  la  ftruttura  iltelTa  ,  che  i\ 
fa  nella  folla. 

Corollario  Primo. 

31.  E'  manifefto  che  il  Fondamento,  il  quale  regger  dee 
lutto  l'edifizio  coftruir  fi  debba  fodiffimo  ,  e  proporzionato 
a  foftenerne  il  pefo:  quindi  s  ingaanano  quegli  Architetti, 

che 


Parte  Frimai  27 

che  determinano  la  grofTezza  del  fondamento  dalla  groffez- 
za  folamente  del  muro >  che  fopra  vi  fi  voglia  edificare,  né 
hanno  confiderazione  al  pefo  di  tutto  l'edificio» 

Coroilario  Secondo. 

32.  Non  fi  deve  imporre  un  nuovo  edificio  ad  uà  vec- 
chio fondamento,  fé  prima  non  fi  abbia  rilevato  efler  quel- 
lo abbaftanza  fermo  ,  e  fodo  .  Ciò  fi  potrà  rilevare  ,  fé  fi 
mifurerk  colle  regole  geometriche  la  foliditk  della  vecchia 
fabbrica  >  giudicando ,  quanto  fia  poflTibile  ,  il  di  lei  pefo  ; 
allora  poi  H  dee  fare  lo  fteffb  rifpetto  al  nuovo  edificio  , 
che  fi  penfa  di  fare;  imperocché  fé  il  pefo  del  nuovo  edi- 
ficio ecceda  non  molto  il  pefo  del  vecchio,  fi  potrà  impor- 
re il  nuovo  edificio  al  vecchio  fondamento. 

Corollario  Terzo. 

3 3.  Perchè  cedendo  da  una  parte  il  fondamento,  la  par- 
te dell'  edificio  che  a  quello  fovrafta  è  di  neceffica  s'  incli- 
ni, il  che  fenza  danno  delle  altre  parti  dell'edificio  accade- 
re non  può  ,  quindi  il  fondamento  dee  avere  dappertutta 
pari  fermezza  a  foftenerne  il  pefo. 

Corollario  Quarto. 

34.  E  perchè  il  fondamento  non  può  effer  (labile  ,  fé  il 
fuolo  ,  o  fondo,  a  cui  infide,  non  ila  fodo,  avanti  di  co- 
minciar il  fondamento  ,.  fi  deve  efaminare  la  natura  del 
fuolo  » 

Proposizione  Prima» 

Problema. 

35.  Efaminare  la  condizione  del  fuolo.. 

Rifoluzione. 
Si  fcavl  finche  fi  trovi  un  fuolo  cofiante,  e  refiilente;  I 
fondi  fermi  poi,  e  folidi  fi  poflbno  ridurre  ai  feguenti. 
Il  primo  è  il  fuolo  faffofo,  e  lapideo. 
L'altro  è  il  fuolo  di  làbbia  ferma,  e  confidente. 
Il'terzo  l'argilla,  e  creta,  fé  abbia  notabile  profondita. 
Il  quarto  è  l'arena  mifta  con  ghiaja. 

di  K 


28  Elementi  d Architettura  Civile. 

A  quefti  fi  può  aggiugnere  un  certo  fuolo  fabbiofo  ,  il 
quale  premuto  coi  piedi  ,  bolle  come  T  acqua  ,  e  perciò  (i 
chiama  fabbiofo  bollente^  nel  quale  molte  volte  fi  può  fon- 
dare, fé  fi  operi  con  dovuta  cautela. 

Gli  altri  fondi  poi  inflabili,  di  terra  fmofla,  fangofi,  pa- 
lufiri  ec.fi  debbono  prima  artificiofamente  raflbdare,  e  quel- 
la fermezza  che  non  hanno  dalla  natura  ,  acquiftare  colT 
umana  indufiria. 

La  folidita  del  fondo  fi  efamlna  con  un  palo  di  ferro,  o 
dì  legno  armato  inferiormente  di  ferro,  la  cui  eftremiia  fia. 
formata  a  guifa  di  Trivella  :  fi  conficca  nel  fuolo  la  trivel- 
la ;  fé  quelta  trova  un  fuolo  refiftente  cosi  che  cacciata  a 
forza  non  penetri  fé  non  lentamente, e  fé  per  profondarla  vi 
fi  ricerchi  notabile  difficolta,  il  fuolo  fai  a  ottimo  per  il  fon- 
damento; iti  al  contrario,  il  fuolo  fi  dovrà  confoìidare. 

Di  quefto  efame  non  dovremo  contentarfi  in  un  fol  luo- 
go, ma  in  più  luoghi  fi  dovrà  tentare  ,  adoperando  la  tri- 
vella, acciò  poffiamo  efl'er  certi,  che  il  fuolo  abbia  dapper- 
tutto egual  fermezza.  E'  neceflario  ancora  oflervare  di  qual 
indole  fia  la  materia,  che  la  trivella ,  quando  fi  eftrae,  por- 
ta fece  tra  le  fue  fpire  ,  per  quindi  reftare  maggiormenta 
certificati  della  buona  indole  del  fuolo  » 

Scolio. 

3<5.  Trovato  il  fondo  folido,  ma  non  faflfofo,  gloverk  al- 
quanto più  profondo  nello  fteffo  cavare  ,  per  elfer  più  cer- 
ti della  fua  folidith;  ,  e  fermezza  ,  ed  inoltre  il  medefimo- 
fuolo  ancora  vieppiù  raflodare  col  premerlo,  e  calcarlo,  ufan- 
do  delle  macchine  che  fi  fogliono  preparare  a   quefto  fine  ► 

Proposizione   Seconda.. 

Probleraa.^ 
37.  Preparare  il  fuolo  fmoflb  ,  e  paludofo  per  collocarvi 
i  fondamenti. 

Rifoluzione. 
Imperciocché  fpeffo  accade  di  non  trovar  fempre  un  fuo- 
lo 


P^rte  Pr'tm.t,  fjf 

lo  fermo  ,  ma  inftabile  ,  fmoflb  e  paluftre  ,  quindi  fa  m3- 
fìieri  penfare,  come  fi  poffa  confolidarlo.  In  tal  cafo  fi  dee 
cos'i  procedere  . 

Primo  .  Se  il  fuolo  fia  puramente  fmoffo  fi  raflTodi,  con- 
ficcandovi pali  d'alno,  o  oleaginofi  abbrultolati,  ed  a  forza 
di   mazzapicchio  cacciati  nel  luolo  , 

Secondo.  CLie  fé  fia  paluftre, avanti  conficcarvi  i  pali,  fi 
vuoti  il  luogo  dell'acqua. 

Terzo.  Neil'  uno,  e  nell'altro  cafo  i  pali  ^i  mettano  tanto 
più  fpefli,  quanto  più  il  fuolo  farà  inllabile  ,  e  l'edificio  da 
erigerfi  più  pelante,  per  la  qual  cola  focto  le  torri,  e  pile 
dei  ponti  deono  effere  cosi  fpein  ,  che  vicendevolmente  fi 
tocchino. 

Quarto  .  Gli  fpizj  tra  i  pali  fi  riempiano  di  carboni  , 
di  felci,  d'arena,  di  lana,  di  peli,  ed  altre  fimili  materie, 
che  refillono  all'  umido. 

Scolio  Primo, 

38.  Sara  opportuno  circondare  i  capi  fuperiori  del  pali 
con  un  anello  di  fw'rro,  acciocché  dalla  percofla  della  mac- 
china non  fi  fpacchino  ;  alle  volte  anche  la  loro  punta  fi 
arma  di  ferro  ,  coiae  quando  fi  debbano  introdurre_  in  un 
fuolo  labbiofo  ,  perchè  non  (i  fpuntino  ,  ma  più  facilmen- 
te penetrino  . 

E'  uopo  inoltre  ,  che  i  pali  ,  che  debbono  infinuarfi  in 
un  fuolo  paluftre,  fi  ungano  con  oglio  irrancidito,  o*coa 
refina  liquefatta,  il  che  tatco,  patiranno  minor  detrimento' 
per  l'umido . 

Scolio  Secondo. 

3P.  Benché  l'  ufo  comunemente  W^  invalfo  dì  confolldare 
un  fuolo  inftabile  con  pali  ncti  ,  non  mancano  però  cafi  , 
nei  quali  quella  pratica  può  eflfere  dannofa,  come  fé  ?\  do- 
veffe  fondare  in  un  fuolo, dove  s'incontralfero  molte  forpfen- 
ti  d'  acque  ,  perchè  non  di  rado  accada  ,  che  conficcando  i 
pali  fi  apre  più  libera  la  flrada  alle  acque  di  forare,  e  co- 
sì il  fuolo  diventa  men  atto,  che  per  l' avanti  ;  oppure  im- 
pedendo i'ufcita  alle  acque,  s'aggiunge  alle  medefime  forza 

per 


3 e  Elementi  (ìt Architettura  Civile, 

per  fgorgare  dipoi  con  maggior  impeto ,  e  rivolgere  foflb- 
pra  il  fuolo  ;  e  in  fatti  per  teftimonianza  di  Belidor  lib. 
3,  cap.  p.  nella  lodata  opera  ,  molte  volte'avviene,  che 
un  palo  oggi  conficcato  a  gran  forza  nel  fondo  ,  dima- 
ni fi  trovi  il  palo  rialzato  per  l'impeto  dell'acqua,  che  len* 
ta  d*  ufcire  . 

.  Quando  fi  debbano  gettare  i  fondamenti  in  un  faolo  fab- 
biofo,  o  come  dicono  bollente.  In  quefto  cafo  la  ragione  fpe- 
dientiffima  di  fondare  fi  è,  che  non  troppo  fi  fcavi  in  cotal 
forte  di  fondo,  ma  quello  evacuato,  e  fcoperto,  quanto  im- 
porti il  travaglio  d'un  giorno,  colla  maggior  diligenza  ,  e 
preftezza  poffibile,  fi  faccia  uno  (Irato  di  grofle  pietre  pia- 
ne, e  fopra  quefto  un'altro  fé  ne  ftabilifca,  e  d' indi  il  ter- 
zo  &c.  adoprando  malta  di  buona  qualità,  e  fé  fia  polfibi- 
le  formata  d'^arena,  che  nell'acqua  s^induri,  ef.  gr.  di  poz- 
zolana ,  o  di  cenere  di  Turnay  &c»  y  né  fi  defifta  anche  fé 
i  (Irati  alcuna  volta  nuotino  in  certo  modo  ,  e  fembrina 
fluttuanti  ;  imperocché  continuando  l'opera  ,  e  nuovi  ftrati 
fovrapponendo,  il  fondamento  finalmente  fi  fodera,  come  fa 
foflCe  collocato  fopra  un  fondo  pietrofo.. 

Proposizione  Terza^ 

Problema.. 
40.  Formare  la  graticola  pjr  maggior  ficurezza  del  fon- 
«lamento  (Fìg^  I.  T,  /.). 

Rifoluzione-, 
Quando  fia  neceffario  confolidar  il  fuolo  con  pali  confic- 
cati, fa  meftieri  connettere  l  pali  ftelTi  vicendevolmente  ;  il 
che  fi  fa  in  quefto  modo.  - 

Primo  .  Si  conficchino  nel  fuolo  col  beneficio  delle  ma- 
chine a  norma  della  lunghezza  del  fondamento  i  pali  B,B 
tra  fé  diftanti  circa  7.  piedi  (i),  le  tefte  dei  quali  fiano 
affottigliate  ,  acciocché  tra  gli  incaftrl  dei  travi  più  lunghi 
A,  Ay  ec.  poflfano  infinuarfi. 

Secon- 

(1)  S'intende  mifura  del  Piede  di  Francia,  0  P.cde.  del  Re, 


Tarte  Prima,  jt 

Secondo .  I  travi  AA  ai  pali  BB  fovrappofti ,  cosi  che 
i  loro  incaftri  ricevano  i  capi  di  quefti  ,  i  pali  iftefli  BB 
infieme  fi  connettano. 

Terzo.  Le  travi  ifteife  A  A  tra  fé  fi  collighino  coi  legni 
tranfverfali  minori  CC,  anzi  gli  fteflì  legni  tranfverfali  CG 
infieme  fi  congiungano  con  un'altra  trave  tranfverfale  EE. 

Quarto.  Nei  quadrangoli  GG  agli  angoli  oppofH  dei  me- 
defimi  fi  conficchino  dei  pali ,  e  i  vacui  fi  riempiano  di  rot- 
tami, mattoni,  ed  altra  idonea  materia. 

Scolio  Primo. 

41.  Quello  artificio  particolarmente  giova  nei  tremuoti, 
perchè  validamente  impedifce  la  difgiunzione  delle  parti , 
Può  eflere  anche  d'ottimo  ufo  fabbricando  vicino  ai  fiumi, 
oppure  fé  vi  foffero  forgenti  d'acque  tra  i  fondamenti. 

Scolio  Secondo. 

42.  Si  trova  alcuno,  che  ftende  fopra  la  graticola  un  ta- 
volato di  legni,  o  travi  pofli  vicini  gli  uni  agli  altri;  ma 
quefto  tavolato  è  inutile,  ed  inoltre  accrefce  indarno  la  fpe- 
fa;  perchè  fopra  la  graticola  idefla  fi  può  ficuramente  get- 
tare il  fondamento,  con  quella  cautela  però,  che  le  faccie 
del  fondamento, che  dall' una, e  dall' altra  parte  fi  alzano  dal 
fondo  fopra  la  graticola  ,  fi  facciano  di  buona  pietra  fqua- 
drata,  e  piana  fino  al  livello  fuperiore  del  fuolo  ,  o  anche 
un  pò  più  alto,  fé  cosi  efigga  la  condizione  dell'edificio. 

Scolio  Terzo. 

43.  Perchè  poi  li  fondamenti  porti  fopra  le  graticole  non 
poflbno  avere  gran  bafe  ,  è  neceflario  che  la  graticola  fi 
faccia  più  larga  un  piede,  e  mezzo,  o  due  di  quello  foflc 
per  eflere  la  bafe  dei  fondamenti ,  fé  quelli  folTero  gettati 
in  buon  fondo  . 

Proposizione  Quarta. 


Problema. 
44.  Determinare  le  mifure  dei  pali. 


Rifolu- 


32  Elementi  d' Architettura  Civile. 

Rifoluzione. 

Le  mirure  dei  pali  fi  riducono  alla  loro  lunghezza ,  e 
groflezza  ,  e  perchè  terminano  in  punta  ,  che  non  deve  ef- 
ière  né  troppo  lunga,  né  troppo  corta,  anche  la  lunghezza 
della  punta  fi  dovrà  (tabilire . 

Primo  adunque  per  determinare  la  lunghezza  dei  pali  , 
il  palo  fi  cacci  in  qualche  luogo  col  mazzapicchio  nel  fuo- 
lo,  finche  per  la  refillenza  del  fuolo  non  pofla  più  penetra» 
re;  ciò  fatto  dalla  quantità  del  palo  fitta  nel  fuolo  fi  potrà 
formare  qualche  giudizio  della  lunghezza  dei  medefimi;  di- 
co qualche  giudizio,  perchè  può  occorrere  che  in  alcun  luo- 
go fi  trovi  il  fuolo  di  minor  refiftenza,e  permetta  ai  pali 
penetrar  più  profondi.  Nei  luoghi  finofii  la  lunghezza  fuol 
effere  baitante  di  5. ,  o  7.  piedi ,  nei  paludofi  poi  dieci ,  o 

dedici. 

Secondo.  La  groflezza  o  diametro  dei  pali  fi  dee  determi- 
nare dalla  loro  lunghezza,  che  fi  fuol  fare  eguale  alla  duo- 
decima parte  della  lunghezza  ;  cioè  ,  fé  la  lunghezza  fofle 
di  dodici  piedi,  ^i  darà  al  diametro  un  piede,  o  dodici  pol- 
lici .  Quelta  regola  però  non  ferve  fé  non  per  i  pali  che 
liano  minori  di  (5.  piedi,  né  maggiori  di  12.,  imperocché  fé 
follerò  lunghi  18.,  o  20.  piedi,  bafierebbe  che  il  loro  dia- 
metro folle  d'un  piede,  o  eguale  a' dodici  pollici ,  altrimen- 
ti converrebbe  fervirfi  d'  albc:ri  difficili  a  ritrovarfi  ,  e  la 
fpefa  di  gran  lunga  fi  moltiplicherebbe  :  Goldmano  però 
nella  fua  Architettura  CiviU  in  certi  cafi  accrefce  il  dia- 
metro fino  ai  diciotto  pollici. 

Terzo.  Se  rellremità  appuntata  dei  pali  folTe  tioppo  cor- 
ta, farebbe  anche  meno  acuta,  e  difficilmenre  penetrerebba 
il  fuolo  ;  al  contrario  fé  folfe  troppo  lunga  ,  diventerebbe 
troppo  fiutile  ,  e  fé  trovafle  un  pò  maggior  rcfificnza  ,  fa- 
cilmente diverrebbe  ottufa  ;  è  neceflario  adunque  ,  che  la 
lunahezza  della  punta  non  ecceda  la  mifura  d'  un  diame- 
tro, e  mezzo,  o  al  più  due  diametri  del  palo;  la  qual  pun- 
ta fi  dee  anche  armare  di  ferro,  dove  ricerchi  il  bifogno, 
come  di  (Ti  di  fopra. 

Pro- 


Parte  Prima,  33 

Proposizione  Q.uinta, 

Problema. 

45.  Con  qual  arte  fi  debba  preparare  il  luogo  al  fonda- 
mento, quando  s'incontrino  forgenti  d'acqua. 

Rifoluzione. 

Alcuni  vogliono  che  cotefte  forgenti  fi  poffano  impedire, 
fé  fopra  vi  fi  getti  gran  quantità  di  ceneri  mifte  colla  cal- 
ce ,  o  fé  di  mercurio  fi  riempiano  i  fori  ,  donde  fcaturifce 
l'acqua,  perchè,  dicono,  l'acqua  comprefla  da  quel  pefo  fa- 
r^  obbligata  ad  aprirfi  nuove  ftrade,  e  prendere  altro  corfo. 

Ma  quefte  cofe  ,  benché  peravventura  fembrino  plaufibi- 
li  ,  però  efeguendole,  non  avrebbero  il  defiderato  fiae. 

Ho  detto  poco  avanti ,  quando  s'incontrino  forgenti,  non. 
effer  fempre  ficuro  ,  anzi  qualche  volta  dannevole  fermare, 
il  fuolo  con  palizzate. 

Pertanto  ottimo  configlio  egli  è  ,  gettare  colla  maggior 
follecitudine  tali  fondamenti  ;  ed  acciocché  non  troppo  cre- 
fca  l'acqua  nella  fofl'a,  fi  dovranno  fcavare  certi  rivoletti, 
per  i  quali  fcorra  l'acqua  in  un  pozzo  preparato  fuori  del- 
la foffa  del  fondamento  ,  dal  quale  colle  macchine  idrauli- 
che ,  come  colla  vite  d'Archimede,  o  colle  trombe  ,  indi 
fi  cavi.  Le  fponde  poi  dei  rivoletti  fi  munifcano  con  mat- 
toni, acciocché  fi  formino  piccioli  canali,  che  al  difopra  fi 
dovranno  coprire  con  pietre  piane  .  In  tal  maniera  fi  fec- 
chera  fufficientemente  tutto  il  fondo  della  fofla . 

Scolio. 

4.6.  Affinchè  poi  le  acque  in  progreflb  di  tempo  non  re- 
chino qualche  danno  ai  fondamenti  ,  fi  prepareranno  nella 
llruttura  dei  fondamenti  alcuni  piccioli  acquedotti  ,  per  i 
quali  le  acque  polfano  aver  libero  il  corfo  verfo  quella  par- 
te, a  cui  fi  giudicherà  più  opportuno  rivolgerle. 


PRO' 


5^  Elementi  cC Architettura  Cìvilg, 

Proposizione   Sesta, 

Problema . 

47.  Coftrulre  i  fondamenti. 

Rifoluzione. 

Scavata  la  foffa  ,  nella  quale  fi  dee  coftruire  il  fonda- 
mento ,  fopra  il  fondo  della  folfa  ,  o  folido  per  natura  ,  o 
confolidato  coli' arte: 

Primo  .  Si  ftenda  un  letto  di  crofte  di  dure  pietre ,  fi 
fopra  quefte  fi  getti  la  malta. 

Secondo.  Si  alzi  di  poi  il  muro  con  mattoni,  e  fafli  uni- 
ti colla  malta. 

Terzo  .  Se  manchino  fafTì  maggiori  ,  fi  prepari  un  ara. 
maflb  di  pietre  non  più  grofle  d'un  pugno,  d'arena  di  fiu- 
me, e  di  calce  nuova;  e  poi  fi  riempia  con  quefto  il  fonda- 
mento all'altezza  di  mezzo  piede,  e  fi  fpiani  polla  pala. 

Quarto.  Si  gettino  poi  falli  di  qualfivoglia  mole,  cofic- 
che  però  non  fi  tocchino,  fopra  i  quali  fi  verfi  nuova  quan- 
titìi  d'  animalfo  preparato  avanti  ,  e  di  nuovo  il  fpiani  ,  e 
COSI  fucceffivamente  finché  fi  riempia  tutto  il  fondamento  , 

Qiiinio  .  Perfezionato  il  fondamento  avanti  d'  impervi  i 
muri  dell'edificio,  fi  afpetti  qualche  tempo,  acciocché  pof- 
fa  feccarfi.  Lo  Scamozzi  prefcrive  il  tempo  d' un  intiero  in- 
verno; altri  poi  vogliono  che  fieno  fatti  i  fondamenti  nei- 
la  primavera,  perchè  fi  fecchino  nella  fiate. 

Scolio  Primo. 

48.  Alle  volte  per  rifparmio  di  fpefe ,  al  muro  del  fon- 
damento s'interpoiigono  archi,  nel  qual  cafo  fi  dee  fare  il 
muro  più  groflb.  Sturmio  ammonifce,  che  quefti  archinoti 
devono  aver  luogo  nelle  pubbliche  Carceri  ,  negli  Ergafiu- 
li ,  e  nelle  Zecche ,  e  fimiii  edificj  deftinati  a  cultodirp 
qualche  cofa  . 

Scolio  Secondo., 
4p.  Se  il  fondamento  non  pofla   coftruirfi   di  pietre  qua- 
dra ,  o  di  mattoni ,   ma  invece  fi  adoprino  frammenti  ,   e 

pietre 


Parte  Prima  y  35 

pietre  informi ,  anche  in  quefto  cafo  dovrà  efler   maggiore" 
ia.  grolTezza-  del  fondamento  . 

Fr  O  P  O  S  I  ri  O  N  E    S  E  T  T  I  M  A  .« 

Problema.- 

5a  Determinare  la  figura,  e  mifura  del  fondamento, 

Rifoluzione. 

Primo.  Il  fondamento  dal  fondo  al  livello  della  terra  do-- 
ve  cominciano  i  muri  dell'edificio  ,  va  fenfibilmente  dimi- 
nuendofi  fecondo  la  larghezza, coficchc  prende  la- figura  d' uà- 
trapezio  folido  ABC  [Fig.  Il,  T.  /.]i 

Secondo.  Quanta  efler  debba  la  profondita  AD"  del  fon- 
damento, dipende  dalla  condizione  del  fuolo,  in  cui  fi  dee" 
fondare,- finché  fi  trovi  il  fondo  folido,  che  or  più, or  me- 
no può  efler  lontano  dalia  fuperficie  della  terra  ;  in  quello 
cafo  però  gli  Architetti  danno  occafione  di  fpefe  fuperflue, 
aflegnando  al  fondamento  profondita  maggiore  di  quella  fé 
gli  convenga. 

Imperciocché  o  il  fuolo  é  fermo ,  e  confidente  ,  o  poco 
confirtente,  o  paluflre,ed  inftabile.  Se  il  primo,  niente  ob- 
bliga a  fare  i  fondamenti  più  profondi,  perché  quelli  fi  pon- 
no' ficuramente  collocare  fopra  il  fuolo  (labile  ,  e  confiften- 
te:  fé  il  fecondo,  baderà  coprire  il  fuolo  con  tavolato  di 
travi',  o  con  graticola  ,  piuttofto-  che  ulteriormente  fcavare 
per  cercar  fondo  di  miglior  condizione,  che  difficilmente 
ci'  verrà  fatto  di;  ritrovare  :  fé  il  terzo ,  la  fatica  è  ancora 
più:  vana  ,•  fé  difcendiamo  fcavando  a  profonditi  notabile, 
perchè  ciòv  non-  oflante  farà  fempre  necelfaria  la   palizzata . 

Bèlidor,  lib.  3.  cap.  p.  dell'Opera  altrove  riferita  ,  dice 
farà  badante.  ,  fé  i  fondamenti  abbiano  la  profondita  AD 
di'  due,  o  tre  piedi;:  però'  con  quede'  oflervazioni,  cioè  che 
primieramente  fi  fcavi  la  fofla  per  il  fondamento  di  tutti 
i  muri,  e  la  medefima  fi  fpiani  a'  livello,  indi  fi  codruifca 
il  fondamento  di  conveniente  materia ,  e  ben  congiunta',  che 
fcxnpre  fia  ridotta  alla   medefima  altezza  nelle  diverfe  fue: 

e-  2-  parti;, 


'3<J  Elementi  i Architettura  Civile, 

parti;  e  finalmente  nel  tempo  Ifìeflb  fi  alzino  i  muri  prin- 
cipali che  dovranno  fortenere  il  tetto,  dipoi  quelli  che  de- 
vono feparare  ,  e  diitinouere  le  diverfe  parti  dell'  edificio 
interno . 

Terzo,  ciò  che  appartiene  alla  larghezza  del  fondamento, 
perchè  la  larghezza  fuperiore  AE  è  eguale  alla  larghezza 
del  muro  da  fovrapporvi,  fi  dee  cercare,  quanto  la  larghez- 
za inferiore  FB  debba  effer  magolore  della  iarshezza  del 
muro,  che  fi  alza  dalla  fuperficie  della  terra. 

Lo  Scainozzi  infegna,  che  la  larghezza  FB  inferiore  ec- 
eeder  dee  la  fuperiore,  o  una  quarta,  o  una  fella  parte  del^ 
la  tnedefima  larghezza  AE,  eccettuate  però  le  torri ,  e  fimi- 
li  edificj,  nei  quali  la  larghezza  FB  fi  dee  fare  tripla  della 
larghezza  AE.  Cioè  fé  AE  fia  di  piedi  4.  ,  firanno  i  da- 
di ,  o  rifiuti  DF,  GB  tutti  eguali  a  mezzo  piede  ,  ovvero 
all'ottava  parte  della  larghezza  AE;  oppure  fé  AE  farà  di 
piedi  6. ,  i  dadi  DF  ,  GB  faranno  di  mezzo  piede  ,  cioè 
eguali  alla  duodecima  parte  della  larghezza  AE  ;  ma  fotto 
le  torri  ec.  i  dadi  DF  ,  GB  faranno  eguali  alla  ftefla  lar- 
ghezza AE.^ 

Filiberto  Delorme  fa  più  groffi  i  fondamenti;  impercioc- 
ché comanda  che  i  dadi  fi  facciano  tutti  eguali  alla  quarta 
parte  della  larghezza  AE. 

Il  Palladio  accrefce  la  larghezza  inferiore  ancora  di  più , 
e  prefcrive  che  ogni  dado  fia  il  doppio  maggiore  della  lar- 
ghezza fuperiore  AE. 

Ma  ciò  che  è  più  meravigliofo  ,  nello  ftabilire  l'infima 
larghezza  FB  del  fondamento  ,  tutti  unitamente  hanno  ra* 
gione  alla  larghezza  AE  del  muro,  e  non  all'altezza  del- 
lo fteffo  muro,  o  pefo  ;  e  inverita  è  abbaftanza  noto  che 
un  muro  di  mediocre  altezza,  e  premuto  da  poco,  o  niuti 
pefo  non  ricerchi  tanta  larghezza  di  fondamento  ,  quanta 
il  muro  della  medefiraa  larghezza,  che  fi  alzi  a  confidera- 
bile  altezza  ,  e  foftener  debba  pefi  notabili  ,  efi  gr.  molti 
Soffitti;  o  Volte  di  ftraordinaria  grandezza. 

Quand'anche,  anzi  per  neceffitìi  fi  dovefle  aver  ragione  al- 
la.. 


Pane  Prima,  J7 

la  particolar  altezza  dei  muri  che  fovraftano  al  fondamarr- 
to  ,  in  quefta  maniera  fi  dovrà  meglio  determinare  la  lar- 
ghezza del  fondamento  FB. 

Supponiamo  per  efperienza  che  un  muro  dell'  altezza  di 
20.  piedi  pofifa  aver  ballante  fermezza,  fé  l'infima  bafe  FB 
dell'una,  e  dell'altra  parte  ecceda  la  fuprema  larghezza  AE, 
cioè  la  larghezza  del  muro  quattro  pollici:  ef.  gr.  fé  la 
larghezza  del  muro  farà  di  piedi  2.,  la  larghezza  inferiora 
FB  del  fondamento  fia  di  due  piedi,  e  otto  pollici,  e  per- 
ciò fiano  i  dadi  DF,  GB  di  4.  pollici. 

Per  ritrovare  quanto  alla  larghezza  BF  fi  debba  alTegna- 
re  ,  fé  al  fondamento  fi  doveffe  imporre  un  muro  ,  la  di 
cui  altezza  foflTe  v.  gr.  di  50.  piedi,  colla  regola  aurea,  o 
del  tre,  fi  opererà  come  fegue. 

L'altezza  di  piedi  20.  ricerca  per  larghezza  d'  un  dado 
pollici  4.,  l'altezza  di  piedi  50.  quanta  larghezza  di  dado 
ricercherà?  E  ritroveremo  pollici   za 

Adunque  fé  la  largliezza  AE  fi  fupponga  di  piedi  3.,  fi 
dovranno  alfegnare  all'infima  larghezza  FB  del  fondamento 
piedi   3.,  e  pollici   20.,  cioè  piedi  4.  pollici  8.. 

Scolio. 

51.  Trattandofi  di  far  un  argine  di  pietra  alla  riva  d'un 
fiume  per  ritener  l'acqua  nel  iuo  vafo,o  di  coflruire  qual- 
fivoglia  altro  forte  muro,  che  debba  fodenere  qualche  im- 
pulfa,  allora  è  neceflario  ,  che  \\  taccia  il  foidamenro  più 
largo,  particolarmente  da  quella  parte,  che  (x  oppone  a  ri- 
cever Li  fpinta;  e  poco  mi  fembrerebbe  fé  da  quella  parti 
fi  facefle  la  larghezza  del  dado  il  doppio  maggiore  della 
larghezza  dell'altro  dado,  anche  non  accrefciuta  la  larghez- 
za ,  che  altrove  fi  aflegnafle  al  fondamento .  Ef.  gr.  ad  un 
muro  d'altezza  di  piedi  50.  troviamo  doverfi  fare  un  fon- 
damento, i  cui  dadi  FD,  BG  fiano  di  pollici  io.  per  cia- 
fcheduno,  fupponiamo  che  l'impulfa  fi  faccia  da  E  verfo  A. 
In  quello  cafo  la  fomma  della  larghezza  d^i  dadi,  che  è  di 
pollici  20. ,  fi  dee  dividere  in  tre  parti  eguali  ,  due  delle 
q^uali  fi  diano  al.  dado  FD,  ed  una  al  dado  BG;  cosi  il  ma-- 


jS  Elementi  et  architettura  Civile. 

ro  col  fondamento  fottopcflo  avrà  maggior  forza  di  refifte- 
re  all'impulfa  da  E  verfo  A.. 

Proposi  il  ONE,  Settima.. 

Problema. 

52.  Preparare  il  fondo  acq^uofo  per  collocarvi  il  fonda- 
mento . 

Rifoluzione.. 

Se  qualche  volta  nelle  acque,  ef.gr.  in  mezzo  agli  alvei 
dei  fiumi  fi  dovefle  fabbricare.  In  tal  cafo  il  luogo,  dove 
fi  devono  collocare  i  fondamenti,  primieramente  fi  vuoterà 
dell'acqua;  ciò  fi  può  efeguire  in  quefto  modo.. 

Primo  fi  circondi  il  luogo,  conficcandovi  pali  in  qualche' 
diftanza,  che  ogni  palo  abbia  il  Tuo  incaftro,  e  tra  gli  in- 
caitri  fi  mettano  forti  tavole  ,  le  quali  chiudano  lo  fpazio 
lafciato,  tra  i  pali,  e  formino  come  un  certo  chioftro. 

Secondo  a  quell'ordine  di  pali  ,  alla  diftanza  di  tre  pie- 
di incirca  ;  fi  conficchino  altri,  pali  fituati  paralellamente  , 
e  parimente  s'introducano' nei  loro  incaftri  altre  tavole,  di 
modo  che  come  con  un  nuovo  chioftro   fi  cinga  il  primo. 

Terzo  per  impedire,  che  l'acqua  o  non  entri,  o  non  ef- 
ca  per  quelli  chioftri.  di  legno,,  è  di  neceftit^  coprire  le  ta- 
vole, ed  i  pali  con  una  miftura  di  pece,  refina,  e  bitume,. 
o  d'altra  fimil  materia  che  ritenga  l'acqua. 

Quarto  .   Lo   fpazio    dall'  uno  ,   e    dell'  altro    chioftro     fi' 
riempia  d'arena ,  di  terra  creta  frammifchiata  con  ftrame  , 
parimente  di  rottami  di  pietra  ,   e  letame  [  che  fi  conduce 
colle  barche]  acciocché,  in  quefta  maniera  fi  chiudano  tutti 
i  fori  ;,  tali    materie   fi  ammaflano   calcandole  quanto  farà- 
neceflario. 

Lo  fpazio  chiufo  tra  il  primo  circuito  fi  vuoti  colle  ma- 
chine, folite  adoprarfi  per  evacuare  le  acque;  e  allora  final- 
mente; efaminato  prima  il  fondo  ,  e  fé  cos'i  ricecrhi  il  bi- 
fogno,  coir  arte  confolidato,  il  fondamento  fi  getti,. 

Scfllioc 


Parte  Prima,  3P 

Scolio, 
^3.  Lo  Sturmio  nella  Matematica  giovanile  deWArchitet' 
tura  parte  prima  cap.  5.  attefta  aver  egli  veduto  preflb  gli 
Ollandéfi  coftruirfi  in  quefto  modo  i  fondamenti  in  mezzo 
ai  fiumi,  e  ftagni.  Un'altro  metodo  propone  Volfio  nei  fuoi 
Elementi  d"  Architettura  paragraf.   33p. ,   ma  molto  più   di- 
fpendiofo  ;   imperocché  non  s' infinuano  nei  pali  le  tavole  , 
ma  con  pali  rpeffiffimi  fi  chiude  lo  fpazio,  cosicché  le  par- 
ti efterne,  ed  aflbtigliate  degli  uni  tra  gli  altri  incaflri  fi  col- 
locano. La  maniera  che  di  fopra  abbiamo  riferita,  che  an- 
che Vitruvio  iodò  lib.  5.  cap.  12.  al  terzo  luogo,  non  mol- 
to dalla  noftra  diverfifica,  e  quel  luogo  Peralto  illuftrò  con. 
elegante  figura.  Per  altro  fé  ci  fia  pofiibile  ufare  malta  d'a- 
rena pozzolana,  baderà  cingere  lo  (pazio  ,  in  cui  fabbricar 
fi  debba  con  un  folo  chioltro,  cosi  l'iftefib  Vitruvio:   indi 
fenza  evacuare  le  acque  in  quello  fpazio  fi  gettino  le  pietre 
infieme   coli'  iftefla  malta  ;  perciocché  quefte  materie  ,   per 
di  loro  gravitk  raifettandofi ,  caccieranno  le  acque ,  e  lo  fpa- 
zio verrà  riempiuto;  la  qual  .cofa  certamente  in  qualche  ca- 
io potrk  eflere  vantaggiofa  ,   e  diminuirà  le  fpefe  .    In  qual 
modo  poi  fabbricar  fi  debba  in  un  luogo  ,   dove  le   acque 
non  fiano  quiete,  ma  agitate.  Ef.  gr.  al  lido  del  mare,  fi 
legga  Vitruvio  al  citato  luogo,  e  Belidor. 

CAPO       TERZO. 

Dei  Muri ^  e  dei  loro  diverfi  generi» 

Proposizione   Prima. 

Teorema. 
54.  Nella  coftruzione   dei    muri  fi  dee  avvertire  primo  , 
che  fi  alzino  a  piombo,  fecondo,  che  la  loro  groflezza  ven- 
ga diminuita  nelle  contignazioni  fuperiori . 

Dimofirazione. 
In  primo  luogo  fi  deono  alzare  i  muri  a  piombo,  si  per- 

che 


40  Elerne/ìt't  d Architettura  Civile, 

che  in  tal  maniera  col  proprio  pefo  più  fermamente  ftanno 
fai  fondamento,  s\  perchè  facendoli  pendenti,  ed  inchinati, 
come  le  mura,  delle  quali  fi  rivellono  i  Ripari  delle  Cit- 
ta ,  facilmente  fi  contaminerebbero  dalla  polvere  ,  che  fé 
gli  attaccane  per  l'umido;  o  anche  fi  coprirebbero  di  mo- 
Ico,  e  d'  erbe. 

Secondo.  Perchè  le  contignazioni  fuperiori  foRengono  mi- 
nor pefo  delle  inferiori,  è  ragionevole,  che  i  loro  muri  fia- 
no  più  fottili,  oltre  di  ciò  na(ce  anche  quefto  di  comodo, 
che  i  muri  fuperiori  più  fottili  meno  aggravano  gli  infe- 
riorij  e  fi  diminuifcono  le  fpefe  . 

Scolio. 

55.  A  determinare  con  qual  ragione  fi  formino  le  con- 
trazioni, o  ritiri  dei  muri  nelle  contignazioni  fuperiori,  fi 
dee  riflettere  tanto  alla  materia  di  cui  fono  coltrutti,  quan- 
to anche  all'  altezza  . 

Primo  fé  i  muri  fono  di  mattoni,  che  richiedono  la  lo- 
ro mifura  dal  modello  dei  mattoni ,  la  groflezza  della  fu- 
prema  contignazione,  come  alferifce  Vitruvio,  ed  altri  Ar- 
chitetti,che  lo  hanno  feguito,  come  lo  Scamozzi,  e  Gold- 
manno  ,  fia  di  due  piedi  ,  e  con  ciò  eguaglj  la  lunghezza 
dei  mattoni.  Nella  feconda  contignazione,  cioè  difcendendo, 

fi  affegnino  alla  groffezza  del  muro  piedi  ,  o  mattoni  2.  - 

nell'  infima  poi  fi  faccia  la  groffezza  di  piedi  ,  o  mattoni 
3. ,  il  che  fi  dee  intendere  Iblamente  per  le  Gafe  dei  pri- 
vati, dove  non  fi  fogliono  fare  più  di  tre  contignazioni. 

Ma  nei  Pubblici  edifizj  ,  o  nei  Palagi  de'  Grandi  ,  dei 
quali  maggiore  è  l'altezza,  cos'i  la  proporzione  fi  può  tem- 
perare ,  che  nella  fuprema  contignar.ione  la  groflezza  dei 
mui*i  fia  di  tre  piedi,  nella  feconda  di  quattro,  o  poco  me- 
no, e  cos\  di  poi  accrefcendo  la  groffezza  della  quanrita  in- 
circa d' un  piede  fino  all' infima  contignazione;  e  quella  iftef- 
ia  ragione  di  ritirare  i  muri  fi  può  anche  oflervare  negli 
edifici  ,  che  conftano  di  pietre  tagliate  regolarmente  .  Si 
può  leggere  Chambers  nel  fuo  Dizionario  ptniverfale  al- 
la 


Parte  Prima',  41 

la  parola  ,  Ca/a ,  dove  efpone  i  ritiri  che  per  decreto  di 
pubblica  autorità  devono  avere  in  Londra  le  pareti  nei  nuo- 
vi edificj  di  varia  grandezza,  e  che  fi  potrebbero  anche  co- 
modamente ufare  nei  noflri  paefi . 

Secondo.  Ma  fé  i  muri  fiano  coftrutti  di  rottami  ,  e  di 
pietre  irregolari  ,  allora  meno  fi  devono  ritirare  dall'  imo 
al  fommo,  perchè  la  fìruttura,  effendo  men  foda  ,  è  necef- 
fario  che  i  muri  fi  facciano  più  groffi. 

Terzo.  Se  ai  muri  s' inferifcano  pilaftri,e  colonne,  allo- 
ra il  ritiro  fi  dovrà  fare  con  altra  proporzione ,  come  a  fuo 
luogo  fi  dira  . 

Proposizione  Seconda. 

Problema. 
^$6,  Cofirulre  i  muri. 

Rifoluzione. 

I  muri  fi  poiTono  fabbricare  o  di    mattoni ,   o   di   pietre 
tagliate  in  forma  regolare,  o  di  rottami. 

Primo.  Se  fi  facciano  di  pietre  regolari,  o  di  mattoni, 
oltre  le  altre  fi  adoprino  quefte  cautele. 

La  prima  è,  che  le  pietre,  o  mattoni  fi  dlfpongano  al- 
ternativamente nel  medeiìmo  ftrato  fecondo  la  lunghezza  , 
e  larghezza;  cioè  porta  la  pietra,  o  mattone  A  [Fig.  III. 
T,  L]  fecondo  la  lunghezza  della  pietra,  ovvero  il  matto- 
ne B  fi  collochi  fecondo  la  larghezza ,  e  la  di  lui  lunghez- 
za fcorra  nel  muro  .  La  feconda  è  ,  che  le  unioni  perpen- 
dicolari delle  due  pietre,  o  mattoni  A,  e  B  non  corrifpon- 
dano  alle  unioni  delle  altre  nello  firato  fuperiore,  ma  cir- 
ca il  loro  mezzo,  coficchè  l'unione  E  delle  pietre,  o  mat- 
toni A,  e  B  corrifponda  incirca  al  mezzo  del  mattone,  o 
pietra  fuperiore  D. 

Secondo  .  Se  i  muri  fi  fanno  di  rottami  mediocri  coUi- 
gati  con  malta  fufficiente,  allora  parimente  s'  interpongano 
pietre  tagliate,  o  mattoni,  coi  quali  più  fiabilmente  Ci 
congiungano  i  lottami,  oppure  le  fronti  dei  muri  fi  forma- 

f  no 


42  Elementi  d' Architettura  Civile, 

no  in  maniera  andante  volgare  di  mattoni  ,  o  pietre  rego- 
lari ,  lo  fpazio  poi  di  tre  o  quatro  piedi  ,  che  rimane  tra 
le  fronti,  di  rottami, e  malta  fi  riempia;  oppure  finalmen- 
te fi  fa  una  cafla  di  tavole  ,  e  la  fua  capacita  fi  empie  di 
malta,  e  di  pietre  mediocri  non  eccedenti  la  grandezza  d' un 
pugno,  e  quando  il  muro  fia  afciutto,  fi  levino  le  tavole. 
Quelli  muri  ponno  chiamarfi  fondibili,  o  di  getto. 

Scolio, 
57.  Vi  fono  ancora  certi  muri ,  che  fi  chiamano  gratic- 
c),  perchè  fono  comporti  di  legni  ,  e  di  canne  a  guifa  co- 
me d'una  graticola.  Si  riempiono  i  fpazj  vacui  di  loto,  e  fi 
copre  tutta  l'opera.  Quefti  muri  non  fono  atti  a  foftenere 
parte  alcuna  dell' edifizio;  ma  folamente  a  fuddividere  le  lUn- 
ze  grandi  in  più  picciole;  e  ciò  particolarmente  quando  la 
parte  dell'edificio,  a  cui  devono  fovrallare  non  pofla  fenza 
pericolo  aggravarfi  pon  muro  di  pietre,  o  di  mattoni. 

Proposizione  Terza. 

Problema. 

5?.   Fermare   i   muri   con  ancore  ,  o  come   dicono  con 
catene,  o  chiavi, 

Rifoluzlone. 

Quando  i  muri  o  fono  molto  grofTì,  o  alti  ,  è  cofa  uti- 
le, anzi  fovente  neceffaria,  che  fi  fermino  con  catene  pofte 
nella  loro  groffezza,  acciocché  primieramente  la  parte  efie- 
riore  del  muro  non  fi  fepari  dall'interiore:  in  fecondo  luo- 
go acciocché  i  muri  non   fi  fmuovano  dal  perpendicolo. 

Primo  adunque  ,  fé  i  muri  fono  molto  grolfi  ,  fi  difpon- 
gano  per  tutta  la  lunghezza  del  muro  le  catene  nella  grof- 
fezza del  muro  ifteflb  ;  quefie  catene  ,  le  quali  altro  non 
fono,  che  verghe  di  ferro,  molte  volte  rotonde,  il  cui  dia- 
metro è  eguale  a  due,  o  tre  pollici  ,  ed  anche  più,  termi- 
nano da  una  parte,  e  dall'altra  in  anelli,  volgarmente  chia- 
mati occhj,  per  i  quali  palfano  fpranghe  di  ferro.  Con  ta- 
le artificio  fi  fermano  tra  di  loro  le  fronti  dei  muri. 

Secon- 


Tetrte  Prini,i.  '^9 

Secondo.  Se  1  muri  fono  molto  alti,  allora  le  carene  fi- 
nifcono  in  anello  da  quella  parte,  che  corrifponde  alla  fron- 
te efteriore  del  muro,  nel  qual  anello  sinferifce  li  chiodo,, 
o  fpranga  baftantemente  ferma;  da  quella  parte,  che  corrif- 
ponde alla  fronte  interiore,  le  catene  fi  affottigllano  in  la- 
mina pertugiata  di  fori,  quelle  con  chiodi  inferiti  nei  me- 
deiimi  fori  li  afficurano  alle  travi  fitte  nel  muro;  cosi  s'im- 
pedifce  che  i  muri  non  fi  fcollino  dal  perpendicolo. 

Scolio.^ 
5P.  Invece  di  catene  di  ferro  fi  pofifono  alcuna  volta  ado- 
prare  catene  di  legno;  e  Vitruvio  invero  lib.  i.  cap.  5.  per 
quello  fine  di  legare  i  muri  tra  di  loro,  loda  le  taglie,  o 
piccioli  travicelli  oleaginofi  abbruftolati,  che  penetrino  tut- 
ta la  groflezza  del  muro  in  guifa,che  i  loro  eftremi  pafii- 
no  dall'una  all'altra  parte  del  muro.  In  quefia  maniera  le- 
gavano per  il  paflata  le  medefime  fronti  i  Francefi,  i  qua- 
li per  teftimonianza  di  Cefare  coftruivano  i  muri  cosi  ,^  che 
ponevano  alternativamente  una  ferie  di  pietre  da  una  fron- 
te all'  altra  ,  indi  una  trave  quadrata  ,  che  co'  fuoi  eflremi 
toccava  le  fieffe  fronti,  poi  un'altra  ferie  di  pietre,  e  cosi 
fucceflfivamente;,  in  tal  guifa  ogni  trave  era  cinta  di  quat- 
tro ferie  di  pietre  ,  ed  ogni  ferie  di  pietre  da  quattro  tra- 
vi.  Vedi  la  figura  quarta  ,  nella  quale  A,  A,  A  difegna- 
no  gli  eftremi  delle  travi;,  B,  B,  B  le  ferie  delle  pietre, 
(^Fig.  IV,  T.  /.) 

Proposizione  Quarta, 

Problema. 
tfoì    Defcrivere-  1   varj.  generi  di  muri  ufati  dagli  anti- 
chi .. 

Rifoluzlone.- 
Vitruvio  lib.  2.  cap.  8.  defcrive  fette  generi  di  ftutture" 
anticamente  in  ufo  . 

Il  primo  è  Reticolato,  in  cui  le  pietre  A  (Fig.  V.  T.  /.)' 
casi  fono  difpofte  ,  che  rapprefentano  la  figura  d'una  rete,. 

£  2-  Que- 


'44  Elementi  d' Architettura  Civile  i 

Quefta  maniera  dì  ftruttura  è  grata  all'occhio  ,  ma  non  è 
ferma,  e  facilmente  inclina  a  rovinare. 

Il  fecondo  è  quello  che  Vitruvio  chiama  Incerto  ^  vnzln- 
ferto  (1  dee  chiamare:  in  quefto  le  pietre,©  mattoni  B,  B, 
[Fig.  V.  T.  /.  j  fi  collocano  nella  Itelfa  maniera  ,  che  ab- 
biamo prefcritta  nell'anzidetta  fecondi  propofizione,  e  col- 
la quale  coftruivano  gli  angoli  dei   muri  reticolati. 

Il  terzo  è  genere  Greco  ,  cioè  famigliare  ai  Greci  ,  nel 
quale  tra  due  pietre  C,  G  \_Fig,  VL  T.  /.]  un'altra  pie- 
tra più  lunga  D  fi  frappone  ,  la  quale  a  guifa  di  catena 
fcorre  da  una  fronte  del  muro  all'altra  oppolla. 

Il  quarto  genere  è  Ifodomo  che  fi  compone  di  (Irati  di 
pietre,  o  mattoni  D,  D  eguali  in  altezza  [Fig>  VJI.  T. /.] 

Il  quinto  è  il  Pfeudodifodomo,  nel  quale  gli  (Irati  E  fo- 
no d'inegual  altezza  \_Fìg.  Vili.  T.  /.] 

Nell'uno,  e  nell'altro  genere  o  Ifodomo,  o  PfeudoJifo* 
domo  le  pietre  ,  o  mattoni  fi  difpongono  come  nei  muri 
inferti:  nell'uno,  e  nell'altro  parimente  la  lunghezza  del- 
le pietre,  o  dei  mattoni  che  fcorre  nella  groffezza  del  mu- 
ro può  efler  varia. 

Il  fefto  genere,  che  i  Greci  chiamano  Empleflon,  e  che 
al  tempo  di  Vitruvio  fi  ufava  fabbricando  alla  ruftica  ,  è 
vin  muro,  le  cui  fronti  EH  [Fìg.VJII.T.l]  fi  pulivano;  cioè 
con  un'ordinaria  fituazione  di  pietre,  e  fi  coprivano  col  met- 
tervi fopra  r  incroftatura  ;  ed  il  campo  G  fi  riempiva  di 
rottami  con  malta. 

Il  fettimo  finalmente  è  l'Incatenato  ,  che  non  è  diffe- 
rente dal  fopradetto,fe  non  perchè  ha  le  fronti  fermate  tra 
di  loro  con  catene  di  ferro  KK  [Fig.  VI.  T.  /.] 

A  quefti  in  ottavo  luogo  fi  può  aggiungere  l'Opera,  che 
chiamiamo  Ruftica,  cioè  quando  fi  velte  la  fuperficie  ederio 
re  di  fa(fi,  invece  d'incrofìatura,  i  quali  nel  margine  fono- 
puliti  ,  acciocché  facilmente  poffano  congiungerfi ,  ma  nel 
mezzo  fono  fcabri,  ed  afpri. 

Scolio. 

^i.  Se  q^uetle  cofe  che  abbiamo  dette  nella  feconda  prò» 

gofir 


Parte  Pritnà,  45 

pofizione»  e  quelle  che  in  quefta  abbiamo  efpofle,  infiemS 
ii  confrontino,  manifelìamente  fi  poflbno  rilevare  molti  ge- 
neri di  muri  ufati  dagli  antichi,  ed  oggidì  anche  da  noi. 
L'  ottavo  genere  ,  che  ho  aggiunto  è  particolarmente  utile 
agli  edifìci  ?  '^^^^  devono  foftrire  le  ingiurie  delle  ftagìoni , 
e  che  molto  fono  efpofii  ;  e  quindi  ha  luogo  nelle  Porte 
dille  Citta,  e  nell'infima  contignazione  delle  Gafe  dei  No- 
bili, che  fi  fabbricano  in  campagna,  anzi  vi  fono  di  quel- 
li, che  qualche  volta  imitano  quell'opera  ruftica  anche  nell' 
infima  contignazione  delle  cafe  di  Citta  ,  adoprando  calce, 
ed  arena,  che  rapprefenti  fcabrofita,  e  tingendola  d'un  co» 
lore  più  ofcuro,  che  finga  mole  di  faflb. 

Proposizione  Q_uinta, 

Problema.' 

62.  VefHre  i  muri  d'incroftatura.- 

Rifoluzione. 

Ai  muri  coftrutti  fi  dee  metter  fopra  T  Incroftarura  ,  & 
fntonicatura  ,  che  li  difendano  dalle  inclemenze  dell'  aria  . 
Qj.ieft' opera  da  Vitruvio  fi  chiama  Trulli/atto,  o  fmaltamen- 
to,  perchè  fi  fa  con  un'  iftromento  dai  Latini  detto  Trul- 
la ^  dagli  Italiani  Cazzuola.  Quefte  intonicature  ,  e  quelle 
particolarmente  che  fi  fanno  con  fola  calce  ,  Vitruvio  nel 
lib.  7.  cap.  2.  generalmente  chiama  Jllbarìa  opera  ,  o  mi- 
dura  da  imbiancare  i  muri,  ma  per  maggior  chiarezza  noi 
diftinguiamo  ,  con  Filandro  nelle  annotazioni  a  quefto  luo* 
go,  quattro  generi  d'incroftature.  Il  primo  è  quando  s' in- 
crollano le  pareti  con  fola  ,  o  quafi  fola  calcina  ,  e  quefto 
fi  chiama  opera  d'imbiancatura;  il  fecondo  quando  fi  ado- 
pra  gelfo  ,  e  quella  in  parità  di  ragione  fi  può  dire  opera 
a  gelfo;  il  terzo  è  incroftatura  che  fi  fa  di  calce  mifta 
coir  arena,  ed  è  opera  arenata;  il  quarto,  che  fi  fa  di  mar- 
mo ridotto  in  polvere,  q  di  calce,  e  quello  fi  chiama  ope- 
ra marmorata  ,  o  a  fl^jcco  .  Spiegate  quelle  cofe  ,  vediamo' 
aome  fi  mettano  le  incroilature  fopra  i  muri  ► 

■pri- 


4^  Etementi  d ArcbUettura  Civile» 

Primieramente  fi  facciano  tre  incroRature  di  arenato  ,  e 
poi  tre  altre  d'imbiancatura,  o  a  geffo,  o  marmorato;  nel 
qual  cafo  però  fi  devono  ufare  due  cauzioni;  la  prima  è  , 
che  non  fi  metta  fopra  nuova  incroftatura,  fé  la  prima  non 
fia  quafi  afciuita;  la  feconda  è,  che  lì  facciano  le  prime  in- 
croflature  più  denfe,  e  le  ultime  gradatamente  più  tenere, 
fervando  però  moderaz.ione ,  perchè  quelle,  che  fi  fanno  di 
materia  troppo  tenera, e  liquida  non  folamente  danno  fegni 
di  fiffure,"  ma  predo  ancora  fvanifcono,  e  perdono  la  pulizia» 

Secondo,  le  incroftature  applicate  ai  muri  non  folo  una 
volta,  o  due,  ma  più  volte,  colla  cazzuola  fi  devono  uni- 
re, nettare,  e  pulire,  finché  per  la  loro  fermezza,  e  niti- 
dezza tramandino  non  folo  le  immagini  a  guifa  di  fpecchj , 
ma  in  progreflb  di  tempo  talmente  s'indurino,  che  le  cro- 
fte  da  quelle  recife,  fembrino  riportare  ia  certo  modo  1' ia« 
dole  del  marmo  » 

Terzo,  fé  le  incroftature  fi  vogliano  ornare  di  pitture,  fi; 
dee  dipingere  fopra  la  crofta  che  fia  ancora  umida  ,  non 
arida,  o  fecca;  imperocché  i  colori  diligentemente  dati  fo- 
pra l'umida  crofta  noa  fcemano,  o  languifcono,  ma  perpe- 
tuamente fi  mantengono  ,  ancorché  fi  lavino  :  noi  Italiani 
chiamiamo  le  pitture  date  fopra  le  incroftature  peranche; 
\xm\à^  ^  pitture  afrefco,. 

Scolio. 

53.   I   muri   a   graticio  formati  di  legni   incrocicchiati  ,, 
quando  i  loro  intervalli  con  legnetti  tranfverfali  ,  e  loto,© 
Ararne  mirto  faranno  riempiuti  ,  finalmente  fi  vefiiranno  d'in- 
crofiatura  fecondo  il  folito  coftume  ;   ma  perchè   in  quefii 
muri  le  tavole  drizzate  in  piedi ,  e  trafverfali  ,  che   fervono- 
d'ornamento  alle  porte  ec.   col  loto   fi  deturpano,  e  s'im- 
bevono d'umido,  finalmente  poi  crefcendo  fi  fendono  ;  per- 
ciò Vitruvio   nel  citato  libro  verfo   il    fine   del  capo  terzo- 
comanda  ,  che   allorquando   fi   averìi   gettato   il   loto  fopra 
tutto  il  muro  ,   in  quel  lavoro   fi  con  occhino  canne  perpe- 
tue con  chiodi  murar)  ,  cioè,  come  Filandro  interpreta, eoa 
ehiodi  uncinati,  volgarmente  ribattuti,  che  la  di  loro  te- 


Parte  Prima  *  4^ 

(la  fia  più  larga,  e  fparfa  ,  e  che  Daniel  Barbaro  vuole  chs 
fiano  non  di  metallo  ,  ma  di  legno. 

Dipoi  meflb  nuovo  loto ,  avendo  obbligate  le  canne  ai 
legni  trafverfali  ,  ed  altre  affifle  ai  legni  in  piedi  ,  final- 
mente fi  faccia  l'incroftatura  d'arenato  ,  e  marmorato:  im- 
perocché eflendo  doppio  l'ordine  delle  canne,  che  s' inter- 
fecano,  non  vi  farà  dubbio   che  patifcano  niuna  fenditura. 

Scolio  Secondo. 

54.  Oltre  le  incroftature ,  delle  quali  finora  abbiamo  par- 
lato ,  altre  ve  ne  fono,  che  Filandro  attefta  (al  Comento 
del  capo  terzo  di  Vitruvio)  aggiunte  fi  chiamaflero  ,  o  ri- 
mefle  .  Si  formano  di  marmi ,  d'Alabaftro ,  di  Porfido  ,  di 
Serpentino,  di  Agate,  e  d'altre  pietre  di  fimil  genere,  ta- 
gliate in  quadrati  ,  in  efagoni  ec. ,  ed  anche  di  vetro  :  né 
fi  vertono  le  pareti  d'una  fola  pietra  ,  o  genere  di  marmo, 
ma  di  diverfi  tra  loro  combinati  ;  anzi  anche  di  piccioliffi- 
me  pietre  di  varj  colori  ,  talmente  difpofìe,  che  rapprefen- 
tino  effigie  d'  animali  ,  o  d'altre  cofe,  che  chiamafi  Oper* 
a  Mofako  .  A  quefto  luogo  appartengono  le  incroftature  ufa- 
te  dai  Cinefi  di  picciole  piaftre  preparate  di  porcellana, del- 
le quali  non  fenza  ammirazione  fi  veggono  veftite  le  Tor- 
ri di  Nankin,  e  di  Pekin  .  Ad  imitazione  dei  Cinefi,  i  Fiam- 
minghi fogliono  incroflare  le  pareti  di  certe  flanze  di  por- 
£ellana  ,  ma  fpuria . 

Scolio  Terzo; 

6%,  Ma  niuna  incroftatura  rimefla  fi  può  paragonare  con 
quelle ,  delle  quali  fi  fervi  Salomone  di  coprire ,  e  veftire 
gì' interni  del  Tempio  ;  perciocché  non  folamente  (collate- 
lìimonianza  d'Eupolemo  preifo  Eufebio  nel  lib.  p.  della  pre- 
parazione) copri  le  colonne  di  puriflìmo  oro  della  grolTezza 
d'un  deto ,  ma  anche  interiormente  tutto  il  Tempio  indo- 
rò con  quadretti  d'oro  mafliccio  di  cinque  cubiti  l'uno,  e  li 
fermò  con  quattro  chiodi  d'argento  del  pefo  d'un  talento, 
difpofii  con  ordine  come  una  fpecie  di  bottoni ,  dei  quali 
poche  cofe  fi  poflbno  leggere  nelle  Sagre  Carte  lib.  2.  Para- 
iip.  cap.  3.,  e  nel  lib.  3.  dei  Rè  cap.4.  verf.  i^,  20,  21. 

CA- 


4^  Elff^auf  tsf' Architettura  Civile. 

CAPO       QUARTO. 

Delle  aperture  dei  Muri  ^  dei  Pavimenti ^  e  dei  Soffitti. 
DEFINIZIONE     PRIM^. 

66.  Le  aperture  particolarmente  dei  muri  fono  le  Porte, 
e  le  Fineftre,  le  quali  levando  a  quelli  la  continuazione  li 
rendono  più  deboli,  e  perciò  efjgono,che  fi  ponga  rimedio 
a  tale  inconveniente. 

Scolio. 

6y»  In  quefto  luogo  non  fi  tratta  delle  mìfure  delle  por- 
te ,  e  delle  fineftre  ,  cioè  dell'  altezza  ,  e  larghezza  ;  imper- 
ciocché quefte  s'afpettano  all'  ornato  delle  medefinje. 

Proposizione    Prima, 

Teorema. 

68.  I  muri  in  quella  parte  dove  fi  apriranno  porte  ,  e  fi- 
neftre ,  fopra  le  iftefie  fi  devono  aflìcurare. 

Dimoftrazione. 

Il  muro  fuperiore  per  caufa  dell'  apertura  inferiore  man- 
ca di  foftegno,da  cui  venga  foftenuto  ;  fi  fupplifce  a  que- 
fto foftegno  con  qualche  artificio,  e  d'indi  il  muro  che  fo- 
vrafta  allo  fpazio  vacuo  delle  porte  ,  e  fineftre  con  qualche 
rimedio  deefi  fermare. 

In  tal  cafo  fono  da   ofiervarfi  le  feguenti  regole. 

La  prima  è:  Le  fineftre,  e  porte,  particolarmente  fé  fo- 
no molto  grandi,  fi  facciano  al  difopra  in  arco  ;  impercioc- 
ché cotefti  archi  validamente  refiftendo  al  pefo  fuperiore  , 
compenfano  il  difetto  del  muro  inferiore  :  i  fopraliminari 
piani,  ef  gr.  i  travi  di  legno,  o  anche  di  pietra,  benché 
il  fermino  con  catene  di  ferro,  fempre  corrono  pericolo, 
che  dal  pefo  del  muro  fuperiore  fi  fpezzino. 

JLa  feconda  è  :  Gli  archi  femicircolari  ABC  (Fig.JX.T.I.) 

fi 


Parte  Prima.  j^p 

fi'  preferlfcano  ai  piò  depreflfi  DEF,  o  ai  più  alti  QUI 
compoiH  da  due  fegmenii  di  cerchio  terminanti  in  puma 
in  H, dei  quali  l'ufo  è  frequente  nell'Architettura  Gotica; 
imperciocché  gli  archi  femicircolari  ABG  fono  più  forti  de- 
gli altri. 

La  terza:  nelle  fineftre,  e  nelle  porte  più  picciole  potrà 
anche  follevarfi  il  pefo  del  muro  che  fovralta  alle  impone, 
cioè  ai  travi  KL  {Fig.  X.  Tav.l.)  congiunti  in  L  a  guifa 
di  conio  ;  le  altre  eltremiiU  delle  quali  non  fi  appoggino 
al  fopraliminare  piano  KL  ,  ma  immediatamente  fopra  i 
pilalìri  delle  fineftre  ^  o  delle  porte  in  K,  ed  M. 

La  quarta  :  fé  fi  dovranno  formare  le  fineftre ,  o  le  por- 
te in  grazia  di  comodo  ,  o  di  eleganza  della  figura  d'  un 
paraleiiogrammo  ,  il  vacuo  degli  archi ,  o  dei  foftegni  a  co- 
nio fi  riempia  di  piccioli  mattoni  ,  o  di  fimil  materia  più 
leggiere  ,  dal  cui  pefo  non  pofla  romperfi  il  fopraliminare 
piano  fottopofto* 

La  quinta:  le  aperture  delle  fineftre,  o  delle  porte  cor- 
rifpondenti  nelle  diverfe  contignazioni  dell'  edificio  fi  ftia- 
Bo  fopra  le  une  alle  altre  perpendicolarmente  dall'  imo 
al  foramo  ,  né  le  fuperiori  aperture  fi  facciano  di  minor 
larghezza  delle  inferiori  ;  altrimenti  la  parte  del  muro  fa- 
periore  ftarebbe  fopra  il  vuoto  dell'  apertura  inferiore  ,  e 
perciò  mancherebbe  di  foftegno. 

La  feda  :  le  fineftre  ,  e  le  porte  non  mai  fi  avvicinino 
agli  angoli  dell'  edificio  ;  imperciocché  elfendo  gli  angoli 
parti  fermiffime  della  fabbrica  ,  che  con  muro  più  denfo 
delle  altre  devono  elfere  raflbdate  ,  fi  guardi  di  non  inde- 
bolirle con  tali  aperture. 

DEFINIZIONE    SECONDA. 

'  6p.   Il  Terrazzo  è  un  certo  genere  di  ftruttura   non  in- 
nalzato ,  ma  orizontalmente  diftefo  ,  altrimenti  chiamato  pa*  ' 
vimento,  dal  percuotere  ,  cioè  dal  battere,  o  eguagliare  il 
fuolo  con  una  macchina ,  che  fi  chiama  ma-izeranga  .   Tre 
forti  di  pavimenti  ranamemora  Vitruvio  lib,  7.  cap.  i* ,  il 

g  primo 


5®  Elemoìft  i Architettura  Civile. 

primo  fi  fa  a  piè-piano,il  fecondo  fopra  i  foffitti,  il  terzo 
allo  fcoperto.  Al  primo  genere  fi  ponno  anche  richiamare 
certi  pavimenti, che  i  Greci  folevano  ufare  nelle  loro  ftan- 
ze  d' inverno  ,  dei  quali  tratta  lo  fteffo  Vitruvio  in  quello 
libro  al  cap.  ^ 

Proposizione  Seconda.. 

Problema. 

70.  Effettuare  il  pavimento  a  pie-piano,  cioè  nello  flef- 
/b  piano  della  terra  ,  o  al  pian-terreno.. 

Rifoluzione. 

Primieramente,  fé  il  luogo  nel  pian-terreno  fia  o  in  tut" 
to  ,  o  in  parte  ammaflato,  o  congeftizio  ,  colla  mazzeran* 
ga  fi  fpiani  diligentemente,  e  s'eguagli. 

Secondo  ,  fi  faccia  uno  Arato  di  felci  non  più  groffe  di 
quello  poffa  contenere  una  mano  ,  e  le  flìedefime  con  mal- 
ta d'arena,  e  calce,  infieme  fi  congiungano. 

Terzo,  al  primo  flrato  fé  ne  rimetta  un'  altro  di  faffo- 
lini  minori  fpezzati  ,  a  tre  parti  dei  quali  fi  frammifchj 
una  parte  di  calcina  fé  fono  nuovi;  fé  poi  foflero  Itati  ca- 
vati da  antichi  edificj  ,  o  pavimenti  ,  a  cinque  parti  di 
quelli  fi  aggiungano  due  parti  di  calcina. 

Seolio. 

71.  Se  ci  piaccia  fare  un  pavimento  nel  pian-terreno  fe- 
condo il  coftume  de'  Greci. 

Primo  ,  fi  fcavi  nel  fuolo  all'  altezza  di  due  piedi  incir- 
ca ,  e  fopra  il  fuolo  battuto  fi  getti  il  pavimento  compo» 
Oo  di  rimafuglj  di  terra  cotta ,  in  modo  che  nel  mezzo  fiìi 
più  alto ,  acciocché  1'  umido  pofla  ftillare  nei  eanali  da  for- 
mare dall'  una  ,  e  dall'  altra  parte  ai  lati  ;  i  canali  poi  ab- 
biano aperture ,  donde  T  umore  che  ftilla  nei  medefimi  pof- 
fa fcorrere  altrove. 

Secondo,  al  pavimento  fi  fovrappongano  carboni,  e  que- 
fli  calcati  ,  e  ben  battuti  fi  faccia  uno  fiirato  d' una  certa 
miftura  di  fabbione  ,  caJcina  ,  e  ceneri  all'  altezza  incirca 

di 


Ftt^te  Prima''  '5r 

ài  mezzo  piede,  e  la  di  lui  fuperficie  fi  riduca  a  livello.- 

Terzo,  il  fommo  livello  fi  freghi  con  pietra  d'aguzzare' 
i  coltelli  (volgarmente  mola)y  e  fi  afciughi  ;  dal  che  riful- 
ta  una  certa  fpecie  di  pavimento  nero  ,  fui  quale  fé  cadef- 
fe  dai  bicchieri  il  liquore,  o  fi  fputalfe,.  fubito  afciuttereb- 
be  ,  e  fopra  cui  camminando  a  piedi  nudi  non  fi  fente  freddo». 

Proposizione  Terza» 

Problema.' 

yi.  Formar  il  Pavimento  fopra  i  Soffitti  di  legno, 

Rifoluzione. 

Primo,  congiunte  le  tavole  d'Ifchio  ,  o  di  Quercia  con' 
doppio  ordine  ,  e  raccomandare  alle  travi  con  due  chiodi 
per  ciafcheduna  ,  fé  gli  ftenda  fopra  felce  ,  o  mancando  que^- 
fìo  paglia  ,•  acciocché  non  fi  offendano  le  tavole.- 

Secondo  ,  fi  getti  fopra  il  rottame  ,  e  la  materia  come" 
avanti  ,  e  bene  fi  pefli ,  fi  rimeni,  e  fi  raffodi. 

Terzo,  Ct  fovrapponga  ,  fé  piace,  il  nocciolo,  o  anima,, 
cioè  una  eroda  folidiffima  comporta  di  due  parti  di  terra- 
cotta pefla,  con  una  di  calcina.- 

Quarto  ,  finalmente  fopra  1'  anima  fi  flenda  il  pavimen- 
to, o  di  bricioli  minuti  tinti  di  vario  colore,  come  fi  fa 
tieir  opera  a  mofaico,  o  di  pietre  più  grandi  ,o  di  matto- 
ni di  figura  triangolare,  quadrangolare,  efagona,  o  di  qual- 
lìvoglia  altra  figura  ,  le  quali  cofe  tutte  dipoi  fi  fpianino' 
diligentemente  ,  acciocché  non  vi  refiino  feffure,  e  tutte  le 
unioni  fi  riempiano  d'arena  ,  di  calcina  ,  e  di  marmo  in 
polvere  ,  il  che  Vitruvio  chiama  coprirà  d' intonicatura ,  e^ 
Wareno  poi  chiama  incrofiare.- 

Scolio.- 

73.  Quando  fi  debbano  imporre  ai  foffitti  di  legno  i  pa-^ 
vimenti  ,- Vitruvio  egregiamente  ammonifce  ,  che  fi  avver- 
rà,- che  alcuna  parete  inferiore  non  tocchi  il  tavolato  del- 
foffitto,  altrimenti  potrebbe  accadere  ,  che  alquanto  ceden-- 
do'  il  tavolato  ,  ed  appoggiandofi  alla  parete,  come  foftegno' 

g^  2-  immo-- 


5 2  Elementi  d' Jlrchltetttira  Civile, 

immobile, le  altre  fue  parti  trovandofi  libere  maggiormen-' 
te  fi  pieghino  ,  e  difcendano  ,  e  perciò  il  pavimento  refi* 
danneggiato. 

Scolio  Secondo. 

74.  Al  giorno  d'oggi  i  pavimenti  fopra  1  foffitti  fi  fan- 
no con  minor  preparamento  ,  e  fpefa  ;  perciocché  fi  fervia- 
mo d'un  fol  ordine  di  tavole,  ed  alle  tavole  ìftefTe  lafcia- 
to  anche  il  felce ,  e  le  paglie  s'  impongono  i  calcinacci  y 
ma  fecchi  ,  e  al  difopra  con  malta  fi  difendono  i  mattoni» 

I  mattoni  desinati  per  coftruire  i  pavimenti  fi  devono 
fare  più  larghi,  e  più  fottili  di  quelli,  cui  fi  compongono 


1  muri. 


Ne'  paefi  più  freddi  Invece  di  matton-i   fi  coprono  I  pa- 
vimenti,, le  Itutfe,  e  le  danze  di  tavole  ;  giovano  a  tener 
lontano  il  freddo  ,  ed  a  confervare  il  calore.  Per  queflo  fi- 
ne fono  più  utili  disile  altre  le  tavole  d'Abete,  perchè  per 
ia.  loro  rigidezza  meno  fi  piegano. 

Proposizione  Q^uarta.. 

Problema. 

75.  Fare  11  Pavimento  allo  fccperto.. 

Rifojuzione. 

Acciocché  il  pavimento  efpoflo  all'aria  libera,  ed  al  gem- 
ito, o  al  foverchio  calore  non  venga  dannificato.. 

Primo,  con  doppio  ordine  di  tavole  unite  alle  travi  coti; 
felce  triturato,  e  diftefo,  o  paglia,  fi  fliccia  il  primo  ftratO' 
di  felci  nuove  mille  con  una  parte  di  terra  cotta  pefia, al- 
la cui  miflura  di  cinque  parti  ,.  due  fé   ne  aggiungano  di 
calcina. 

Secondo  ,  a  quefio  (Irato  fi  fovrapponga  il  calcinaccio,- 
che  avendolo-  fortemente  calcato  rimanga  almeno  dell'  altez- 
za d'un  piede. 

Terzo  >  al  calcinaccio  fi  fopragglunga  il  nocciolo  ,  ed  al 
nocciolo  s'imponga  il  pavimento  di  pietre  piuttofto  grandi 
Quadrate ,   la.  cui  groffeiza  fia  eguale  a   due  d«ti  ;.  fi  di» 

f^on? 


Parte  Prima',  5J 

fpongano  però  In  gaifa  che  il  pavimento  nel  mezzo  (ìa  pen- 
dente ,  ed  abbia  per  ogni  due  piedi,  due  pollici  di  penden- 
za. 

Compiute  regolarmente  ,  e  diligentemente  tutte  quefte 
cofe  ogni  anno  avanti  l' inverno  s  imbevano  di  tanta  fec- 
cia d'oglio,  q^uanto  bevete  ne  polTano. 

Scolio  Primo. 

75.  Volfio  prercrlve,che  le  giunture  delle  pietre  fi  riem- 
piano di  calcina  eftinta  nell'  oglio,  e  mifchiata  con  vetro,, 
mattone  pelio  (volgarmente  c'trojjo)  crivellato,  e  parimene 
te  limatura  di  ferro.  Aggiunge  inoltre,  che  quando  le  pie- 
tre fi  fcaldano  per  il  calor  del  Sole  fi  ungano  con  cera,, 
trementina,  e  refina  liquefatte,  e  fra^mmirchiate,  acciocché 
non  ricevano  l'umido,. 

Scolio  Secondo. 

jy,  Vitruvlo,  acciocché  i  pavimenti  allo  fcoperto  refifta- 
ro  meglio  alle  inclemenze  delle  ftagioni ,  fuggerifce  un  al- 
tro metodo  di  formarli  :  comanda  adunque,  che  fubito  s'im- 
pongano le  teitole  al  calcinaccio,  le  quali  però  fiano  di  tal 
groflezza  che  all'  intorno  vi  fi  poffano  fcavare  dei  canalet- 
ti .  Quelli  canaletti  fi  devono  riempire  di  calce  fciolta  con 
oglio,  la  quale  fortemente  comprefla  nelle  unioni,  impedirla 
che  l'umido  non  penetri  tra  le  giunture;  fopra  quelU  te-- 
ftole  cos\  commeffe  fi  ponga  il  nocciolo  egualmente  ben 
battuto  ,  dipoi  fi  faccia  il  pavimento ,  cioè  Ifrato  di  pietre 
grandi  quadrate  ,  o  minori  di  marmo  Trevertino  in  figura- 
di  fpica,  cioè  Romboide,  alle  quali  fi  polfono  foftituire  mat-- 
toni,  cotti  della  medefima  figura. 

Proposizione  Quinta, 

Problema.- 
78,  Formare  il  Soffitto  di  legno. 

"Rifoluzione. 

■     Primo,  s' impongano  grolTe  Travi,  che  fiìano  fopra  il  fo*- 

lido,.  non  fopra  le  aperture  delle  fineftre  ,  0  delle  porte,    . 

Se* 


54  Elementi  dt Architettura  Civile. 

Secondo,  alle  Travi  iftefle  s'impongono  legni  quadrati  nù- 
nori  ,  la  diftanza  dei  quali  fi  determina  o  dalla  lunghezza 
delle  tavole  che  devono  foflenere  ,  fé  fi  collochino  fecondo  la 
lunghezza  ,  o  dalla  maggiore,  o  minor  fermezza  delle  tavo- 
le ilteffe,  fé  fi  fovrappongano  fecondo  la  lunghezza;  quelle' 
che  fono  deboli ,  e  facili  a  piegarfi  fi  fofterranno  con  più 
fpefìTi  foftegni  ,  o  finalmente  Ci  determinerà  fecondo  il  pefo 
del  pavimento  da  fovrapporvifi  ^ 

Terzo,  le  tavole  fi  fermino  con  chiodi  alle  travi  ,  e  le^ 
gni,  e  più  che  fi  pofla,  tra  di  loro  fi  congiungano. 

Quarto,  fé  i  travi  più  grolfi  non  fi  pollano  quadrare  ,  fi' 
riveltano  con  tavolato  di  tavole  ,  acciocché  moltrino  la  fi* 
gura  regolare  d'  un  paralellepipedo  ;  nel  qual  cafo  però  (t 
avverta  di  adoprare  travi  di  buona  qualità,  né  foggetci  ad; 
alcun  vizio,  perchè  coprendoli  di  tavole  non  fi  potrà  fcopri- 
re  fé  fi  pieghino,  o  fi  fendano,  o  fi  corrompano  ec. 

Quinto,,  tal  forte  di.  foffitti,.  fé  piace,  fi  adornino  di  pit- 
ture . 

Quefta  maniera  di  cofiruire  i  foffitti  di  legno  è  volgare,, 
che  fé  fi  defiderafle  nafcondere  le  travi ,.  ed  in  più  pulito- 
modo  coftruirli,  fi  operi  cosi- 
Primo,  alle  travi,  e  legni  colle  fovrappofie  tavole,  come- 
avanti,  difpofti,  inferiormente  altri  legni  s'inchiodino,  indi^ 
al  di  fotto  fi  mettano  altre  tavole  ben  pulite  ,  e  diligente- 
mente infieme  congiunte  cosi,  che  formino  un  foffitto  piano.. 

Secondo ,.  nel  mezzo  di  quello  piano  fi  lafci  uno  fpazio 
quadrato,  o  lungo,  in  quella  guifa  che  fofle  la  danza  qua- 
drata, o  lunga,  i  cui  lati  fiano  paralelli  ai  lati  della  ftan- 
za.  Nel  primo  cafo  fi  potrebbe  defcrivere  un  cerchio  inve- 
ce d'un  quadrato,  e  nel  fecondo  invece  d'un  quadrangolo  fi: 
potrà,  delineare  un  ellilTe  ad  angoli  obliqui. 

Terzo,  il  perimetro  dell' area  di  mezzo  Ci  orni  con  una* 
cornice  leggiere,,  che  fi  diftingua  dall'altre  aree  laterali,  la' 
qual  cornice  alle  volte  fi  tinge  di  color  diverfo  del  fondO' 
del  foffitto  ..  Neil'  area,  di  mezzo  ,  fé  piace ,  fi  facciano^ 
gitiure  w 

Quar- 


TàTte  Frims,  ^^ 

Quarto,  laddave  il  foffitto  termina  colle  pareti  fi  circon- 
di con  una  cornice  ,   tinta  di  color  diverfo  ,  la  quale  però 
non  abbia  molto  fporto ,  acciocché  per  il  fuo  pefo  non  fi 
iiacchi  dal  muro,  e  cada. 

Proposizione  Sesta, 

Problema , 
751.  Veftire  di  geflb  il  Soffitto  di  legname. 

Rifoluzione. 
In  due  maniere  ciò  fi  può  fare.  La  prima  è,  fé  ai  travi 
fuperiori  fi  aggiungano  altri  legni,  ed  a  quefti  fi  connetta- 
no le  canne  o  candii  con  filo  di  ferro,  coficchè  non  fi  poC- 
fano  fmuovere  dal  fuo  luogo  ,  e  finalmente  fi  coprano  di 
geflb,  e  le  altre  cofe  fi  facciano  come  fi  è  detto  nella  pro- 
pofizione  iuperiore  , 

L'altra  maniera  è,  fé  fitti  dei  legni  trafverfali  nelle' tra- 
vi fopra  vi  fi  getti  il  loto  mefcolato  collo  firame,  ed  avan- 
ti che  .diventi  fecco  fé  gli  introducano  pezzetti  irregolari 
di  mattoni;  quando  poi  farà  fecco  fi  aggiunga  il  geflb,  ed 
il  rimanente  fi  fàccia  come  fopra. 

Proposizione  Settima. 

Problema. 
€0.  Confiruire  i  foffitti  in  Arco,  o  a  Volta, 

Rifoluzione. 
I  foffitti  in  arco  fi  chiamano  Camere,  e  fono  di  tre  fpé- 
cìe,  cioè  emisferici,  a  mezza  bote,teftugginatì,  o  a  crocie- 
ra. Gli  emisferici  hanno  la  figura  d'un  emisfero  concavo, 
quelli  a  mezza  bote  imitano  il  fegmento  d'un  cilindro  con- 
cavo,! tefiugginati,  o  a  crociera  vengono  comporti  da  mol- 
ti fegmenti  di  cilindri  vuoti,  che  cominciano  dal  murp,  e 
poi  infenfibilmente  fi  reftringono,  terminando  in  un  angolo 
comune,  o  apice,  come  (nella  Fig.XJ.  T.  I,)  che  rappre- 
fenia  quattro  fegmenti  di  cilindro  cavo  ACB,  BGE,EGD, 

DCA 


^6  Elemonì  it  Arch'ttetturA  Civile, 

DCA  concorrenti  a  poco  a  poco  neU'eftremitU  comune  C. 
AI  giorno  d'oggi  quefti  due  ultimi  vocaboli  a  V<  ha ,  e  Te- 
fluggine,  benché  abbiano  diverfi  fignificati  ,  promifcuamente 
fi  adoprano  per  un  medefimo.  Notate  quelle  cole  il  foffiito 
in  arco,  o  a  volta  fi  cofìruifce  in  quefto  modo. 

Primo,  fi  fac<;iano  archi  di  tavole  della  larghezza,  ed  al- 
tezza che  ricerca  il  volto  da  coftruirfi  ,  che  li  collocheran- 
no fopra  i  muri  ,  e  pilafiri  ,  ai  quali  dovera  fovr>.ftare  il 
volto,  e  medefimamente  gli  archi  ,  con  travicelli  a  traver- 
(o  tra  di  loro  fi  congiungano  ,  e  al  di  fopra  fi  coprano  di 
tavole,  che   fecondino  la  figura  del  volto  da  coftruirfi. 

Secondo,  di  fopra  fi  lavori  il  volto  o  in  quella  guifa  che 
coflruire  fi  fogliono  i  muri  ,  o  di  pietre  ,  o  mattoni  dì  fi. 
gura  particolare,  formati  a  modo  di  con;  troncati. 

Terzo,  quando  il  volto  farà  fecco  gli  archi  di  legno,  e 
le  tavole  fi  rimuovano,  e  s'incrofii  la  fuperficie  interiore  del 
volto  ,  e  fi  pulifca  ec. 

Scolio  Primo. 

8i.  Affinchè  i  pilaftri  ,  fu  i  quali  fia  appoggiato  il  vol- 
to, fieno  eguali  al  pefo,  o  a  foffrire  l'impullò  laterale;  la 
groflezza  dei  pilaftri  cosi  dagli  Architetti  viene  determinata. 

Primieramente  l'arco  ACDB  [,Ftg,  Xll.  T.  II.'}  fi  di- 
vida in  tre  parti  . 

La  corda  DB  fi  continui  finché  HE  diventi  eguale  a'DB. 

Secondo,  dal  punto  B  fi  lafci  cadere  fotto  AB  la  perpen- 
dicolare BG . 

Terzo,  dal  punto  E  fi  conduca  (òpra  GB  la  perpendico- 
lare EF,  e  farà  EF  la  groflezza  del  muro  ,  o  pilaftro  cer- 
cata . 

Abbenchè  la  dimoftrazione  di  quefta  regola  non  fi  dia  , 
nuUadimeno  fi  può  ufare  come  comprovata  dalla  fperienza. 
Vedafi  intorno  a  quefto  argomento,  cioè  intorno  alla  grof- 
fèzza  del  muro  da  proporzionarfi  all'  impulfo  degli  archi , 
Belidor  nella  fua  Opera  Science  des  bìgenieurs . 

Scolio  Secondo. 

82,  Ho  detto  che  talora  fi  coftruifcono  le  volte,  o  piut* 
*  -    -  tofto 


Parte  Prima'.  57 

torto  gli  archi  delle  volte  di  pietre,  o  mattoni  di  partico- 
lar  figura  a  guifa  di  conj  troncati  ,  tagliati  ,  o  rapprefen- 
tati  ,  Di  quella  materia  parla  Defchales  nel  fuo  Trattato 
Del  tagliar  le  pietre ,  e  il  P.  Frartcefco  Derande  nella  fua 
Archite^ure  àes  Foutes, 

CAPO       QUINTO. 

Dei  Tetti ,  e  dei  fajìigi  ,  e  d' altre  cofe  ad  ejji  appartenenti, 

DEFINIZIONE. 

83.  Il  tetto  è  la  parte  fuperiore  dell' edificio,  colla  qua- 
le fi  copre  tutta  la  Fabbrica  ;  nel  tetto  fi  può  confiderare 
tanto  la  parte  efteriore  ,  che  realmente  copre  l'edificio, quan- 
to l'interiore,  che  ferve  a  foftenere  l'efteriore. 

Proposizione    Prima. 

Problema. 

84.  Fare  la  corruzione  interna  del  tetto. 

Rifoiuzione. 

La  coftruzione  del  tetto  fi  compone  con  varj  legni  tra 
fé  conneffi  ,  ed  nicatenati ,  dei  quali  l'ufo  pofitivo  ,  ed  il 
nome  fi  fpieghera  brevemente. 

Primo  ,  i  legni  ,  o  catene  AA  (Fig.XIII.  Tav.IL)  che  fo- 
no come  bafe  di  tutto  il  tetto,  fi  collochino  fecondo  la  lun- 
ghezza dei  muri. 

Secondo,  fi  alzino  dipoi  i  Canterj  ,  o  cavalli  AB,  che  al 
di  fopra  in  B  finifcano  in  angolo . 

Terzo, i  canterj  trafverfalmente  fi  connettano  coi  travi CG 
a  traverfo. 

Quarto,  i  canterj,  e  legni  a  traverfo  fi  leghino  coi  cavrio- 
liCD,CD. 

Quinto,  fopra  i  canterj  fi  difpongano  i  tempielli  ,  cioè 
travicelli,  o  legni  di  poca  grolfezza,  ai  quali  finalmente  fi  at- 

h  tac- 


5S  Elementi  à^ Architettura  Civile. 

tacchino  le  tegole  uncinate  ,  o  (i  pongano  tavole  da  rico- 
prire con  piaftre  di  metallo  ,  o  crofte  di  pietre  foflìli  ec. 
fecondo  il  diverfo  coftume  dei  paefi,  o  genere  degli  edifizj. 

Scolio . 
85.  Quella  per  l'ordinario  è  la  corruzione  femplicifTima 
dell'  inteiiore  del  tetto,  la  quale  però  in  molti  cafi  è  mol- 
to più  artificiofa ,  ed  è  comporta  di  moltiplicìth  dì  membri; 
intorno  a  ciò  fi  può  vedere  il  citato  P.  Defchales  nel  fuo 
Trattato  òzìV /Irte  delle  travature. 

Proposizione  Seconda. 

Problema. 

Z6.  Dichiarare  la  forma  efteriore  del  tetto. 

Rifoluzione. 

La  figura  efteriore  dei  tetti  è  varia  ;  imperocché  altri  fo- 
no declivi  da  una,  due,  o  più  parti;  altri  piani,  ed  acco- 
modati al  paffeggio,  che  fi  fanno  con  infenfibile  pendenza. 
I  tetti  del  primo  genere  ,  che  pendono  da  una  fola  parte  , 
da  Vitruvio  fi  chiamano  deliciati  ,  o  a  gronda  ,  quelli  che 
pendono  da  due  parti,  difpulviati,  quelli  che  fono  in  pen- 
dalo da  quattro  parti ,  e  al  difopra  concorrono  in  un  apice 
comune,  teftugginati. 

A  quelli  due  generi  d'edificj  inclinati ,  e  piani  fi  può  ag- 
giugnere  il  terzo,  di  quelli  cioè  che  fi  alzano  a  cupola  emis- 
ferica ,  ed  ai  quali  s'  impongono  le  lanterne  ,  come  fi  fuol 
fare  nei  Tempj,  alcuna  parte  dei  quali  fi  copre  con  quella 
forte  di  tetto. 

Proposizione  Terza. 

Teorema. 
87.  I  tetti  fi  devono  efteriormente  veftire  per  difenderli 
dall'inclemenza  dell'aria,  e  delle  ftagioai. 

Dimoftrazione. 
La  cofa  per  fé  fteffa  è  manifefta,  ma  fi  dee  aver  riguar- 
do alla  fcielta  della  materia  con  cui  vetìirli. 

Pri- 


Parte  Prima.  5P 

Primo,  i  coprimenti  di  canne,  di  ftrame,o  di  afficelle  di 
legno  fi  caccino  dall'Architettura,  perchè  malamente  difen- 
dono dalle  pioggie  gli  edificj,  ed  inoltre  fono  foggetti  agli 
incendj  .  Simili  tetti  però  in  Germania  fi  ufano  di  frequen- 
te, o  perchè  non  abbiano  miglior  materia  da  prepararli,  o 
perchè  in  quei  paefi  meno  fiano  pericolofi ,  non  efìen do  forfè 
colk  in  ufo  i  cammini,  che  per  aperti  forami  nel  tetto  tra- 
mandino il  fumo- 
Secondo,!  coprimenti  di  metallo  fono  ottimi,  ma  hanno 
i  loro  incomodi  ,  imperciocché  fé  fi  ferviamo  di  piaftre  di 
piombo, troppo  aggravano  il  tetto,  dal  calor  del  Sole  vengo- 
no offefe  ,  e  fé  per  accidente  fuccedeffe  incendio  ,  fi  lique- 
fanno  ,  ed  a  chi  accorre  per  eftinguer  l'incendio  cagionano 
pericolo  .  Le  piaRre  di  ferro  {lagnate  ,  o  latte  poco  durano, 
e  fono  foggette  al  ruggine.  Finalmente  le  piaftre  di  rame, 
e  molto  più  di  bronzo  ,  quali  furono  quelle  ,  delle  quali  ù. 
fervi  Salomone    per  coprire  i  portici  degli  Atrii  ,  e  le  ftan- 
ze  del  Tempio,  e  colle  quali  era  in  paflato  coperto  il  Pan- 
theon ,  o  la  Rotonda   di  Roma  ;   ma  ricercano  grandiffima 
Ipefa. 

Terzo,  dopo  i  metalli,  fono  a  propofìto  per  veftire  i  tet- 
ti le  lamine  di  pietra,  ma  fi  rifletta  che  non  fiano  di  ma- 
teria troppo  pefantc  ,  come  fono  le  gran  pietre,  colle  quali 
è  coperta  l'antica  Rocca  d'Utrecht  nel  Sobborgo  di  S.  Ger- 
mano fui  Reno,  e  che  Palladio  Romano  Scrittore  illuftre, 
accuratamente  defcrive  nel  Iib,4. cap.  Jp.  colle  loro  unioni. 
Più  leggieri  fono  le  lamine,  che  fi  preparano  con  certa  pie- 
tra facile  a  fenderfi  di  color  nericcio  :  quefte  lavorandole 
in  figura  regolare  ,  e  difponendole  in  ordine  conveniente  ar- 
recano bellezza  ai  tetti  ;  ma  dal  vento  gagliardo  ,  e  dalla 
grandine,  che  cade  con  impeto,  facilmente  fi  rompono. 

Quarto,  i  coprimenti  che  fono  più  in  ufo  fi  compongo- 
no di  tegole  di  terra  cotta  .  Que?ie  fono  di  tre  generi  :  cioè 
tegole  uncinate,  embrici,  e  tegole  a  foggia  d'embrice;  le 
prime  fono  piane,  le  feconde  concave  a  guifa  di  canaletti, 
le  terze  fono  piane  come  le  uncinate,  ma  hanno  i  margi- 

h.  z  ni 


6o  Elemefjti  d  Anì/itettura  Civile. 

ni  come  gli  embrici  formati  in  canaletti.  Le  uncinate  con- 
ciliano veiiuRa  al  tetto  ;  imperocché  i  tetti  fembrano  co- 
me veftiti  di  fquamme  ;  gli  embrici  dirpofti  efìendo  gli  uni, 
e  gli  altri  nelle  loro  rifpettive  cavità  egregiamente  difendo- 
no i  tetti  dalle  pioggie  ,  e  rendono  ai  medefimi  fermezza 
maggiore  ;  ma  per  il  pefo  tre  volte  maggiore  aggravano  i 
tetti  ;  finalmente  le  tegole  a  foggia  d'embrice  fomminiflra- 
no  ai  tetti  fermezza,  e  buon  alpetto  ,  né  fono  di  tanto  pe- 
fo, né  in  cafo  d'incendio  cos'i  facilmente  fi  difgiungono,  né 
dalla  caduta  dei  frammenti  chi  fi  accorta  viene  offefo. 

Proposizione   (Quarta. 

Problema. 

88.  Affegnare  le  particolari  regole  per  la  ooRruzione  dei 
tetti . 

Rifoluzione,' 

Primieramente  il  tetto  non  fia  troppo  pelante  ,  né  trop 
pò  leggiere:  nel  primo  cafo  troppo  aggrava  l'edificio  fotto- 
pofio;  nell'altro  le  parti  dell' edificio  meno  validameate  tri 
fé  connette,  perchè  il  tetto  è  non  folo  nuda  difefa  dell'edi- 
ficio, ma  anche  catena,  e  legamento  di  tutta  la  ftruttura  ^ 
richiede  perciò  conveniente  pefo. 

Secondo,  il  tetto  non  fia  troppo  alto,  né  troppo  baffo» 

Nel  primo  cafo  col  pefo  inutile  aggrava,  e  per  la  copii 
dei  legnaìTii  è  più  foggetto  agli  incsndj.  Nell'altro  cafo  poi 
non  ha  pend'io  fuHiciente  ,  d'onde  le  pioggie,  e  le  nevi  non 
folo  diflìcilmente  cadono  ,  ma  con  danno  delle  tegole  ,  nel 
tetto  ifieffo  fi  rifiagnano.  Gli  Italiani  dividono  tutta  la  lar- 
ghezza del  tetto  in  nove  parti  ,   due   delle    quali  aflegnano 
alla  elevazione  del  fupremo  faltigio  dall'imo  a^  fommo,   il 
che  arreca  al  tetto  proporzionata  pendenza:  deefi  però,  co- 
me ammonifce  Vitruvio,  confiderare  la  condizione  dei  pae- 
fi  ;   perciocché  quegli  che  foggiacciono  a  più  copiofe  piog- 
gie, e  nevi,  vogliono  avere  i  tetti  di  maggior  pendio,  ed 
allora  la  necefilta  de.e  dar  luogo  alla  bellezza.  Volfio§.  120. 

deli' 


Parte  Prima,  tft 

dell'  Architettura  civile  per  i  fuoi  proprj  paefl  aflegna  1'  al- 
tezza fuddupla  della  larghezza  del  tetto. 

Terzo, fi  dee  por  cura  che  il  tetto  prema  egualmente  le 
parti  fottopoile  dell'  edificio  ,  e  quindi  il  Palladio  vuole  , 
che  anche  i  muri  interni  foftengano  qualche  parte  del  pe- 
fo ,  acciocché   tutto   il   pefo   ai    muri   efteriori   non  fi  ap- 

Quarto,  è  molto  lodevole  l'ufo  di  certi  paefi ,  nei  qua- 
li i  muri  divifòrj  degli  edificj  alquanti  piedi  fi  alzano  fo- 
pra  i  tetti;  in  tal  maniera  s'impedifce  che  l'incendio  paf- 
fx  da  un  edificio  all'altro  vicino. 

Quinto,  le  ultime  tegole  dei  tetti  coi  fottopofti  foftegni 
fi  devono  collocare  cos'i,  che  fcarichino  le  pioggie  lontane 
da  i  muri  degli  editìc)  .  Molte  volte  alle  tegole  medefime 
fi  unifce  con  ottimo  configlio  un  canaletto  di  metallo,  che 
riceve  1'  acqua  cadente  dalle  tegole  ,  e  per  mezzo  di  pic- 
cioli tubi  a  certi  fpazj  eguali  difpolU,  fi  carica  o  nelle  pub- 
bliche ftrade,  o  negli  interni  cortili  delle  cafe, 

CAPO       SESTO. 

Dei  diverfi  generi  di  fulchri ,  o  fofìegni . 

DEFI-NIZIO-NE    PRIM^. 

8p.  Sotto  nome  di  fulchri  gli  Architetti  Intendono  cer- 
te opere,  che  altre  opere  da  fondamento  ftabile  foftengano, 
perchè  non  rovinino  ;  i  generi  però  di  quedi  fono  varj  , 
i  quali  particolarmente  comprendo  nelle  feguenci  definizioni. 

DEFINIZIONE    SECONDA. 

^■0.  Le  Anteridi  ,  o  Erifmi  ,  dagli  Italiani  Controforti  , 
o  Speroni;  fono  fulchri,  o  fofiegni  deRinati  peri  muri  mol- 
to groffi  acciocché  non  fi  fendano ,  o  non  fi  gonfino  ,  co- 
me AB  ec.  [Fig.  XIF.  T.  //.] 

DE- 


(fi  Elementi  à' Architettura  Civile. 


DEFINIZIONE    TERZ^. 

^i.  Le  Colonne,  e  Pile,  o  Pilaftri  fono  fulchri  rotondi^ 
o  quadrati  ,  che  hanno  tre  parti  particolari  :  la  bafe  AC, 
[_Fig.  XV.  T.  //.]  lo  fcapo  medio,  o  furto  CD,  ed  il  ca- 
pitello DB.  Se  le  colonne,  o  Pilaftri  folamente  con  qualche 
loro  parte  fporgano  fuori  del  muro  ,  fi  chiamano  colonne  , 
e  pilaftri  parietini  ,  o  appoggiati  al  muro,  ed  anche  vol- 
garmente Lefene  . 

Scolio. 

pa.  Le  colonne,  e  pilaftri  devono  la  fua  origine  ai  tron- 
chi degli  alberi  ,  o  fpogliati  folamente  della  corteccia  ,  o 
in  forma  di  prifmi  quadrangolari  ridotti  ,  coi  quali  i  tetti 
degli  antichi  tugurj  venivano  foftenuti.  Dappoiché  quei  tron- 
chi eoa  faflb  quadrato  informe  fi  munivano,  acciocché  per 
l'umido  della  terra  non  fi  corrompeffero;  al  di  fopra  poi  {\ 
armavano  con  una  grofla  tavola  quadrata  ,  perchè  dal  pefo 
del  tetto  non  fi  fendettero,  da  quelli  ebbero  origine  le  ba- 
fi  ,  e  capitelli  delle  colonne  .  A  fomiglianza  pure  degli  ar- 
borei tronchi  le  colonne  dall' imo  al  fommo  dolcemente  fce- 
Miano,  e  fi  aflbttigliano.. 

DEFINIZIONE    QIJ^RT^. 

0  2.  Dalle  colonne  vengono  gli  Atlanti,  e  le  Cariatidi: 
Gli  Atlanti  fono  ftatue  di  uomini  ,  e  le  Cariatidi  di  fem- 
mine che  fanno  le  veci  di  colonne  ,  e  foftengono  qualche 
parte  dell'edificio  cogli  omeri,  o  col  capo. 

Scolio. 

P4.  Vitruvio  dice  ,  che  la  foftituzione  delle  Cariatidi  in 
luogo  delle  colonne  furono  introdotte  dai  Greci, avendo  efpu- 
gnata  la  Citta  di  Caria  confederata  coi  Perfiani  .  Atterrata 
la  Citta,  ed  uccifi  gli  uomini,  le  matrone  di  quefti  furono 
dai  Greci  condotte  in  fchiavitù;  gli  Architetti  poi  di  quel 
tempo  ,  acciocché  la  vendetta  dei  Cariatidi ,  dai  Greci  ri- 
por. 


Parte  Prima,  53 

portata,  alla  memoria  dei  pofteri  pervenlfle,  desinarono  le 
ftatue  delle  fchiave  matrone  a  reggere  il  pefo  nei  pubblici 
edificj .  . 

DEFINIZIONE    QUINTA. 

5?  5.  Sotto  alle  colonne  ,  ed  ai  pilaftri  fi  mette]  il  piedl- 
ftalio  HA  ;  e  fopra  di  eile  fi  coftruifce  la  trabeazione  BE 
IFìg.  Xy.  T.  7i.]  (i),  l'una,  e  l'altra  delle  quali  fi  di- 
fiingue  in  tre  parti.  Il  piedeftallo  viene  comporto  dal  baf- 
famento  GH,  dal  tronco,  o  dado  GF,  e  dalla  Coronide,  o 
cimafa  FI  ,  col  fovrappofto  fcamillo  ,  o  fottobafe  lA  (2), 
La  trabeazione,  o  intavolamento,  è  comporta  dall'  architrave 
BL,  dal  Fregio  LK,  e  dalla  cornice  KE,  le  quali  parti  o 
della  trabeazione  ,  o  del  piediftallo  gli  Architetti  diftinguo* 
no  in  parti  più  minute  ,  delle  quali  fi  parlerà  allorquando 
tratteremo  degli  ordini .  Frattanto  barti  aver  notate  que- 
rte  cofe  . 

DEFINIZIONE    SEST^. 

pò.  La  Parartata  ,  o  Anta,o  aletta,  è  un  pilartro  parie- 
tino  ,  che  di  frequente  fi  colloca  come  altra  fpecie  di  ful- 
cro, in  vicinanza,  o  dietro  le  colonne,  ed  è  dertinato  a  fo- 
ftenere  gli  archi.  La  Parartata,  o  Paraftade  come  la  qplon- 
na  tiene  la  fua  bafe  ,  il  tronco  ,  0  rtipite  ,  ed  il  fuo  capi- 
tello, che  anche  importa  fi  chiama. 

Scolio. 

pj.  Qtierto  nome  fi  dk  ancora  a  quelle  prominenze  ,  o 
rifalli, o  rifalite,  che  fortengono  gli  archi, o  altri  pefi  fenza 
parartadi . 

DE- 

(  1  )  Le  proporzioni  di  que(\'  Ordine  Tofcano  fono  cavate  dal  Barozzio  . 

(  2)  La  lortobafe  e  un  Dado  ,  o  Zecco,  che  molte  volte  fi  mette  lotto  la  bafe 

della  Colonna,  ed  ha  di  altezza  un  lemidiametro  ,  e  che  nella  figura  XV. 

fi  i  lafciato  per  non  alterare  le  prefcrttte  proporzioni  del  Vignola  • 


(^4  Elementi  d Architettura  Civile. 

DEFINIZIONE    SETTIMA!- 

p8.  Al  genere  di  fulcro  fi  richiamano  anche  altre  non 
poche  opere,  che  brevemente  comprendo  in  quelta  definizio- 
ne. Primieramente  fono  le  pofle  ,  o  erte  delle  porte,  e  fi- 
neftre,  che  foftengono  i  fopraliminari,  e  timpani,  o  fronti- 
fpizj,  o  frontoni  delle  aperture. 

Secondo.  Le  cartelle,  che  anteriormente  feguono  la  nor- 
ma della  voluta  fi  collocano  ai  fianchi  delle  erte  per  forte- 
nere  i  fopraliminari  . 

Terzo.  I  mutuli,  e  falfi  mutuli,  modiglioni,  e  finti  mo- 
diglioni, ed  altre  cofe  fimili  fottopofte,  foftengono  le  coro- 
ne, o  cornici  che  molto  fporgono.  A  quefto  genere  di  ful- 
cto  vengono  ì  dentelli  . 

Quarto  .  Il  canterio  a  fimile  foftegno  come  le  cartelle , 
modiglioni, ma  di  mole  più  grande  ,  e  che  s'impiega  nelle 
trabeazioni  de'Golifei. 

Quinto.  Il  Cuneo,  Chiave,  o  Serraglia  ,  chiude  la  fom- 
mita  degli  archi,  e  foftiene  particolarmente  il  pefo  del  fo- 
vrappofto  muro  , 

Sefto.  Le  colonnelle, o  hAn^tr^o  balaujìri  ,ifervono  ad  or- 
nare, e  foftenere  i  poggi,  o  parapetti. 

Proposizione  Untica. 

Teorema, 
pp.  I  Fulchri ,  che  recano  maggior  fermezza,  e  fpecie  di 
maggior  fermezza  fi  devono  avere  per  i  più  perfetti. 

Dimoftrazione. 
Imperciocché  primieramente  i  fulchri  fono  deflinatha  fo- 
ftentare  le  parti  dell'edificio    men    ferme  ,   quelle    adunque 
che  hanno  più  di  fermezza  fono  maggiormente  accomodate 
al  fine,  e  perciò  più  perfette. 

Secondo  .  Negli  edificj  bifogna  anche  aver  riguardo  alla 
fermezza  apparente;  adunque  i  fulchri  che  moftrano  fpecie 
di  fermezza  maggiore  fono  da  preferirfi  . 

Co- 


Parte  Prima,  jlfj 

Corollario . 

100.  Da  quefte  cofe  raccogliere  fi  poflbno  molte  regole 
d'intorno  ai  fulchri  . 

Primo.  Le  colonne,  e  pilaftri  devono  coliocarfi  fopra  fo- 
lida  bafe,  che  di  loro  fìa  più  larga;  perchè  cos\  fìanno  più 
fermi  . 

Secondo.  Le  colonne,  e  pllaftri  devono  diminuirfi ,  affot- 
tigliarfi  ,   o   raflremarfi  dalla  bafe    fino  al    capitello   a    gui- 
(à  di  conio    troncato  ,   o   di    piramide   quadrangolare    tron- 
cata ;   perciocché    tai    corpi    più  difficilmente    dal    Aio   luo- 
go fi  finuovono,  e  cadono,  di  quello  che  i  cilindri,  o  prif- 
mi  quadrangolari . 

Terzo  .  Per  la  flefla  ragione  le  colonne  panciute  ,  delle 
quali  la  parte  di  mezzo  è  più  grofla  deli'  infima  ,  e  della 
ibmma,  non  fi  devono  aflblutamente  ufare   negli  edifici. 

QjLianto  maggiore  farà  la  ragione  del  diametro  ,  o  grof- 
fezza  della  colonna  alla  fua  altezza,  tanto  più  ferma  fark 
la  colonna,  com'è  manifefto,  e  perciò  quando  dalle  colon- 
ne fi  dovranno  fofienere  gran  pefi  ,  quella  figura  delle  me- 
defime  fi  dee  prefciegliere,  in  cui  la  ragione  della  groflezr.a 
all'altezza  farà  maggiore. 

Le  colonne  non  fi  circondino  di  anelli  ,  di  corone,  e  fi- 
mili  ornamenti,  perchè  dimoftrano  fpecie  di  minor  fermez- 
za . 


PAR- 


66 

PARTE     SECONDA. 

Della  comodità  degli  Edificj. 

Lla  comoditi  degli  edificj  s'  afpettano  in  primo 
luogo  la  pofizione,o  pofitura  relativamente  alle 
regioni  dei  Mondo;  fecondo  la  falubritìi  deii'aria; 
terzo  il  lume  fufficiente  per  gli  atfari  domeftici; 
quarto  la  forma,  e  figura  tanto  di  tutto  l'edifi- 
cio, quanto  delle  di  lui  parti  particolari  ;  quinto  la  gran- 
dezza; fedo  la  difpofizione,  e  compartimento.  Intorno  a  ciò 
verferemo  nei  feguenti  Capi . 

CAPO      PRIMO. 

Della  comodità y  della  pofizìoney  della  falubrità^  e  del  lume. 
Proposizione  Prima. 

Problema . 

loi.  In  qual  luogo  fondar  fi  debbano  le  Città,  e  Ca- 
de Hi  . 

Rlfoluzìone. 

Primo  .  Per  collocare  le  Città  ,  e  Cartelli  cercar  fi  dee 
un  fuolo  fertile, ed  abbondante  di  ricchezze,  acciocché  d'in- 
di quelle  cofe  che  fono  al  vitto  neceffarie,  ed  agli  altri  ufi 
umani  ,  gli  abitanti  facilmente  ,  ed  in  copia  procacciar  fi 
poflano  . 

Secondo.  Conviene  fabbricarfi  i  Caflelli,  e  molto  più  le 
Citta  vicine  a  qualche  fiume  navigabile,  per  cos'i  facilmen- 
te tradurre  le  dovizie  dei  paefi  vicini,  o  anche  dilìanti,  e 
cambiarle  colle  proprie  . 

Terzo.  Le  ftrade  pubbliche  talment'ì  fi  diriggano,  che  le 
regioni  dei  venti  famigliari  non  le  rechino  nocumento  ,  e 
quelle  fervano  loro  come  di  canali  per  infinuarfi  nelle  piaz- 
ze j  ed  altri  luoghi  fimili  ,  che  dal  popolo  fi  frequentano , 

Quar- 


P/:rte  Seconda,  67 

Quarto.  SI  elegga  un  luogo  d'aria  falubre;  ma  della  fa- 
lubrith  dell'aria  parleremo  or  ora. 

Scolio. 

102.  Vitruvlo  tratta  del  determinare  la  pofitura  delie 
Citta  nel  lib,  i.  e.  5. ,  e  in  quello  eafo  adduce  1'  efempio  di 
Mitiiene  Caftello  magnifico,  ed  elegante  in  paflTato  nell'Ifo- 
la  di  Lesbio  ;  ma  imprudentemente  verfo  le  regioni  del 
Mondo  collocato  in  guifa,  che  fplrando  Auflro,  gli  Uomi- 
ni fi  ammalavano,  foffiando  Coro,  o  Cauro  toflivano  ,  fpi- 
rando  poi  Aquilone  rifanavano;  ma  negli  angiporti,  o  pic- 
ciole  ftrade  ,  e  nelle  piazze  non  potevano  fermarli  a  caufa 
dell'inclemenza  del  freddo. 

A  quello  efempio  più  recentemente  aggiunger  fé  ne  può 
un  altro  del  nuovo  Mondo  ,  laddove  la  Citta  di  Panama 
nell'America  fettentrionale  fabbricata  ns^U'Illmo  dell'  ideilo 
nome,  avendo  le  ftrade,  e  le  piazze  cos\  difpofte  ,  che  dal 
nafcer  del  Sole  fino  al  tramontare  ,  fono  percoffe  dai  raggi 
folari  che  quafi  al  di  lei  vertice  fovraftano  (  giace  quella 
tra  la  Zona  torrida);  avviene  perciò,  che  in  tempo  ferena 
per  il  calor  del  Sole  le  ftrade, e  le  piazza  fono  inutili.  Quan» 
do  al  contrario  fé  dirette  foflero  all' Auftro,  avrebbero  quel 
vento  fempre  favorevole  ,  come  lo  farebbe  ai  noftri  paefi  , 
fé  il  fervor  del  Sole  fofle  temperato  . 

Proposizione  Seconda» 

Problema. 
103.  Qual  pofizione  fi  debba  alfegnare  agli  edificj,  e  par» 
licolarmente  a  certe  fue  principali  parti. 

Rifoluzione, 
Per  ciò  che  appartiene  alla  pofizione  dell'edificio  fi  ofìer- 
vi  l'indole  del  Paefe,  in  cui  fi  ha  da  fabbricare;  imperoc 
che  altrimenti  in  Egitto,  altrimenti  in  Spagna,  altrimenti 
in  Ponto  ,  altrimenti  in  Roma  ec.  fono  da  collocarfi  gli 
edificj  ,  perchè  altri  paefi  hanno  il  Sole  verticale  ,  o  non 
molto  lontano  dal  vertice  ,  altri  fempre  lontano  ;   in  altra. 

i  2.  manie- 


6S  Elementi  ^ Arch'ttettma  Civile. 

maniera  più  lontano,  in  alrra  più  vicino  ec.  inoltre  a  certi 
venti  un  paefe  è  foggetto,  ed  altri  ad  un'altro,  ed  in  di- 
ve rfi ,  i  venti  iRefli  hanno  proprietà  diverre,alle  quali  cofe 
tutte  nella  pofizione  dell'edificio  è  neceflario  riflettere.  Ef. 
gr.  nei  paefi  fettentrionali  ,  dove  infierifce  il  freddo  fi  ri- 
volgano gli  edificj  al  mezzo  giorno,  come  a  parte  più  te- 
pida; nei  meriggionali  poi,  che  fono  abbrucciati  dal  calor 
del  Sole  ,  a  Settentrione  come  a  parte  più  frefca  devono 
rivolgerfi  . 

Per  ciò  che  s  afpetta  alle  parti  particolari  degli  edificj 
dobbiamo  riflettere,  che  le  Cantine  non  ricevano  il  lume 
dal  meriggio,  o  dall'  oriente  ;  ma  da  fettentrione.  Le  con- 
ferve dell'olio  al  contrario  prendono  il  lume  dal  meriggio, 
acciocché  1'  olio  non  fi  congeli ,  ma  dal  tepido  del  calore 
fi  mantenga  liquido.  I  Grana)  fi  collochino  nella  parte  più 
alta  delle  Cafe,  che  pzrò  iia  rivolta  al  Sole. 

Le  Librerie  non  devono  guardare  al  meriggio,  ne  all'oc- 
cidente ,  perciocché  i  venti  umidi  ,  e  caldi  di  la  fpirando 
generano  tignuole  ,  e  le  alimentano  ,  ed  in  tal  fito  fi  cor- 
rompono i  libri» 

Le  Sale  d' inverno  per   mangiare  ,   guardino    V  occidente 
d'inverno,  come  clima  più  tepido;  quelle  per  la  primave- 
ra, ed  autunno  l'oriente;  quelle  dell' eftate  fiano  rivolte  a 
Settentrione. 

Le  Stalle  de' Buoi  nei  rufticali  edificj  fi  collochino  In  vi^ 
cinanza  della  Cucina,  acciocché  fieno  fcaldate  dal  calor  del 
fuoco,  e  guardino  l'oriente. 

Le  Scuderie  ,  o  Stalle  dei  Cavalli  al  contrario  iì  rivol- 
gano al  meriggio,  ma  lontane  dal  fuoco,  e  dal  Sole  nafcente. 

Scolio. 
104.  Quelle  cofe  per  verità  intender  fi  devono  per  qaan- 
to  comporti  l'  occafione  ,  e  difpofisione  del  luogo,  e  alme- 
no fi  diipongano  cosi  le  parti  dell'edificio,  furriferite  .  Se 
poi  queite  non  polfono  avere  la  fituazione  ,  e  politura,  che 
abbiamo  defcritta,  fi  procuri  almeno,  che  dal  prsfcritto,  quan- 
to fia  pollibile,  non  molto  fi  allontanino. 

Pro- 


Fdrte  Seconda .  ép  , 

Proposizione  Terza. 

Problema. 

105.  Indagare  qual  luoghi  fune  più  dirpofti  a  godere 
della  falubrità  dell'aria. 

Rifoluzione. 

Aria  falubre  fomminirtrano  primieramente  i  luoghi  più 
elevati,  e  meno  foggetti  alle  nebbie,  e  rivolti  verfo  i  climi 
più  temperati  del  Mondo  . 

Secondo  .  I  luoghi  che  fono  lontani  dalle  paludi ,  e  che 
non  hanno  il  mare  né  al  meriggio,  né  all'occidente. 

Terzo.  Tra  i  luoghi  paluftri  quelli  fono  più  falubrijche 
in  vicinanza  del  mare  faranno  coftituiti  verfo  il  Borea  ,  o 
Euroborea,  ma  più  alti  dei  lidi  ,  acciocché  le  acque  dalle 
fofle  poffano  derivar  nel  mare.  Il  mare  per  il  fluffb,  o  bo- 
rafche  gonfiandofi  ,  per  le  fofle  nelle  paludi  pofla  fcorre- 
re,  e  colla  di  lui  falfuggine  ,  ed  amarezza  i  venefici  ani- 
maletti affogare. 

Q_Liarto  .  Gli  Antichi  giiidicavano  della  bontà  dell'  aria 
dal  vedere  le  vifcere  ,  e  particolarmente  il  fegato  della 
pecore  fagrificate  ,  come  die»  Vitruvio;  dalla  lividezza  dei 
quali,  o  dalla  folida,  e  vivace  conftituzione  conghietturavano 
la  quaiitadelle  acque  ,  dei  pafcoli,e  condizione  del  luogo. 

Proposizione  (Quarta. 

Problema, 
icd.  Determinare   in  qual  maniera   fi  debba   ricevere  il 
lume   nelle  cafe. 

Rifoluzione. 
Gli  edificj  da  fabbricare  in  luoghi  aperti  ef.  gr.  in  cam- 
pagna, o  quelli  anche  che  fi  coftruifcono  in  Gitth,da  cgni 
parte  feparati  dalle  cafe  vicine,  e  ballantemente  djlVanti ,  ri- 
cercano dagli  Architetti  non  molta  cura  ad  introdur  lume 
fufficiente  nell'  edificio  ;  imperciocché  il  lume  in  qusfii  ca- 
li 


7©  Elementi  (C Architettura  Civile, 

fi  dappertutto  fi  fpande  ;  ma  quando  poi  fabbricar  fi  debba 
dove  le  altezze  delle  pareti  comuni  ,  o  la  riftretrezza  del- 
le ftrade,  o  altri  impedimenti  oppongonfi  al  lume  ,  quefte 
regole  fi  devono  ollervare. 

Primo.  Dall'  altezza  ef.  gr.  del  muro  oppofto  ,  che  fem- 
bra  impedire  la  luce  ,  fi  tiri  una  cordicella  fino  al  luogo 
da  illuminarfi  :  che  fé  da  quel  luogo  fi  fcopra  uno  fpazio 
del  cielo  abbaftanza  aperto,  ponendo  l'occhio  vicino  a  ter- 
ra, e  guardando  verfo  la  fommita  dell' oppollo  oltacolo  ,  il 
lume  potrà  a  fufficienza  in  quel  luogo  penetrare  . 

Secondo.  Se  dalle  travi,  dai  fopraliminari ,  o  dalle  con- 
tìgnazioni  dei  tetti  venga  impedita  1'  infinuazione  del  lu- 
me, in  tal  cafo  fi  fcemino  le  prominenze,  e  s'introduca  il 
lume  ^ 

Terzo.  Da  qualunque  parte  guardar  fi  pofla  il  cielo,  ivi 
fi  dellini  il  luogo  per  le  finellre  ,  acciocché  gli  edificj  fia- 
no  lucidi  ^ 

Quarto.  Se  il  bilogno  ricerchi  ,  che  non  fi  pofla  ricever 
lume  per  mezzo  di  fineflre  aperte  nei  muri  laterali  a  caufa 
delle  cafe  troppo  vicine,  fi  facciano  forami  nei  foffitti  ,  ed 
il  forame  ^i  munifca  di  ferrata,  d' indi  il  lume  dalle  conti- 
gnazioni  fuperiori ,  o  anche  da  fineftre  aperte  nel  tetto  al- 
le ftanze  fi  trafmetta  „ 

Qi-iinto.  I  portici,  o  loggle  molto  larghe  che  Impedi- 
fcono  il  lume  libero  alle  fineltre,  {i  fchivino  . 

Serto  .  Si  evitino  anche  nelle  danze  i  colori  dei  muri  y. 
o  dei  foffitti  troppo  ofcuri,  che  aflbrbifcono  il  lume,  o  iti 
poca  copia  lo  diffondono,  ma  fi  preferifcano  piuttolto  i  fof- 
fitti a  lìucco  ,  e  le  pareti  imbiancate  ,  d'  onde  il  lume  ia 
gran  copia  ad  ogni  parte  ii  trafmette  . 

Proposizione  Qu i n t a^ 

Problema. 
107.  AfTegnar  regole   particolari  di    ricevere  il  lume  in 
-cafi  particolari . 

Rifo. 


Parte  Seconda.  71 

Rifoluzione. 

Primo.  Le  danze  da  lettole  le  librerie  abbiano  le  fine- 
flre  verfo  oriente,  perchè  tanto  quelle,  quanto  quefte  prin- 
cipalmente hanno  bifogno  del  lume  della  mattina  . 

Secondo.  La  principal  facciata  delle  cafe  quanto  fia  pof- 
fibile  guardi  il  mezzo  giorno,  perchè  d'indi  alle  danze  prin- 
cipali, ed  agli  ornati  efteriori  del  frontifpicio  più  copiofa- 
mente  il  lume  fi  fparga  . 

Terzo.  Un  luogo  comodiffimo  tra  le  vicine  cafe  per  fab- 
bricarvi farà  ,  fé  1'  edificio  talmente  coftruir  fi  poffa  ,  che 
due  facciate  di  quello  formino  angolo,  e  due  guardino  nel- 
le piazze,  e  fopra  le  ftrade  maeltre-,  dalle  quali  fi  prende- 
re lume  abbondante  . 

Quarto  .  Se  ciò  confeguir  non  fi  poffa  ,  1'  anteriore  dell' 
edificio  chiufo  tra  le  vicine  cafe  fi  faccia  quanto  più  lun- 
go fi  pofla  ,  acciocché  in  quello  difporre  fi  poflano  molte 
aperture  fopra  la  pubblica  ftrada  .  In  tal  cafo  nell  interno 
non  dee  mancar  il  Cortile  ,  d'  onde  s'  illuminino  le  parti 
interiori  deli'  edificio  . 

Quinto .  Le  fineftre  quadrate  fi  preferifcano  alle  arcuate 
egualmente  alte  ,  che  larghe  ,  perchè  le  quadrate  maggior 
lume  ti-afmettono;  tra  le  quadrangolari  poi  quelle  che  han- 
no più  di  altezza  che  di  larghezza  fi  devono  prefciegliere, 
imperocché  il  lume  quafi  tutto  il  giorno  cade  dall'alto,  e 
non  dai  lati;  ed  in  fatti  le  finefìre  che  hanno  l'altezza  il 
doppio  maggiore  della  larghezza  (la  qual  figura  di  fineftre 
è  comodiffima)  fomminiftrano  il  lume  più  vivace  di  quel- 
le, che  hanno  la  larghezza  doppia  dell'altezza. 

Seflo.  Le  Gallerie,  cioè  confervatoj  di  pitture  ,  ed  altre 
opere  fquifite;  le  botteghe  inoltre  di  quelli  che  ricamano,  o 
dipingono  ;  finalmente  i  luoghi  tutti  che  richiedono  lume 
coftante,  ed  invariabile  ,  lo  devono  prendere  dal  Settentrione. 

Scolio. 

108.  Quefte  leggi  hanno  le  loro  eccezioni  dipendenti 
piuttofto  dalla  iftituzione  degli  uomini ,  che  dalia  natura 
della  cofa;  il  che  dimoftrerò  con  un  efempio.  I  Gentili  in 

pafla- . 


7i  ElemefJti  ([Architettura  Civile, 

paflato  per  una  certa  vana  fuperftizione  fottraevano  ai  pro- 
prj  Tempi  la  luce,  dicendo  cos'i  concigli^rfi  in  luoghi  om- 
brofi,  ed  ofcuri  un  certo  f<igro  orrore.  Al  contrario  i  Cri- 
iliani  ,  abbandonando  quella  fupsrftizione  ,  amano  veder  le 
loro  Chiefe  anche  internamente  illuiriifate  ,  e  rifplendenti; 
ma  poi  contro  le  regole  deirArchitettura  rivolgono  le  fac- 
ciate principali,  i  frontifpicj  più  magnifici,  e  le  porte  ver- 
fo  occidente;  la  qual  cofa  però  è  mifteriora  ;  imperciocché 
coloro  che  entrano  nel  Tempio  ad  orare  guardano  1'  orien- 
te ,  e  fi  richiamano  alla  memoria  quel  Sole  ,  che  nacque 
per  la  falute  dell'uman  genere.  Per  tal  caufa  ancora  foglio- 
no  fepellire  i  cadaveri  cos'i,  che  diftefi  co' piedi  verfo  orien- 
te, quafi  anche  dopo  morte  abbiano  gii  occhi  rivolti  verfo 
qu«lla  beata  regione  . 

CAPO       SECONDO. 

Della  comodità  della  figura.,  e  della  grandezza , 

Proposizione    Prima. 

Teorema. 

10^.  Negli  edifici  privati  non  fi  dee  mai  ufare  della  fi- 
gura circolare;  nei  pubblici  può  aver  luogo. 

Dimolirazione. 

Benché  la  figura  circolare  fia  la  più  capace  di  tutte,  for- 
tiflima  a  refiftere  ,  e  gratìifima  alla  vifta  ;  perchè  però  è 
molto  difpendiofa,  e  inoltra  poco  accomodata  alla  diitribu- 
zione  del  lume  ,  e  delle  ftanze  ,  quindi  nelle  private  ftrut- 
ture  non  è  opportuna. 

Al  contrario  nelle  pubbliche  ,  dove  non  fi  ricercano  dl- 
vifioni  di  ftanze,  come  ne'Tempj,  nelle  gran  Torri,  negli 
Anfiteatri  ec.  La  figura  circolare  ,  o  ovale  anticamente  fu 
in  ufo,  e  oggidì  utilmente  s'impiega,  per  eifere  tal  figura 
ijiaflimamente  capace  di  moltitudine  di  perfone  . 

Corol- 


Parte  Seconda.  j^ 

Corollario  Primo. 

HO.  Per  la  medefuna  ragione  non  fi  adoprrno  nei  priva- 
ti edifici  le  figure  di  molti  angoli,  che  fi  accoftano  al  cer- 
chio :  nulladimeno  il  Palazzo  Ducale  di  Parma  fabbrica- 
to per  ufo  della  Famiglia  Farnefe  in  Gaprarola  dal  Ba- 
rozzio,  e  formato  in  figura  di  cinque  lati,  fi  celebra  come 
un  prodigio  dell'Architettura;  l'Architetto  iftefllb  però  nel!' 
ifcrizione  affifla  al  palazzo  ingenuamente  confefla  aver  egli 
non  poco  fudato  per  fituare  convenientemente  i  lumi  ,  ed 
evitare  le  inutili  vacuità. 

Ma  invero  le  intiere  Citta  fecondo  il  giudizio  di  Vitru- 
vio,  e  di  quafi  tutti  i  moderni  Architetti  non  altra  figura 
è  più  a  propofito,  che  quella  di  molti  angoli,  cioè  di  5., 
6. ,  7.  ec. ,  dalla  qual  comune  opinione  il  folo  Kemplero  , 
ch'io  fappia,  fi  fcofta,  antiponendo  egli  alle  altre  la  figura 
quadrata  nel  fuo  nuovo  trattato  di  Forfijìcazione  . 

Corollario  Secondo. 

111.  Perchè  né  meno  colla  figura  triangolare  fi  pofiono 
comodamente  diftribuire  leftanze,  anche  la  triangolare  nei 
privati  edificj  fi  fchivi  ;  alle  Città  neppure  ella  è  addatta- 
bile,  perocché  gli  angoli  dei  fuoi  Baftioni  diverrebbero  trop- 
po acuii  . 

Proposizione  Seconda. 

Teorema. 

112.  Negli  edificj  civili  la  figura  quadrangola,  e  fpecial- 
mente  la  quadrata  fi  dee  preferire  . 

Dimoftrazione. 

Imperocché  non  eOendo  conveniente  la  figura  circolare 
per  i  privati  edificj  ,  o  quafi  circolare  ,  né  la  triangolare  , 
né  quella  che  confti  d'angoli  più  di  quattro,  rimane  la  fo- 
la  quadrangola  d'applicarfi  ai  medefimi. 

Tra  le  figure  quadrangole  la  quadrata  è  migliore  delle 
altre,  e  perchè  ammette  comodiffimo  ripartimento ,  e  per- 
chè fotto  egual  giro  di  lati  maggior  fpazio  comprende,  che 
le  altre  figure  quadrangole. 

k  Corol- 


74  Elementi  d' Architettura  Civile. 

Corollario  Primo. 

113.  Delle  figure  quadrangole  preferire  fi  devono  quelle, 
che  fono  rettangole;  perciocché  il  Rombo,  e  la  Romboide 
fomminiftrano  ripartimento  difficile  per  gli  angoli  acuti  , 
che  danno  occafione  ad  inutili  vacui  ,  ed  inoltre  in  egual 
perimetro  di  lati  chiudono  minor  fpazio  delle  figure  qua- 
drangolari rettangole  . 

Corollario  Secondo. 

114.  Alle  figure  quadrangolari  rettangole  fi  preferifcono 
quelle,  che  più  s'accoftano  al  quadrato,  e  la  lunghezza  del- 
le quali  ha  ragione  alla  larghezza  ver.  gr.  come  332,0 
4  a  3,  o  5  a  4  ec.  Le  figure  poi  quadrangolari  rettango- 
le ,  nelle  quali  la  lunghezza  è  doppia  della  larghezza  ,  0 
che  fi  chiamano  biquadrato  ,  o  di  due  quadri  ,  hanno  luo- 
go nei  Tempi  ,  nelle  Sale  ,  nei  Portici ,  ed  in  altre  fomi- 
glianti  brutture  .  . 

Proposizione  Terza. 

Teorema. 
115.  Altre  figure  vi  fono,  che  chiamar  ^\  poflbno  com- 
polte,  e  che  egregiamente  s'addattano  ad  alcuni  edificj. 

Dimortrazione. 
Primo.   Ai  Tempj  dei  Criiliani  ottimamente  conviene  la 
figura  rettangola  difpofta  a  modo  di  croce  ,  come  dimoftra 
[Ftg.  XVI.  T.  IL'\ 

Secondo.  La  figura  a  modo  di  fquadra  può  qualche  voI« 
ta  fervire  agli  edificj  dei  Monafteri ,  o  anche  alle  cafe  de' 
privati  iFtg.   XVI 1.  T.  11.-] 

Terzo  .  La  Biquadrata  ,  o  di  due  quadri  interrotta  late- 
ralmente da'femicerchj  ,  e  chiufa  in  tefta  da  altro  femicer- 
chio  è  ottima  per  i  Tempj.  [,Fig,  XVIII.  T,  II.] 

Quarto.  I  Teatri  deftlnati  per  le  fceniche  rapprefentazio- 
ni  richiedono  figura  comporta  di  biquadrata,  e  d'altra  rettan- 
golare molto  lunga,  e  di  femicircolare  ,  delle  quali  la  pri- 
ma fomminiflra  il  luogo  agli  fpettatori  ,  1'  altra  alla  fcena 
iftefla,  ed  al  profcenio  . 

Quin- 


Parte  Seconda,  75 

Quirfto  .  I  Circhi  de'  Romani  ,  nei  quali  fi  garreggiava 
col  corfo  delle  carrette  ,  erano  comporti  d'  una  lunghiflTiraa 
figura,  che  s'eftendeva  fino  a  tre  ftadj,  le  cui  eftreraita  fi 
chiudevano  femicircolarmente.  L'Ippodramoro,  dove  fi  efer- 
citava  il  corfo  dei  cavalli  fenza  carrette,  era  di  fimil  figu- 
ra del  Circo;  ma  una  delle  di  lui  edremita  fi  chiudeva  in 
linea  retta  . 

Serto  .  Alle  volte  fi  trovano  certi  edificj ,  che  inferior- 
mente ammettono  una  figura,  e  al  di  fopra  un'altra,  ef.  gr. 
circolare  ,  o  di  molti  angoli  fopra  una  quadrata;  some  veg- 
giarao  non  di  rado  in  quei  Tempj,  che  hanno  Cupok . 

Proposizione  Quarta. 

Problema, 

Ii5.  Determinare  la  grandezza  per  diverfe  parti  del  ru- 
bici edifizj. 

Rifoluzione. 

Tanta  è  la  necefllta  di  fufficiente  grandezza  in  qualfivo- 
glia  edificio  ,  oltre  la  comoda  figura  ,  che  anco  le  mifure 
delle  ftruttnre  deftinate  agli  ufi  ruftici  Vitruvio  accurata- 
mente volle  determinare  lib.  5^.  cap.  p.  Da  querto  adunque: 

Primo  .  La  larghezza  delle  rtalle  de'  buoi  non  dee  etìer 
minore  di  dieci  piedi  ,  né  maggiore  di  quindici  ;  la  lun- 
ghezza fia  tanta,  che  due  gioghi  (i)  occupino  fette  piedi. 

Secondo  ,  Le  rtalle  di  pecore  ,  e  di  capre  devono  eflere 
èì\  tanta  grandezza,  che  due  pecore  portano  occupare  l'area 
non  minore  di  due  piedi,  e  mezzo  quadrati ^  né  maggiore 
di  piedi   fei. 

Terzo.  La  grandezza  delle  cantine,  delle  conferve  dell'o- 
lio ec.  fi  dee  proporzionare  alla  ragione  dei  frutii,  ed  al  nu- 
mero delle  Botti.  Se  le  Botti  contengano  venti  anfore,  op- 
pure 800.  fefterzj ,  cioè  circa  libre  io<55., colla  mei'a  della 
loro  parte,  devono  occupare  quattro  piedi. 

Quarto.  Il  Torchio,  fé  non  fi  adoprino  chiocciole,  0  vi- 
le 3  tij 

(  I  )  Un  iiajo  di  Buoi . 


y6  Elementi  d' Architettura   Civile. 

ti,  ma  pluctofto  leve,  e  ftrattoj  ,  cioè  fi  prema  con  travi, 
occupi  non  meno  di  quaranta  piedi  in  lunghezza  ,  coficchè 
fi  conceda  fpazio  fpedito  a  chi  conduce  la  Leva;  la  larghez- 
za poi  fia  almeno  di  Tedici  piedi  ,  acciocché  parimente  fia 
libero  il  girare  agli  op^raj  ;  ehe  fé  faranno  neeeflarj  due 
ftrettoj  ,  fi  diano  alla  larghezza  ventiquattro  piedi.  Quelli 
Torchj  ufaci  dai  Romani  fono  differenti  dei  noftri,  nei  qua- 
li il  più  delle  volte  s'impiegano  le  viti. 

Proposizione  Quinta. 

Problema. 

117.  Indicar  di  paflaggio  le  mifure  per  la  grandezza  de- 
gli edifizj  di  Citta. 

Rifoluzione. 

Ciò  particolarmente  dipende  dalla  prudenza,  ed  induftria 
dell'  Architetto  ,  e  dalla  ragione  degli  edificj  ,  degli  ufi  ,  e 
delle  perfone,  ai  quali  devono  fervire  . 

Ciò  che  appartiene  ai  palazzi  de' nobili:  le  fale  dove  abi- 
tano i  fervi,  ed  alle  quali  a  niuno  è  impedito  racceflb  per 
la  frequenza  dei  concorrenti  devono  eflere  maggiori  delle 
altre  ftanze.  La  danza  anteriore,  o  anticamera,  dove  pari- 
mente molti  concorrono,  e  fi  ammettono,  dee  eflfer  più  ca- 
pace del  luogo  deftinato  per  le  udienze,  camera  d"  udienza^ 
e  quefia  più  grande  della  camera  da  letto  ,  e  quefta  pure 
più  grande  della  ftanza  più  fegreta,  gabinetto, 

Quefle  regole  poi,fervando  la  proporzione,  fi  devono  ri- 
tenere anche  nelle  cafe  dei  privati .  Ef.  gr.  le  ftanze  ,  nel- 
le quali  la  famiglia  fi  raduna  al  lavoriero  ,  o  altri  impie" 
ghi  ,  oppure  dove  fi  ricevono  gli  efteri  ,  che  vengono  per 
ragione  di  negozj,  o  d'uffizj,  fi  faranno  alquanto  più  gran- 
di dell*  altre» 


CA- 


Farte  Seconda.  yy 

CAPO      TERZO. 

Della  comodità^  e  della  di/pofizìone^  o  ripanimetito . 

Proposizioke  Prima. 

Problema. 
II 8.  Spiegare  le  leggi,  che  appartengono  alla  diatefi,  o 
comoda  dillribuzione  d'una  intiera  Citta. 

Rifoluzione. 
Primo .  Il  principal  Tempio  fi  collochi  nel  mezzo  della 
Citta  in  luogo  eminente  ,  o  almeno  in  tale  ,  d'  onde  facil- 
mente  fi  vegga,  e  dall' afpetto  frequente  fi  commuovanogli 
animi  dei  Cittadini  alla  pietà,  e  religione  . 

Secondo  .  La  Piazza  principale  fia  polla  circa  il  mezzo 
della  Citta,  come  la  Curia,  e  gli  altri  edificj  ,  d'onde  le 
cofe  neceflarie  al  vitto  ,  veftito  ec. ,  o  alla  fpedizione  dei 
negozj  forenfi  fi  debbano  proccurare. 

Terzo.  Nelle  Citta  maritime  la  piazza  primaria  ùi  piut- 
tofto  vicina  al  porto  ,  perchè  cosi  più  facilmente  dai  navi- 
glj  fi  ertraggono  le  merci  ,  o  d'  indi  ai  navigl;  fi  portano 
quelle  cofe,  che  i  naviglj  carichi  fomminiftrano,  o  per  ca- 
ricarli s'appreftano. 

Quarto.  Le  piazze  degli  armenti,  delle  legne,  e  d'altre 
di  fimil  genere,  che  dalla  frequenza  de' carri,  e  dei  giumen- 
ti s'imbrattano, fiano  più  viciae  ai  porti ,  oppure  fi  difpon- 
gano  fuori  delle  porte  . 

Quinto.  Le  piazze  fituate  tra  gli  edificj  quanto  fi  poffa  , 
direttamente  s' incontrino  ,  ed  in  guifa  fi  fiabilifcano  ,  che 
alle  medefime  fi  polTa  venire  per  quattro  ftrade  ,  che  con- 
tinuate fi  taglierebbero  nel  centro  ad  angoli  retti  ,  perchè 
COSI  più  facilmente,  e  con  più  preftezza  da  ogni  parte  gli 
Uomini  nella  piazza  concorreranno;  alla  cui  facilità,  e  co- 
modo molto  anche  giova, fé  agli  angoli  delle  piazze  vi  fia- 
no altre  ftrade  fecondarle,  che  o  nelle  piazze  ilteffe  coiida- 

cano  5 


78  Elementi  cf  jlvchitettura  Civile, 

cano  ,  o  in  alcuna  delle  quattro  principali  firade  vadano  z 
terminare  . 

SeRo.  Quindi  la  figura  comodi (Tima  delle  piazze  è  la  qua- 
drata, 0  rettangola  quadrangolare  lunga.  Porta  pertanto  que- 
fìa  figura,  e  le  ftrade  meglio  fi  dilìribuifcono,  e  gli  edificj, 
che  circondano  le  piazze  ,  poffono  collocarfi  in  più  elegan- 
te   forma  . 

Settimo  .  La  figura  di  tutta  la  Citta  ,  quando  non  fofle 
di  quelle,  che  neceirariamente  doveflcro  fortificarfi,  quadra- 
ta fi  faccia,  o  quadrangolare,  che  fi  accofti  alla  quadrata: 
imperocché  tale  figura  è  comodiffima  ,  perchè  facilmente 
nello  fpazio  comprefo  fi  dillribuifcono  direttamente  le  ftra.- 
de,  e  colla  flefla  ordinanza  le  piazze. 

Proposizione  Seconda. 

Problema. 

iip.  Spiegare  le  leggi  che  appartengono  alla  comoda  di- 
fìribuzione  delle  Gafe. 

Rifoluzione. 

Primo.  L'ingreflb  dell'edilìzio  occupi  il  luogo  di  mezzo 
colle  fineftre  dall'una,  e  dall'altra  parte, dirpolte  in  nume- 
ro, e  grandezza  eguali  . 

Secondo.  Le  ftanze  di  qualfivoglia  contignazlone  fiano  fui 
medefimo  piano ,  coficchè  non  fia  di  neceflfita  afcendere  ,  o 
difcendere  paiTando  dall'  una  in  altra  rtanza . 

Terzo.  Le  danze  al  pian-terreno,  e  molto  più  le  fotter- 
ranee  fi  facciano  di  poca  altezza  ,  perchè  o  vengono  desi- 
nate all'abitazione  dei  fervi,  o  ad  altri  ufi  più  fpreggievo- 
li.  Che  fé  le  ftanze  bafie,  o  terranee  doveffero  fervi  re  per 
ufo  dei  padroni  in  tempo  d'  eftate  ,  come  in  certi  paefi-  fi 
fuol  fare,  allora  fi  coflrulfcano  quafi  nella  medefima  forma 
di  quelle  della  prima  contignazlone,  delle  quali  parlerò  di 
poi . 

Quarto.  La  prima  contignazlone,  fopra  la  terranea,  abbia 
le  rtanze  convenienti  ad  abitare  più  alrCy  e  più  ornate. 

Quia- 


P^irtt  Seconda,  7P 

Quinto  .  La  contignazione  fuperiore  può  avere  le  ftanze 
più  baffe ,  e  meno  ornate  per  le  ragioni  di  fopra  al  nume- 
ro 3,  addotte  . 

Serto.  A  qualfivoglia  edifizio  fi  aggiunga  un  cortile  ,  o 
un  aja  all'aperto,  tanto  per  ricever  lume  più  abbondante, 
quanto  per  allontanare  dall'abitato  le  fcuderie^ed  altri  luoghi. 

Settimo  .  Le  fcale  ,  ed  altri  luoghi  particolarmente  più 
anguili,  che  fervono  di  paffaggio  innanzi,  e  indietro  per  i 
fervidori  chiamati,  e  per  lo  più  carichi  di  qualche  pefo,{l 
rifchiarino  quanto  fia  poffibile  d'abbondante  lume. 

Scolio. 

120.  La  dlftribuzione  delle  rtanze  ,  o  difpofizione  fi  ap- 
prende piuttollo  dall'  ufo  ,  ed  efperienza ,  che  dalle  regole  . 

Primieramente  fx  dee  aver  riguardo  al  fine,  e  condizione 
del  fondatore;  indi  alla  ragione  del  luogo  dove  fi  fabbrica, 
ed  al  fito  delle  cafe;  finalmente  al  numero,  grandezza,  ed 
unione  delle  danze;  ma  di  quelle  .cofe  tutte  non  fi  poifono 
dare  ficure  leggi.  Molto  gioverà  all' Architetto,  fé  procure- 
rà d'avere  prelfo  di  fé  ,  e  diligentemente  confiderare  varie 
idee  d'  infigni  edificj  quk  ,  e  là  pubblicate  ,  a  norma  delle 
quali  a  polla  diriggere.  Antonio  de  Sgodets  diede  alla  luce  le 
Romane  antiche  fabbriche;  le  moderne  Giovan  Battifta  Fal- 
da, e  Giovanni  Sandrar,  le  Francefi  Poutre,  Morin,  Perel- 
le,Tomafin;  le  Ollandefi  Danchert,  e  Sehene,  ed  altre  altri. 

*        Proposizione  Terza. 

Problema. 
121,  In  qual  maniera    fi   debbano  acconciamente  ordina- 
re le  fineftre. 

Rifoluzione. 
Primo.  La  larghezza  delle  fineltre  per  Io  meno  fia  di  pie- 
di tré,  cioè  tanta,  che  due  perfone  comodamente  vi  polfa- 
no  Ilare  ;  1'  altezza  poi  alla  larghezza  iHa  in  ragione    di  2 
ad   I ,  o  almeno  di  3  a  2  . 

Secondo.  La  figura  delle  fineftre  fia  quadrangolare  rettan- 
gola, né  le  arcuate  fi  adoprino  fé  non  nei  fagri  Tempj. 

Ter- 


8o  Elementi  à' Architettura  Civile, 

Terzo.  Si  alzino  le  fineftre  fopra  il  pavimento  tre  piedi 
incirca  ,  per  poter  facilmente  ,  e  comodamente  guardare  in 
ftrada  . 

Quarto.  I  muri  laterali,  nei  quali  le  fineftre  fi  aprono, 
le  parti  oblique  del  muro  verfo  la  danza  fi  ritirino,  accioc- 
ché il  lume  più  copiofo  per  la  ftanza  fi  diffonda  . 

Quinto.  I  vetri,  coi  quali  fi  guarnifcono  le  impofte  (i) 
delle  fineflre  fiano  piani,  e  chiari:  i  cerchietti  di  vetro  (2), 
dei  quali  in  paffato  era  frequente  l'ufo,  oltre  il  durar  mol- 
to tempo,  molto  anche  ricevono  di  lume  . 

Sefto.  Si  ponga  cura  che  le  finefire  fiano  collocate  la 
guifa  ,  che  ftando  in  piedi  in  mezzo  della  ftanza  fi  pofla 
per  quelle  fcoprire  liberamente  il  cielo. 

Proposizione   Q^u  a  r  t  a  . 

Problema . 

122.  Come  fiano  da  ordinarfi  le  porte  . 

Rifoluzione. 

Primo.  L'altezza  delle  porte  fia  tanta,  che  anche  un 
Uomo  di  (tatura  grande  polfi  entrare  per  quelle  col  capo 
alto,  eflendo  adunque  la  fotita  ftatura  degli  Uomini  di  fei 
piedi,  fi  faccia  l'altezza  delle  porte  circa  fette  piedi  . 

Secondo.  La  larghezza  fia  almeno  tale,  che  due  perfone 
poifano  unite  comodamente  entrare  ;  perciò  fi  faccia  la  lar- 
ghezza fuddupla  dall'altezza,  cioè  di  piedi   3-. 

Terzo.  Ma  le  porte  principali,  per  le  quali  s'introduco- 
no carri,  e  cocchj  abbiano  l'altezza  di  piedi  12.,  o  I3  7>la 

larghezza  poi  di  piedi  p. 

Quarto.  La  figura  delle  porte  fia  rettangola;  le  principa- 
li porte  però  ,  per  le  quali  fi  da  1'  ingreflb  a  tutto  l'  edifi- 
cio, fi  facciano  arcuate,  il  che  conferifce  alla  fermezza. 

Quin- 

(  1  )  Le  vetriate. 
\i)  Occhietti . 


Parte  Seconda',  Si 

Quinto .  Se  fi  può  ,  nelle  ftanze  fi  collochi  la  porta  nel 
mezzo  della  parete,  il  che  invero  rende  ornamento  ;  fpefle 
volte  però  \  utilità  ,  ed  il  comodo  obbliga  ,  che  lì  ponga 
diflante  dal  mezzo  . 

Sello.  Le  porte  delle  fìanze  della  raedefima  contignazio- 
ne  fi  oppongano  vicendevolmente  a  fé  flefle  cos\,che  l'oc- 
chio di  chi  fi  prefenta  alla  prima  porta,  fcorra  liberamente 
fmo  all'ultima  flanza  . 

Proposizione  Quinta. 

Problema  . 
123.  Spiegare  le  leggi  per  le  ftuffe ,  cammini,  e  fuma- 

Rifoluzlone. 

Perciò  che  s'afpetta  alle  fluffe;  abbenchè  nei  noftri  paell 
ron  fiano  in  ufo  ,  percliè  però  fi  poflbno  utilmente  ufare , 
poche  cofe  accennerò. 

Primieramente  pertanto  di  due  generi  fono  le  fluffe;  al- 
tre che  hanno  la  bocca  fuori  della  flanza  ,  e  che  comu- 
nicano col  cammino  ,  altre  poi  con  la  bocca  nella  fìanza 
medefima:  le  prime  fervono  comodamente  per  le  flanze  gran- 
di, le  altre  per  le  pia  picciole. 

Secondo.  Quelle  che  hanno  la  bocca  aperta  nel  cammi- 
no fuori  della  danza  ,  fi  coftruifcono  in  quello  modo  .  Si 
formi  con  piaftre  di  ferro  fondute   (2)     un  paralellepipedo 

AB  lFig.XIX,T.IL'}  lungo  piedi  3,  o  3^  ,  largo  if,al. 

to  2,  e  medefimamente  il  collo  A,  la  cui  bafe,ed  altezza 
iia  di  pollici  15,  s'inferifca,  e  fi  foflenga  con  colonnette, 
o  palle  di  metallo  ,  o  di  pietra .  A  quello  paralellepipedo 
fi  accomodino  due  tubi  di  terra  della  figura  d'  uà  prifma 
fcavato  G  ,  e  D  alti  2.  piedi ,  e  del  diametro  d'  un  piede 
circa  ,   tra  i  quali  fi  lafcia  lo  fpazio  E  quafi  della  medefi- 

1  ma 

(  I  )  Canna  del  Cammino  per  cui  fi  tramanda  il  fumo  al  di  fopra  del  tetto . 
(2)  D;   getto  . 


€^4  ElcnìC7ìtt  d Architettura  Civile, 

ma  larghezza:  quefìi  tubi  al  di  fopra  fi  coprano  con  un  co- 
no, o  piramide  F;  finalmente  al  colio  A  li  rafletti  un'ani- 
mella di  ferro  (  i). 

Terzo.  Indi  accefo  il  fuoco  nel  peralellcpipedo  di  ferro, 
l'aria  rifcaldata  circolerà  infieme  col  fumo  per  i  tubi  D, 
e  C,e  li  fcaldera  :  il  calor  poi  della  fìufla,e  dei  tubi  fcal- 
dati  fi  comunicheia  all'  aria  della  flanza  ;  finalmente  il  fu- 
mo per  la  bocca  A  fortira  fuori  della  fìanza  nel  fumario. 

Quarto.  Con  tali  ftufle  le  ftanze  lunghe  io,  o  12  braccia 
preftamente  fi  fcaldano,  e  confervano  molto  tempo  il  calo- 
re, eflendo  opportunamente  chiufa  la  poriicella  A. 

Quinto.  Quelle  che  hanno  la  bocca  aperta  nella  danza, 
quafi  nella  ftefla  maniera  fi  formano  ,  fé  non  fé  la  bocca 
della  fluffa  G  iF'tg.  XX.  T.  IL\  guernita  coli'  ufciolino  H 
ha  il  refpiro  nella  ftanza .  >Iella  parte  fuperiore  poi  fi  ac- 
comoda un  tubo  K  del  diametro  almeno  di  cinque  pollici, 
che  in  L  comunica  col  fumario  , 

Serto .  Inoltre  poi  cacciati  nella  rtuffa  i  legni  RH  ,  ed 
accefi,  3  chiufa  la  porticella  H,  l'aria  entrando  per  le  fef- 
fure,  e  tra  quelle  leggiermente  ibffiando  conferver^  per  mol- 
le ore  il  caldo , 

In  quanto  ai  cammini  ,  che  nei  nofiri  paefi  fi  cofiuma» 
ro,  in  quelli  quefte  cofe  devono  oflervarfi  :  le  mifure  dell' 
apertura,  i  lati,  la  fchiena,ia  cappa,  la  canna,  e  l'ornamen- 
to,.che  nella  parte  anteriore  fovrafta  ai  lati,  e  finalmente 
il  fuoco  ,  0  luogo  del  fuoco  .  Di  quelle  cofe  brevemente 
parlerò. 

Primo.  Dal  Caladio  fi  propongono  le  mifure  feguenti  per 
1'  apertura  d'  un   cammino  :   cioè  la  larghezza  fia  di  piedi 

5   ^,  o  d  ,  o  7  ,  r  altezza  di  4  ,  o  4^  ,  la  profondita  2> 

02^;  ma  Volfio  propone  altre  mifure:  fecondo  il  fuo  fen- 

timento  la  larghezza  all'altezza  fia  come  3  a  2,043  3; 
alla  profondità  poi  come  4  a  2  ;   labilità  la    qual  ragione 

nel- 

(  I  )  Vk'.o'.'ììio,  porticella  . 


Parte  Seconda,-  Sj 

nelle  ftanze  minori  la  larghezza  fi  faccia  di  piedi  3,  nelle' 
danze  grandi  di  5,  nelle  fale  minori, che  fono  daftinate  per 

mangiare   la  larghezza   fia   di  5^»  nelle   maggiori   di   6. 

Forte  però  quefte  larghezze  ,  le  loro  ragioni  alle  altezze  (i 
devono  moderare  in  guifa  ,  che   l'altezza  non   mai   ecceda 

piedi    z\  ,  altrimenti  il  fumo  con  facilitk  fi  diffbnderebbe-- 

nella  ftanza  . 

Secondo.  I  lati  fi  fogliono  fare  dritti,  e  paralelli  colla 
fchiena  un  pò  inchinata;  maGaugernel  picciolo  fuo  tratta- 
to infcritto  La  Mechamque  dtt  Feu  ,  dimoftra  tal  pofitura 
di  parti  eflfere  poco  a  propofito  per  riflettere  il  calore  ,  ed 
egli  vuole,  che  i  Iati  ii  pieghino  in  figura  di  mezzi  para- 
bola ;  la  fchiena  poi  ,  o  la  tavola  porta  al  fondo  del  cam- 
mino fia  perpendicolare  ali'orizonte;  quefta  tavola  qualche 
volta  è  di  marmo  che  confervi  il  calore,  né  facilmente  dal 
fuoco,  o  dalla  fiamma  venga  danneggiata.- 

Terzo.  L'ornamento  fovrapporto  ai  lati,  la  cui  forma  (l 
lafcia  in  arbitrio  dell' Architetto,  fi  guardi  di  non  farlo  piii 
del  dovere  pefante  per  non  aggravare  l'edificio  d'inutil  pefo. 
.    Quarto.  Dei  fumar]  parlerò  di  poi  feparatamente. 

Quinto.  In  un  lato  del  focolare,  fi  faccia  un  foro  di  fuf- 
ficienie  grandezza,  d'aprirfi,  e  chiuderfi  a  piacere,  accioc- 
ché l'aria  efterna  per  quello  fottentrando,isforzatamentecac- 
cj  il  fumo  al  di  fopra,  quando  non  è  futficiente  l'aria  del* 
la  rtanza  ;  ed  inoltre  acciocché  l'  aria  fredda  del  continuo 
non  s'infinui  per  le  fenditure  delle  porte,,  e  delie  fineftre 
nella  ftanza.. 

Per  ciò  che  appartiene  ai  fumar),  per  i  quali  il  fumo  o 
dalle  ftuffe ,  o  dai  cammini  dee  ufcire  all'  aperto  ,'  alcune 
particolari  confiderazioni  fono  da  efaniinarfi  per  evitare  quel 
grande  incomodo  ,  a  cui  non  di  rado  i  cammini  fono  log- 
getti  di  reipingere  il  fumo  . 

Primieramente  adunque  la  canna  fi  faccia  di  tanta  capa- 
cita.,, che  polfa  ricevere  tutto  il  fumo  che  afcende  ,  perciò 

L  2.  abbia- 


$4  Elementi  d Architeitura  Civile: 

abbia  almeno  di  larghezza  un  piede,  e  di  lunghezza  i-  .Poi- 
ché la  forza  del  fuoco  più  facilmente  sforza  il  fumo  ad 
afcendere,  fé,  dappoiché  farà  entrato  nell'apertura  inferiore 
della  canna  ,  acquilK  dopo  uno  fpazio  più  grande  ,  per  cui 
pofla  fpanderfi,  e  dinTipard.  Quindi  la  figura  delle  canne  dee 
efler  tale  ,  che  dall'  inferior  apertura  fi  vada  al  difopra  al- 
largando ,  ed  imiti  una  piramide  troncata  capovolta  :  farh 
pertanto  opportuno,  che  a  20.  piedi  d'altezza  s'accrefca  un 
pollice  intiero  di  larghezza  » 

Secondo.  V'ha  chi  penfa,  né  fenza  ragione,  che  la  cari- 
na fi  faccia  alquanto  obliqui,  imperciocché  il  fuma  afcen- 
dendo  ,  dall'  arii  che  per  la  canna  difcende  non  venga  re- 
fpinto,  p<2rchè  effendo  il  fumo  più  leggiere  dell' aria, le  oa- 
deggiera  fopra  ,  ed  al  di  fotto  l'  aria  difcendenJo  il  fumo 
continuerai  all'infu  la  propria  direzione,  ed  ufcira . 

Terzo  .  La  canna  fi  alzi  fopra  la  fommita  d^;!  tetto  tré- 
piedi,  fé  è  poiTibile  ,  acciocché  l'aria  fcorrendo  per  il  pia* 
no  inclinato  del  tetto  non  rintuzzi  il  fumo  . 

Quarto.  La  parte  fuperiore  della  canna,  fopra  il  tetto  con- 
dotta, fi  copra  d'una  lanterna  (i)  mobile  con  una  picelo- 
la  bandiera  ,  che  abbia  1'  apertura  dalla  parte  oppoda  alla 
bandiera  ifteiTa  ;  in-  tal  guifa  al  fumo  firà  fempre  prepara- 
ta l'ufcita  nella  parte  contraria  alla  direzione  del  vento,  e 
dal  vento  nella  canna  non  verrà  refpinto:  più  comunemen- 
te però  s'infcrifcono  nella  canna, ch'.^  lopravanza  il  tetto  can- 
noni obliqui  rivolti  alle  quattro  regioni  del  mondo,  che  fé 
a  cafo  per  alcuno  venga  impedito  il  fumo  d' ufcire  ,  per 
Valtro  pofla  liberamente  palfare . 

Scolio  Primo. 

124.  Sono  inoltre  da  notarfi  alcune  cofe  ,  che  in  dllVin- 
ti  fcolj  anderò  fpiegando  circa  le  fìuife,  cammini ,  e  canne.. 

Primo. La  parte  fuprema  F  della  fluifa  fia  mobile,  accioc- 
ché fi  polfano  nettare  i  cannoni  C,  e  D  dalla  fuliggine,  il 
che  int-endafi  anche  per  il  tubo  K. . 

Seco  ni- 

Ci)  TamburiOi.. 


Parte  feconda,-  85 

Secondo  .  Sì  guardi  ,  maffimamente  nelle  picciole  ftuffe  , 
di  non  eccitar  troppa  fiamma y  sì  perchè  arde  inutilmente, 
i\  perchè  corre  anco  pericolo,  che  la  (tuffa,  e  cannoni  più 
del  dovuto  fcaldandofi ,. la  fuliggine  tra  i  cannoni  fi  accenda. 
E'neceffario,  che  due  volte  al  mefe,  nelle  picciole  ftuffe 
particolarmente,  i  cannoni  ed  il  tubo  IL  con  fcope  ,  o  in 
altro  modo  dalla  fuliggine  fi  purghino,  perchè  la  fuliggins 
ai  di  dentro  attaccandofi  ai  medelìmi  rende  la  fuperficie  af- 
pra;  e  perciò  tardandofi  l'ufcita  del  fumo,  può  retrocedere 
nell' iltelfa  ftanza,  iu  cui  fta  aperta  la  bocca  della  rtuffa. 

Scolio  Secondo-, 
125.  In  primo  luogo  i  cammini  non  difficilmente  fi  poC- 
fono  convertire  ad  ufo  di  ftuffa  ,   coma   ciafcuno  può  com- 
prendere dalle  riferite  cofe  . 

Secondo.  I  cammini  delle  contignazioni  fuperiori  corrif- 
pondano  a  perpendicolo  fopra  i  cammini  delle  inferiori  ;  im- 
perciocché cos\  fi  provvede  alla  fermezza,  ed  inoltre  il  con- 
dotto dello  fteffo  fumario  ,  o  come  dicono  la  canna  può 
fervire  a  molti  cammini . 

Terzo.  Chi  può, legga  la  iodata  opera  diGauger,  hi  mi^- 
chiTfiique  fl'w /ì'«-,  nella  quale  troverà  molte  cofe,  che  ingran-- 
difcono  il  loro  ufo  ,  e  comodità,  e  che  in  quefto  luogo  la- 
anguftie  del  tempo  non  mi  permettono  proleguire. 

Scolio  Terzo  . 
125.  Primo  la  grandezza  della  canna  fia  tanta,    cha    uii' 
fanciullo  pofla  per  la  medefima  afcendere  a  fcuot^re    la  fu» 
licoine  . 

Secondo  .   Il  fumo  di  due  ftuffe  ,  o  cammini  nella    fl:efl& 
canna,  non  fi  conduca  ,   fé-  1'  uno  e   1'  altro  fumo  non   pofla 
avere  la  medefima  direzione,  altrimenti  il  fumo  più  gagliar- 
do sforzando  il  più  debole  lo  obbligherà  a  ritorcerfi  .  Dun- 
que in  cafo  che  d' uopo  fia  condurre  i  fumi,  che  abbiano  di- 
rezione diveifa  nella    medefima    canna  ,   fi    divida    la  canni 
iftetfa  con  un  diaframma  (i),  acciocché  il  fumo  d' un  cam^- 
mino,  o  d'una  ftuffa  non  impedifca  il  fumo  dell'altra. 

Ter- 

(ki  ),  Tramezzo,  0  divifione  d'  un  wuro  fottile;.. 


8<?  Elementi  d' Architettura  Civile, 

Terzo.  Le  canne  fpeflfo  fi  pulifcano;  imperciocché  il  fre- 
quente fpurgamenco  promuove  i'ufcita  del  fumo. 

Qiurto  .  Acciocché  le  canne  non  disformino  le  ftanze  ^ 
quanto  ha  poifibile,  fi  occultino  nel  muro., 

Proposizione.  S  e  s  t  a  ^ 

Problema., 

1:27.,  Spiegare  le  leggi  per  le  Scale.. 

Rifoluzione. 

Primo.  Le  fcale  rare  volte  fi  collochino  fuori  della  calai 
all'aperto,  perciocché  quantunque  fi  facciano  di  folida  pie- 
tra, non  però  lungo  tempo  durano..  Se  ha  uopo  di  tal  for- 
te dì  fcale,  fi  coprano  con  un  portico,  o  in  altra  maniera. 

Secondo.  Le  fcale  principali  torto  s'incontrino  da  chi  en- 
tra in  cafa,  e  fiano  continuate  dal  fondo  fino  al  tetto  . 

Terzo.  La  larghezza  della  fcala  non  fia  minore  di  quat- 
tro piedi,  acciocché  due  perfone  almeno  poffano  infieme  afcen- 
dere,e  difcendere  comodamente,  anziché  1' un  1'  altro  fpin- 
gerfi;  ma  fé  per  le  fcale  fu,  e  giù  fia  frequente  rafcefa,e. 
difcefa  delle  perfone  ,  come  nei  palazzi  de'  nobili  ,  allora 
la  loro  larghezza  fi  faccia  anche  fino  a  nova  piedi. 

Quarto.  L'altezza  de' gradi  non  ecceda  fei,  o  al  più  fet- 
te pollici  ,  perchè  comoda  fia  1'  afcefa,  e  difcefa  ,  e  la  lo- 
ro larghezza  non  fia  minore  d' un  piede,  né  maggiore  di  uti^ 
piede  e  mezzo  ;  e  ciò  per  le  medsfime  ragioni  d'  afcefa ,  e; 
difcefa  .. 

Q_uinto.  Si  rifchiarino  quanto  fi  può  di  lume  fufficiente,, 
e  dappertutto  eguale,  acciocché  per  l'ineguaglianza  del  lu- 
me gli  occhj  non  fi  confondano,  e  fdruccioli  il  piede. . 

Serto.  Le  fcale  al  poflìbile  fi  facciano  rettilinee,  e  fi  fchi- 
vino  le  fcale  a  lumaca ,  le  quali  foggiacciono  a  molti  inco- 
modi; e  nelle  iftefie  fcale  rettilinee  di  quando  in  quando  fi 
lafcino  fpaz)  piani  quadrangolari,  \,Fig.  XXL  T.  ILI  P^"*  ^ 
quali  fenza   alcendere  ,  o   difcendere   fia   permeffo  alquanto» 
oaraminare,,  il  che  giova  a  diminuire  la  fatica  . 

Sfittis- 


Par  fé  Seconda,  87 

Settimo.  La  figura  della  fcala  è  fommamente  agiata  quel- 
la che  coi  brace) ,  o  come  dicono  rami,  viene  comporta  da 
tre  rettangoli  [Fig.  XX J.  e  XXII.  T,  //.],  le  lunghezze 
dei  quali,  nello  fpazio,fi  devono  accomodare  alla  diftribuzìo 
ne    delle  ftanze,  ed  all'altezza  delle  contignazioni. 

Ottavo  .  Speffe  volte  nelle  private  cafe  ,  per  rifparmiare 
lo  fpazio  ,  due  fcale  coi  brace;  paralelli  tra  di  loro  fi  pof« 
fono  collocare,  \_Fig.  XXII.  T.  IL"]  e  frammifchiare  coi  ret- 
tangoli certi  gradi  in  forma  di  chiocciola,  in  quel  luogo, 
dove  da  un  braccio  all'altro  li  fa  il  paflaggio . 

Nono.  In  tutte  le  cafe,  oltre  le  fcale  principali  altre  mi- 
nori fi  difpongano  in  luoghi  opportuni,  per  le  quali  dal 
fondo  alla  cima  fi  pofla  afcendere  ,  o  vicendevolmente  dit 
fcendere,  anziché  fia  neceffario  ricorrer  fempre  alle  fcale 
principali,  il  che  accaderà  fpefle  volte  non  fenza  grave  fa- 
ftidio  ,  ed  incomodo.  A  quell'ufo  poflbno  fervire  anco  quel- 
le a  chiocciola. 

Corollario. 

128.  Date  le  altezze  perpendicolari  della  fcala  ,  e  d'  un 
grado;  fé  l'altezza  della  fcala  fi  divida  per  l'altezza  d'un 
grado  ,  indicherk  il  numero  ricercato  dei  gradi  .  Laddove 
poi  farà  determinato  il  numero  dei  gradi  ,  una  pertica  di 
legno  eguale  all'altezza  della  contignazione  fi  divida  in  al- 
trettante parti  eguali,  e  fecondo  quelle  divifioni  fi  erigano 
i  gradi  ,  altrimenti  con  facilità  accadcrebbe  ,  che  il  grado 
fupremo  falirebbe  un  poco  più  alto ,  o  alquanto  più  baffo. 

Proposizione  Settima» 

Problema. 
125?.  In  qual  maniera  fi  debbano  difporre  i  luoghi  più 
fegreti  . 

Rifoluzione. 
Poiché  quelli  luoghi  col  fuo   cattivo  odore  grandemente 
incomodano  gli  abitanti,  l'Architetto,  nel  formare  la  difpo- 
fizlone  delle  cafe,  dee  riflettere  di  collocarli,  dovepolfano 

reca- 


54  Elementi  d Architettura  Civile. 

recare  menomiffimo  incomodo;  per  il  qual  fine  le  feguentì 
regole  potranno  efler  utili. 

Primo.  Quei  luoghi  s'allontanino  dalle  ftanze  quanto  fia 
pofTibile,  e  fi  nafcondano  tra  le  pareti,  o  negli  angoli  del- 
le fcale  fuperiori  . 

Secondo.  In  quella  fituazione  (1  pongano,  alla  quale  fia 
libero  l'acceflb,  fenza  aver  bifogno  paflare  per  le  lianze  ad 
altri  ufi  desinate  . 

Terzo  .  Si  facciano  di  tanta  grandezza ,  quanta  ne  ricer- 
chi il  bifogno,  acciocché  l'urina,  e  le  feccie  facilmente  agli 
fteffi  non  s'attacchino,  ma  al  di  fotto  cadano. 

Quarto.  Inferiormente  fia  libero  l'adito  all'aria,  che  col- 
la fua  circolazione  diffipi  le  puzzolenti  efalazioni;  il  che  fé 
comodamente  non  fi  poffa  efeguire,  fi  aprano  nel  muro  al- 
cuni fpiraglj  alquanto  più  in  alto  . 

Quinto.  Si  coftruifcano,  fé  fi  può,  con  cannoni  di  pietra, 
ai  quali  per  la  pulitezza  più  difficilmente  le  materie  s'  at- 
taccano, che  a  quelli  di  terra  cotta. 

Sedo  .  Se  r  acqua  inferiormente  fcorra  ,  che  lavi  le  im- 
mondezze, ciò  invero  farebbe  comodiffimo;  ma  perchè  dap- 
pertutto non  s'incontra,  o  l'acqua  che  fcorre,  o  anche  l'ac- 
qua forgente,  che  raccolta  in  qualche  fofìa  verfo  altrove  fi 
conduca,  fi  faccia  una  folfa,  nella  quale  fi  raccolga  l'acqua 
piovana,  che  d'indi  pofla  altrove  fcorrere. 

Settimo.  Frequentemente  fi  fpurghino  « 


PAR- 


8p 


PARTE      TERZA. 

Della  venuftà  dell'Edificio. 


Olchè  per  brevità  non  m'è  lecito  tutte  quelle  co- 
fe  ,  che  appartengono  a  quefta  parte  di  trattato 
dovutamente  feguire,le  migliori  abbraccierò  in 
due  capi  . 

CAPO      PRIMO. 


Delle  regole  della  'venujìà^  e  àe't  cinque  Ordirti. 
DEFINIZIONE    PRIM^. 

130.  L'unione  di  tutte  le  parti  dell'  edifìcio  fecondo  le 
belle  proporzioni , 5" /Vwwf/r;'/; ,  ed  Euritmia  fi  chiama.  La  pri- 
ma riguarda  il  conveniente  accordo  dei  membri  relativa- 
mente a  tutto  l'edificio,  l'altra  la  venuflk,e  comoda  com- 
pofizione  dei  membri  ifteffi. 

DEFINIZIONE    SECONDA. 

131.  Proporzioni  ,  o  piuttofto  belle  ragioni  io  chiamo 
quelle,  che  fi  efprimono  con  piccioli  numeri,  e  che,  fé  li 
oflervino  nella  combinazione  dei  fuoni  ,  formano  armonia, 
e  grata  confonanza  all'  orecchio  .  Di  tal  forte  fono  le  ra- 
gioni. 


iai,ia2,  ia3, 
2  a  3,  2  a  5. 


a  4,  I  a  5  ,  I  a  5. 


3  a  4,  3  a  5,  3  a  8,  3  a  IO. 
5  a  4,  5  a  d,  5  a  8,  5  a  12. 
8  a  p,  p  a   IO  ec. 

Scolio. 
132.  Per  qual  caufa  quelle  ragioni,  belle  debbano  chia- 
marli, facilmente  è  manifefto ,  perchè  fenza  dubbio  meglio 

m  dagli 


pò  Eleme}2ti  à' Architettura  Civile. 

dagli  occh j  ifteflì  fenza  fatica ,  e  tedio  in  un  iftante  fi  com- 
prendono . 

DEFINIZIONE    TERZ^. 

133.  Ordine  in  Architettura  fi  chiama  l'unione  d'unPie- 
diftallo,  d'una  Colonna,  e  d'una  Trabeazione;  dalla  diver- 
fitk  delle  quali  parti  ,  cinque  differenti  Ordini  traflero 
r  origine  ,  cioè  Tofcano  ,  Dorico  ,  Jonico  ,  Corintio  ,  e 
Compofito  ,  o  Romano  .  Il  Tofcano  è  il  più  femplice  di 
tutti:  dopo  quello  fegue  il  Dorico  alquanto  più  ornato;  del 
Dorico  in  oltre  è  più  ornato  il  Jonico  ;  ed  il  Corintio  fu- 
pera  quefto  negli  ornamenti;  del  Jonico,  e  Corintio  i  Ro- 
mani compofero  un'altr'  Ordine,  che  perciò  chiamofli  e  Com- 
pofito,  e  Romano  . 

DEFINIZIONE    QU^RT^. 

134  I  più  minuti  ornamenti,  coi  quali  fi  diftinguono  le 
parti  di  ciaTchedun  Ordine  ,  e  che  membri  degli  Ordini  fi 
fogliono  chiamare  ;  altri  fono  piani,  altri  conveffi,  altri  con- 
cavi, altri  conveffo  concavi ,  o  vicendevolmente. 

I  piani  vengono  terminati,  come  G  che  è  parte  della  co- 
lonna, ed  I  \_Fig.  XV.  T.  11.1  fop''^  la  cimafa  del  piedi- 
{tallo,  L  fopra  l'Architrave  ec;  e  fi  chiamano  regole,  bon- 
de,  o  fafcie,  anuli,  libelli  ec. ;  anzi  fortifcono  ancora  nomi 
diverfi  fecondo  il  diverfo  fito,  in  cui  fono;  cos'i  quelli  che 
fono  nella  fommita  del  Capitello,  della  Coronide,  e  inve- 
ce della  Cornice  fi  pongono,  vengono  chiamati  fopraciglj  . 
A  nella  bafe  della  colonna  fi  chiama  Plinto  ,  o  Dado  ;  un 
Plinto  quando  s'impone  fopra  il  Capitello,  fi  chiama  Aba- 
co; gli  ornamenti  piani  alla  Coronide,  ed  alla  cornice  ap- 
propriati,fi  chiamano  Corone;  neil'Achitrave,  e  nella  Corni- 
ce fi  chiamano  anche  fafcie  o  bande  ec. 

I    membri    convefll   fi   chiudono   con    una    porzione    di 
cerchio,  come  il  Toro, e  l'Aftragalo  chiufi  da  un  femicerchio, 

dei 


Parte  Terza.  pt 

dei  quali  queflo  è  differente  folameate  in  grandezza  >  cioè 
è  minore  del  Toro.  Un  efempio  di  quefti  ornamenti  chi ud 
da  un  femicerchio  moftra  la  [Fig.  XV.  T.  II.']  in  C,  e  D. 

L' Uovolo  vien  chiufo  da  un  quadrante,  o  feftante  di  cer* 
chio,  come  [Fig.  XXtll.  e  XXIV.  T.  7/.],  nella  prima  del- 
le  quali  BG  è  il  quadrante  d'  un  cerchio;  e  l'ecfora,  cioè 
projettura  AG  è  eguale  all'altezza  AB;  nell'altra  poi  BG 
è  il  feftante  d' un  cerchio  defcritto  col  raggio  DB  eguale  alla 
corda  BC;  la  projettura  poi  AG  è  eguale  a  due  terze  par- 
ti dell'altezza  AB. 

I  concavi  fono  il  Trochilo  (i)  AGD  [Fìg.XXV.T.IlLI 
ed  il  Cimazio  dorico  (2)  BI  iFìg.XXVLT.lll.^.WT^O' 
chilo  vien  terminato  da  due  quadranti  riverfati;da  un  mi- 
nore AG  ,  e  da  un  maggiore  GD  ,  il  primo  dei  quali  (1 
defcrive  col  raggio  E  A  eguale  alla  terza  parte  dell'altezza 
FG  :  il  fecondo  poi  col,  raggio  HD  eguale  a  due  terza 
parti  della  medefima  altezza  ;  ma  il  Gimazio  dorico  vieti 
terminato  da  un  folo  feftante  di  cerchio  riverfato  BI ,  aven- 
do defcritto  il  raggio  LB  eguale  'alla  corda  BI  (3);  la 
projettura  poi  KB  è  eguale  a  tre  delle  quattro  parti  dell* 
alrezza  KI. 

Agli  ornamenti  o  membri  concavi  fi  può  richiamare  l'a- 
pofige,o  l'arco  AB  [Fig.  XXVfl.  T.  III.]  col  quale  infie- 
me  fi  unifcono  le  parti  vicine. 

Finalmente  i  membri  conveflb-concavi  fono  la  Sima  (4) 
ABG  [Fig.XXVIII.T.IIf.l.ed  ilCimazio  lesbio  (5)  FGH 
[Fig.  XXlX.  T.  III.].  La  fima  ii  termina  tanto  colf  arco 
riverfato  AB  defcritto  dal  centra  O  col  raggio  OB,  quan- 
to colf  arco  BG  defcritto  dal  centro  E  col  raggio  EB.  La 
retta  poi  EO  e  eguale  alla  projettura  DA  ,  oppure  ali  al- 
tezza DG  perpendicolarmente  alzata  dal  mezzo   E  dell'  al- 

m  7.  rezza 


(  I  )  ^cozi.'', 

(2)  Sguzio,  o  cavetto' 

(?)  Si  defcrive  anche  con  uu  quarto  d'i  cerchio  - 

(4)  GoU  dritta  . 

(  5  )  Gola  rovelcia  , 


pz  Elementi  d Accinte ttura  Civile, 

rezza  DG,  e  divifa  in  due  parti  in  B.  Si  può  anche  la  fi- 
ma  terminare  con  due  archi  deferirti  coi  raggi  eguali  al- 
le linee  rette  ,  che  s'  intendeflero  tirate  da  A  in  B  ,  e  da 
B  in  C. 

Il  cimazio  Lesblo  poi  FGH  fi  determina  con  due  fefte 
parti  di  cerchio  FG  ,  e  GH  ,  dei  quali  quefto  è  concavo  . 
Q_ueik  ((irte  parti  inoltre  ogn'  una  fi  defcrive  col  raggio 
eguale  alla  metà  della  retta  FH  .  Finalmente  la  projetta- 
ra  IF  è  eguale  a  due  terze  parti  dell'altezza  IH  (i). 

Da  quelte  cofe  facilmente  è  manifefto,  che  la  fima  ABC, 
particolarmente  fé  è  terminata  con  due  forte  parti  appena, 
dii'erfifica  dal  cimazio  lesbio,  fé  non  in  quanto  nella  fima 
l'arco  AB  concavo  occupa  la  |)arte  fuperiore  ,  BG  conveffo 
la  parte  inferiore;  al  contrario  poi  nel  cimazio  lesbio  l'ar- 
co FG  conveffo  lia  fopra  l'arco  GH  concavo. 

DEFINIZIONE    QJJINT,^. 

135.  Per  nome  di  Modulo  intendono  gli  Architetti  una 
certa  determinata  mifura  divifa  in  certo  numero  di  parxi  , 
della  quale  fi  fervono  in  luogo  di  fcala  (  2  )  per  definire 
negli  Ordini  le  altezze,  e  larghezze  di  tutte  le  parti.  Ma 
nei  determinare  cotal   mifura  non  tutti  convengono. 

Il  Paladio  ,  ed  il  Serlio  fettatori  di  Vitruvio  prendono- 
per  modulo  1'  inferior  diametro  della  colonna  rotonda  .  L» 
Scamozzi ,  il  Vignola  ,  ed  altri  moderni  prendono  il  femi- 
diametro  ;  ma  quefti  pure  non  convengono  nel  numero  del. 
le  parti,  nelle  quali  lì  dee  dividere.  Vignola  divide  il  fc 
midiametro  in  dodici  parti  per  1'  ordine  Tofcano  ,  e  Dori- 
co; in  diciotto  parti  poi  per  gli  altri  ordini;  più  comune- 
mente però  fi  divide  in  parti  trenta,  che  fi  chiamano  mi- 
nuti.  Goldmanno  per  fchivare  le  frazioni  defidersrebbe  che 

(i)  Ma  più  comunemente  fi  fa  eguale  all'alterza  IH  come  (\^  defcritta  nelJa^ 

[F/j.  XXIX.  T.  ni.]. 
(j)  Scala  geometrica  comanemente  chiamata.. 


Parte  Terza^  pj 

fi  dlvldefle  il  modulo  in  350.  parti  ;  ma  ì  lumerl  troppo 
piccioli  fono  d'impedimento  ai  meccanici  opera)  nell'efecu- 
zione  .  Fa  meftieri  adunque  che  fi  ritenga  la  divifione  in 
30.  parti,  e  divifo  il  femidiametro  in  30.  parti  eguali  co- 
me (cala  fi  definifca  l'altezza  delle  altre  parti. 

Corollario. 
1^6.  Data  l'altezza  dell'edificio  da  coftruirfi  ,  fi  può  ri- 
trovare la  groffezza  inferiore  della  colonna  ,    fé  la  data  al- 
tezza fi  dividerà  per  trenta  ;  imperocché  il  quoto  efprime» 
ra  il  femidiametro  inferiore  della  Qolonna. 

Proposizione   Prima. 

Problema. 

137.  Difegnare  l'Ordine  Architettonico. 

Rifoluzione. 

Primo.  Sopra  la  linea  retta  fi  alzi  una  perpendicolare  In- 
definita PQ^lFig.  XV.  T,  i/.]  che  rapprefenti  1' affé  della 
colonna  . 

Secondo.  In  quefta  perpendicolare  dalla  fcala ,  o  dal  mo- 
dulo fi  trafportino  le  altezze  dei  membri  o  maggiori  ,  o 
minori;  e  iì  tirino  per  le  fezioni  linee  rette  orizontali.  Ift 
quefte  orizontali  fi  notino  le  ecfore,©  projetture  dei  mem- 
bri ,  e  i  membri  ifiefii  fi  terminino  fecondo  la  loro  diver- 
fa  ragione,  o  con  linee  rette,  o  con  archi  di  cerchio,  co- 
me abbiamo  prefcritto  nella  quarta  definizione  di  quello 
capo  . 

Terzo.  Avanti  per©  che  quarte  cofe  fi  adempiano,  fa  m> 
fìieri  notare  le  degradazioni  della  colonna:  tirate  le  orizon- 
tali  tra  1'  alfe  della  colonna  ,  che  determinino  dall'  imo  al 
fommo  la  degradazione  (i)  della  colonna,  ed  inoltre  per 
le  eftremita  delle  orizontali  medefime  fi  devono  tirare  le 
rette  come  CD,  le  quali  rapprefeniino  i  lati  della  colonna. 

Scolio. 

138.  Adunque  per  terminare  il  delineamento  di   qualfi- 


voglia 


C.i)  Diminuzione,  raflremamcnto . 


S?4  Elementi  (Ì'  Architettura  Civile. 

voglia  Ordine  non  altro  lì  defidera,  che  conofciamo  quanti 
moduli,  o  quante  parti  di  modulo  fi  debbano  airegnare  all' 
altezza,  ed  ecfora,  o  projettura  di  ciafchedun  membro  in 
qualfivoglia  Ordine.  In  qu.'llo  cafo  non  tutti  gli  Autori  con- 
vengono. Il  riferire  le  mlfure  di  tutti  farebbe  troppo  im- 
pegno; perciò  efporrò  le  ragioni  dei  membri  particolari  nel- 
le propofizioni  che  feguono  cavate  dal  Cemento  dell' Archi- 
tettura di  Vitruvio,  fecondo  l'opinione  di  Peraulc,e  dalle 
proporzioni  del  Barozzio  da  Vignola. 

Proposizione  Seconda. 

Problema . 

I3p.  Defcrlvere  l'Ordine  Tofcano . 

Rifoluzione, 

Primo.  Alla  bafe  della  colonna  KI  ^Fig.  XXX.T.III.-] 
fi  affegni  l'altezza  d'un  modulo,  la  cui  meck  inferiore  oc- 
cupa il  Plinto  ,  o  dado  I  ,  la  fuperiore  poi  occupa  il  To- 
ro colla  regoletta,  ed  apofige. 

Secondo.  L'altezza  del  capitello  LMN  è  la  medefima  di 
quella  della  bafe,  che  fi  divide  in  tre  parti  eguali  ,  l'infi- 
ma L  occupa  un  afiragalo  ,  ed  un  liftello  ,  quella  di  mez- 
zo M  il  vovolo,  l'ultima  N  il  Plinto,  o  Abaco. 

Terzo.  C  rapprefenta  l'architrave,  G  il  Fregio  cofirutto 
di  muro,  H  la  cornice  diftinta  eoa  menfole  che  fporgono 
in  fuori .  Quelle  cofe  tutte  infieme  devono  eguagliare  la 
quarta  parte  dell'altezza  di  tutta  la  colonna  (i)^ 

Quarto.  L'altezza  della  colonna  in  quell'ordine  è  egua- 
le a  moduli  14. ,  overo  diametri  fette  della  parte  inferio- 
re >  COSI  poi  dee  dlminuirfi ,  che  il  diametro  della  parte  fu* 
prema  fia  minore  della  parte  infima  una  quarta  parte  di 
quefia;  cioè  fé  il  diametro  nella  parte  infima  fia  due  mo- 
duli, il  diametro  fuperiore  fark  di  un  modulo  ,   e-  ., 

Pro- 
co ?«  colonna  s'"intenclc  bafcj  fudo,  e  capitello  pred  infieme^ 


Parte  Terza,  P5 


Proposizione   Terza. 

Problema. 

140.  Defcrivere  l' Ordine  Dorico . 

Rifoluzione. 

Primo.  In  queft' Ordine  per  lo  pafìfato  l'altezza  della  co» 
lonna  «^ra  feftupla  del  diametro  inferiore  ;  ovvero  era  egua- 
le a  moduli  12:  in  progreffo  di  tempo  fu  ridotta  per  i  Tem- 
pj  a  moduli  14,  e  finalmente  per  i  Teatri  a  moduli  15. 

Secondo.  Negli  antichi  edificj  la  Colonna  Dorica  fu  man- 
cante della  bafe;:  che  fé  piaccia  fottoporvi  la  bafe  ,  fé  le 
fottoponga  la  bafe  Attica  ,  di  cui  quelle  fono  le  mi  fare  . 
All'  altezza  fi  dia  un  modulo  ,  e  quella  divifa  in  tre  par- 
ti ,  r  infima  fi  afTegni  al  plinto  A  [  Fig.  XXXL  T.  III.  ]  . 
Ciò  che  rimane  fi  divida  in  quattro  quinti, la  fuprema  del- 
le quali  fi  aflfegni  al  Toro  fuperiore  B  .  Di  nuovo  quel  che 
refta  fi  divida  in  due  parti  eguali  ,  1'  inferiore  delle  quali 
fi  dia  al  Toro  inferiore  B .  Il  rimanente  fi  dividerà  final- 
mente in  fei  parti,  delle  quali  le  due  bande  (  i)  che  ter- 
minano la  Scozia  C  occuperanno  una  (c'ài  parte  /  1'  ifiefla 
Scozia  poi  le  quattro  di  mezzo. 

Terzo.  L'altezza  del  capitello  è  eguale  all'  altezza  della 
bafe  ,  e  quella  divifa  in  tre  parti  ,  1'  infima  D  fi  attribuì- 
fca  alla  gola  (2),  la  mezzana  E  al  vovolo  co'  fuoi  anulì, 
la  fuprema  al  Plinto,  o  Abaco  F. 

Quarto  .  G  rapprefenta  1'  Epiftilio  ,  o  Architrave  ,  I  II 
Fregio,  che  in  quell'ordine  'ìi  orna  di  triglia,  cioè  canali 
da  inciderfi  come  H.  Sopra  ogni  alfe  di  colonna  deve  cor- 
rifpondere  un  triglifo  ;  tre  poi  fi  devono  difporre  a  deter- 
minate dilhnze  negli  intercolunnj,  cioè  fpazj  del  Fregio  tra 
le  colonne  frappolli.  Lo  fpazio,  che  fcorre  tra  i  triglifi  in- 
dicato colla  lettera  I  fi  chiama  Metopa;  lo  fpazio  poi  che 

rima- 

(  I  )  Lineili  . 

(2)  Collarino,  o  Ficcio  del  Capitello- 


^6  Elemoit't  d' Architettura  Chile. 

rimane  tra  il  Triglifo  H,  e  l'angolo  K  dell'  edificio  femi- 
metopa  fi  dice  (i  ). 

Quinto.  L'altezza  dei  Triglifi  è  eguale  ad  bn  modulo, 
e  mezzo;  le  metope  poi  hanno  la  larghezza  eguale  all'  al- 
tezza .  Il  capitello  del  triglifo  eguaglia  in  altezza  la  fefta 
parte  d'un  modulo.  Dall'infima  parte  dei  triglifi  pendono 
fopra  l'Architrave  fei  goccie  . 

Serto.  Sopra  il  capitello  dei  triglifi  fovrafta  la  Coronide 
O,  la  cui  altezza  comprefo  il  cimazio  dorico  fuperiore,ed 
inferiore,  da' quali  è  contenuta,  è  eguale  ad  «n  mezzo  mo- 
dulo: nell'eftrema  parte  (2)  poi  della  Coronide,  che  rifa- 
le  fuori  verfo  il  Fregio,  s' incidano  p.  goccie,  che  corrifpon- 
dano  alle  goccie  dei  triglifi. 

Proposizione  Quarta. 

Problema, 

141.  Defcrivere  l'Ordine  Jonico. 

Rifoluzione. 

Primo.  Neil' Ordine  Jonico  l'altezza  della  bafe,  che  è  d'un 
modulo, fi  divide  primieramente  in  tre  parti,  una  delle  qua- 
li occupa  il  Plinto  A  [F/g.  XXX//.  T. ///.  ]  ciò  che  rimane 
fi  divide  in  partì  fette,  tre  delle  quali  fé  le  appropria  il 
Toro  D  ;  le  quattro  parti  che  rimangono  vengono  occupa- 
te dai  due  Trochili  (3)  GB  cogli  aggiunti  minuti  orna- 
menti ,  cioè  aftragali . 

Secondo  .  Il  Capitello  F  colle  volute  X  porte  agli  ango- 
li,  e  tra  le  volute  fi  fanno  fcolture  (4), 

Terzo.  L'architrave,  la  cui  altezza  varia  fecondo  la  di- 
verfa  altezza  della  colonna  ,  ha  quattro  parti  GHIK  .  Le 
prime  tre  GHI  in  tal  maniera  s'avvanzano,  che  non  fola- 
mente  crefcono  in  grandezza,  ma  inoltre  tutte  fporgono  fuo- 
ri dell'inferiore.  La  quarta  parte  K  occupa  il  Cimazio. 

Il 

(  «  )  O  porzione  di  Metopa  quando  la  Colonna  b  angchre  . 

f  1  )  Si  dee  inrendete  nel'fofhtto  della  corona,  o  gocciolatojo . 

(  5  )  Scozie  .  , . 

(4)  S'inugliano  i  membri  Vovolo,  ed  Aftfijalo.  j 


Parte  Terza',  9'^ 

Il  Fregio  L  ha  l' altezza  eguale  a-  parti  dell' altezza  dell' 

architrave;  fé  però  fi  faccia  nudo  fenza  ìntaglj  :  che  fé  nel 
medefimo  fi  facciano  fcolture ,  allora  fi  aflegnino  alla  fua  al- 
tezza-parti dell'altezza  dell'architrave. 

Finalmente  M,  N,  O,  P,  Q_  rapprefentano  la  Cornice  . 
M  rapprefenta  il  primo  ciraazio,  N  i  dentelli  ,  o  il  feccxn- 
do  cimazio,  P  la  corona  co'fuoi  più  minuti  ornamenti,  Q^ 
il  terzo  cimazio  maggiore  degli  altri  . 

Proposizione  Q_uinta.  ; 

Problema. 

142.  Deferi  vere  l'Ordine  Corintio. 

Rifoluzione. 

L'  Ordine  Corintio  dal  Dorico  ,  e  dal  Jonico  per  1'  ordi- 
nario non  è  differente,  fé  non  nel  capitello;  perciò  baftera 
efporre  in  quello  luogo  le  proporzioni,  e  parti  di  quefto. 

Il  Capitello  Corintio  A  adunque,  fecondo  Vitruvio,  \^Fig. 
XXXIII.  T.  Ili,  ]  non  dee  avere  l'  altezza  CD  maggiore 
di  due  moduli  (i).  Quefta  fi  divide  in  fette  parti,  una:  delle 
quali  occupa  il  plinto,  o  l'abaco  ;  due  ne  occupano  le  vo- 
lute coi  caulicoli  d'Acanto,  due  le  foglie  d'acanto  dell'or- 
dine inferiore  .  Nel  mezzo  dell'  abaco  fopra  le  volute  più 
picciole  fi  pongono  le  rofe  (2)  di  tanta  grandezza ,  quanta 
è  l'altezza  dell'abaco. 

Scolio. 

143.  Il  primo  ,  col  teflimonio  di  Vitruvio  ,  Callimaco 
fcultore  formò  l'idea  del  CapitelloCorintio  da  un  certo  ca« 
fo,  di  cui  quefta  è  l'  iftoria  ,  Certa  madre  grandemente  af- 
flitta per  la  morte  immatura  d'una  figlia,  impofe  fui  fe- 
polcro  di  quella  un  caneftro  di  fiori  ,  il  quale  ,  acciocché 
dall'intemperie  dell'aria  veniflero  difefi  i  fiori,  ricoprì  con 

n  un 

(  1  )  Il  Karozzio  lo  fa  di  due  moduli,  ed  un  terzo. 
(2)  Comunen-ente  chiamati  Fiori. 


pS  Elemcììti  d'Architettura  Civile, 

un  mattone  .  Ma  accidentalmente  accadde  ,  che  il  caneftro 
fu  porto  fopra  una  radice  d'acanto,  la  quale  nella  primave- 
ra germogliando  mandò  fuori  caulicoli,  e  foglie:  quefte  ab- 
bracciando il  caneflro  dopo  varj  giri  elegantemente  fi  cur- 
varono fotto  il  mattone  a  guifa  di  volute  :  da  tale  fpetta- 
colo  forprefo  Callimaco  pensò  formarne  il  capitello  corin- 
tio. Ma  Villalpando  annovera  quella  iftoria  tra  le  favole,  e 
giudica  che  i  Greci  abbiano  cavata  l'idea  del  capitello  co- 
rintio dai  capitelli  delle  colonne  del  Tempio  di  Salomone, 
laddove  quelli  con  foglie  di  palma  a  diverfi  ordini  diìpofle 
venivano  ornati  . 

Proposizione   Sesta. 

Problema. 

144.  De  feri  vere  l'Ordine  Compofito. 

Rifoluzione. 
Sotto  il  nome  d'Ordine  Compofito  al  tempo  di  Vitruvio 
non  altro  s'intendeva,  che  un  Ordine   in    cui   alla  colonna 
corintia  fi  fovraponeva  un  capitello  comporto  d'  altre  diver- 
fe  parti ,  altre  delle  quali  fi  prendevano  dallo  rteffo  Ordine 
Corintio,  altre  dal  Jonico,  ed  altre  dal  Dorico.  Ma  al  pre» 
fente  noi  intendiamo  per  nome  d'Ordine  Compofito,  un  Or* 
dine  ,   che    prende    il    capitello   dal   corintio ,   oltre   1'  aba- 
co da' lati  concavi  terminato,  e  due  ferie  di  foglie  d'acan- 
to ;  dal  Jonico  poi  prende  le  volute  ,  le  quali  però  a  ma- 
niera delle  corintie  con  certa  ragione    ^\   piegano  ;   e   final- 
mente fi  può  dire  che  dal  Dorico  prenda  l' uovolo  fottopo- 
rto  immediatamente  all'  abaco  ,   che  neli'  ordine  Jonico  non 
ha  luogo  . 

Proposizione  Settima. 

Problema . 

145.  Spiegare  le  proporzioni  del  Piedirtallo  ,   e   degrada- 
zioni, e  rtrlature  delle  colonne. 

Rifo- 


Pitrts  Terza,  pp 

Rifoluzione. 
Primo  .  Per  ciò  riguarda  ai  piediftalli  ,  Vìtruvio  non  gli 
afcrive  all'Ordine  Dorico,  ed  inoltre  fecondo  il  fuo  fenti- 
mento,  non  fi  devono  attribuire  né  anche  al  Tofcano  più 
feroplice  dell'Ordine  Dorico.  Ma  a  quefti  Ordini  pure  mol- 
te volte  fi  concedono  ,  e  perciò  nei  piediftallì  di  quelli  of- 
fervar  fi  poffono  le  medefime  mifure,e  ragioni ,  che  Vitru- 
vio  prefcrive  per  i  piediilalli  dell'Ordine  Jonico  ,  e  Corin- 
tio . 

Adunque  l'altezza  dei  piediftallo  fi  può  fiir  eguale  o  al- 
la terza,  o  alla  quarta,  o  anche  alla  quarta  parte,  e  mez- 
za dell'altezza  di  tutta  la  colonna  comprefa  la  bafe,  e  ca- 
pitello, tra  le  quali  altezze  di  piediftallo  l'Architetto  dee 
elegger  quelle  ,  che  più  fono  favorevoli  alla  di  lui  inten- 
zione fecondo  la  diverfa  grandezza,  ed  eleganza  dai  diverlì 
edificj  da  coftruirfi. 

Vitruvio  divide  tutta  l'altezza  del  piediftallo [F/_g. XXX/F. 
T,  ///.]  in  otto  parti  eguali,  due  delle  quali  occupa  il  di 
lui  capitello  D  (i),  due  la  bafe  AB  (2),  quutro  poi  il 
tronco  C  ,  che  dee  elfer  tanto  largo  quanto  il  plinto  del- 
la bafe  della  colonna  da  fovraimporvili  :  1'  iftelfa  bafe 
poi  del  piediftallo  di  nuovo  fi  divide  in  tre  parti,  due  del- 
ie quali  fi  affegnano  al  plinto  inferiore  A  (3),  le  altre  poi 
fervono  per  gli  ornamenti  fuperiori  B. 

Secondo.  Per  ciò  riguarda  alle  degradazioni  delle  colon- 
ne ,  primieramente  fi  dee  avvertire  ,  che  minor  degrada- 
zione dee  effere  nelle  colonne  più  alte  ,  la  parte  fuprema 
delle  quali  effendo  più  lontana  dall'  occhio  dello  fpettato- 
re,  apparifce  già  minore  fecondo  le  regole  di  profpettiva. 

inoltre  poi  nel  degradare  le  colonne  fi  può  anche  ofler- 
vare  quefta  regola, cioè  fé  la  colonna  fofle  di  piedi  15, il  dia- 
metro fuperiore  fia  all'inferiore  come  5  a  d;  da  piedi  15  poi 
a  20  fia  la  ragione  come  ii   a  13;  da  piedi  20  ai  30  fia 

n  2  come 

(i  )  Cimafa  a  diSerenza  del  Capitello,  e  bafe  della  Colonna. 
l  2  )  BafainetMO . 
C  j  )  Zocso  . 


loo  Elementi  (ì  Architettura  Civile, 

come  <5  a  7;  da  piedi  30  fino  a  40  fia  come  13  a  15;  da 
piedi  40  a   50  fia  come  738. 

Q^aelU  regola  però  non  ha  luogo  nelle  colonne  dell'  or- 
dine Tofcano,  nelle  quali  la  diminuzione  dee  eiVere  alquan- 
to maggiore  . 

Oltre  la  diminuzione  della  colonna  nella  parte  fuperio- 
re,  fi  {à  anche  un'altra  diminuzione  nella  inferiore,  dal  che 
nalce  che  le  colonne  nel  mezzo  alquanto  (i  gonfiano. 

Anche  in  due  cafi  particolari  fi  devono  ollervare  le  di- 
minuzioni delle  colonne  .  Il  primo  lì  è  ,  quando  molte  fe- 
rie di  colonne  fono  fovrapofte  le  une  alle  altre;  impercioc- 
ché allora  le  colonne  fuperiori  fi  devono  fare  una  quarta 
parte  minori,  e  più  fottili  delle  inferiori.  L'altro  è,  quan- 
do fi  fabbricano  portici,  che  abbiano  colonne  negli  angoli; 
allora  le  colonne  tra  mezzo  fi  facciano  una  quinta  parte 
più  fottili  di  quelle,  che  fi  pongono  agli  angoli. 

Terzo.  Finalmente  per  ciò  riguarda  alle  flriature  (i)  del- 
le colonne,  cioè  fcavazioni,  eh;  a  guifa  di  canaletti  fi  fan- 
no a  feconda  della  lunghezza  delle  colonne.  Tre  fpecie  poi 
di  quelle  fi  diliinguono . 

La  prima  è  quando  le  fcavazioni  fi  fanno  in  guifa  ,  che 
non  fi  lafci  tra  l'una  e  l'altra  alcun  fpazio  piano. 

La  feconda  quando  fi  laici  tra^jlc  fcavazioni  alquanto  di 
ipazio  piano  . 

La  terza  è  quando  le  fcavazioni  iftefìfe  dal  fondo  alla  ter- 
za parte  della  coloDna  (1  riempiono  di  prominenze  a  guifa 
di  mezzi  bafloni  rotondi,  il  rimanente  delle  fcavazioni  fino 
alla  fuperior  parte  della  colonna  fi  lafcino  vuote  . 

La  prima  fpecie,  e  parimenti  la  feconda  fé  le  fcavazioni 
fiano  poco  profonde  appartengono  all'Ordine  borico. 

La  feconda  quando  le  fcavazioni  fono  più  fonde  al  joni-- 
eo,  ed  al  Corintio. 

La  terza  al    [onico  . 

Il  numero  delle  (triature  o  fcavazioni  nell'ordine  Jonico 
fecondo  Vitruvio  è  di    20  ;   al   prefente   in  tutti  gli  ordini 

li 

(  1  )  ScanaUture. . 


Parte  Terz^ ,  i  o  i 

fi  fanno  24 ,  e  alcuna  volta  28  ,  o  anche  30.  nell'  Ordine 
Corintio . 

Scolio. 
145.  Alle  volte  le  colonne  dall'  imo  al  foramo  fi  fcava- 
no  cos'i,  che  le  Itriature  a  modo  d' eliffe  circondano  la  co- 
lonna. Molte  volte  tutto  il  furto  ifteflb  della  colonna  cosi 
fi  fcava  che  fembra  attortigliato  in  forma  d'elifle.  Ma  non 
so  fé  fimili  efempj  di  colonne  fi  trovino  negli  antichi  edi- 
ficj  . 

Proposizione  Ottava^ 

Problema. 

147.  Spiegare  quelle  cofe  che  appartengo  ai  Frontifpizj.. 

Rifoluzione. 

Primieramente  il  frontifpizio  ACB  iFig.  XXXF.T.III.'] 
s'impone  alla  trabeazione  AB,  ed  è  comporto  di  tre  parti, 
cioè  di  Cornice  ACB,  di  Timpano  D,  e  di  Acroterj  E,  i 
quali  nient' altro  fono  che  piccioli  piedirtalli  collocati  negli 
angoli  del  Frontifpizio  fopra  le  colonne  inferiori ,  e  nel  ver- 
tice C  per  fortener  rtatue  ,  piramidi,  o  fimili  ornamenti. 

Secondo.  Il  Frontilpizio  ha  figura  triangolare,  perchè  rap- 
prefenta  il  tetto  formato  in  C  dal  concorfo  de'canterj;  pe- 
rò nelle  opere  picciole  v.gr»  nei  tabernacoli  fi  può  fare  ar- 
cuato . 

Terzo   L'  altezza   del    timpano  fecondo  lo  Scamozzi    dee- 

eguagliare-  parti  della  larghezza  AB  :  fecondo  Goldmanno 

nell'Ordine  Tofcano  eguaglia  moduli  5,  nel  Dorico,  foni- 
co, e  Romano  6;  nel  Corintio  7,  fé  però  circoftanze  par- 
ticolari altro  non  perfuadano.  Altri  altre  mifure  aflegnano.- 

Proposizione  Nona.. 

Problema. 

148.  Efpcrre  i  caratteri  particolari  per  diftlnguere  qua» 
lunque  Ordine  . 

Rifo' 


102  Elementi  (f  Arcbit-cttura  Civile. 

Rifoluzione. 

QueRa  diftinzione  facilmente  dalle  cofe  dette  è  manifefta. 

Primo.  Se  l'Ordine  non  abbia  ornati  particolari,  è  To- 
fcano . 

Secondo.  Se  nell'Architrave  abbia  le  goccie  ,  e  nel  Fre- 
gio ì  Triglifi,  è  Dorico. 

Terzo.  Se  abbia  nel  capitello  le  volute  fenza  Foglie, 
Jonico  . 

Quarto  .  Se  oltre  le  volute  abbia  tre  ferie  di  Foglie  , 
Corintio . 

Quinto  .  Se  abbia  le  volute  maggiori ,  e  folamente  due 
ferie  di  foglie,  Romano,  o  Compofito. 

Proposizione  Decima. 

Problema. 

14^.  Spiegare  1'  ufo  degli  Ordini  nell'  ornare  varie  parti 
degli  edificj  . 

Rifoluzione. 

Primo  .  Per  le  Porte  ,  Fineftre  ,  e  Cammini  ,  fi  prende 
la  fella  parte  dell'apertura  come  modulo  ,  e  quella  fi  divi- 
de in  30.  partì .  Per  1'  ordinario  a  quefte  opere  s' impone 
folo  r  Architrave  ;  alle  fineftre  però  ,  e  porte  molte  volte 
ancora  fi  aggiunge  la  cornice  col  frontifpicio  ;  ma  il  fron- 
tifpicio  non  fi  aggiunge  fé  non  alle  pili  alte,  e  più  larghe, 
e  certamente  al  di  fuori ,  acciocché  rapprefenti  come  una 
fpecie  di  tetto . 

Secondo.  Quando  l' importa ,  o  capitello  del  pilaftro  per 
foftener  1'  arco  fono  da  ornarfi  ,  il  modulo  fi  prende  dalla 
colonna  vicina;  l'arco  poi, che  fta  fopra  l'importa  fi  abbel- 
lifce  con  architrave. 

Terzo.  Se  un  capitello  (i)  fi  debba  fottoporre  al  foffìt- 
to  d'  una  ftanza  ,  fi  prenda  per  modulo  una  duodecima  ,  o 
una  decima  fefta  parte  dell'altezza  (2). 

Pro- 

l  f)  S'intenda  Cornice. 
(  :  )  Di  tutta  la  Aanza . 


Parte  Terza,  loj 

Proposizione  Undecima. 

Problema. 
150.  Spiegare  la  difpofizione  degli  Ordini, 

Rifoluzione. 

Primo.  Se  (1  unifcono  molte  colonne  fenz' archi,  la  loro 
ferie  fi  chiama  colonnata ,  fé  fi  aggiungono  agli  archi ,  ar- 
cuata . 

Secondo  .  Quando  fi  difpongono  molte  colonne  dalla  di- 
verfa  diftanza  tra  di  loro,  rifultano  cinque  generi  d'  edificj 
da  Vitruvio  rammemorati.  Se  le  colonne  fiano  fpefle,e  fia- 
no  diftanti  folamente  tre  moduli ,  fi  chiama  Pienoftilo  ,  fé 
fiano  diftanti  4.  moduli  Siftilo  ;  fé  6.  Diaftilo  ;  fé  7,  Eu* 
ftilo;  fé  di  maggior  intervallo  Areoftilo  . 

Terzo  .  Circa  gli  angoli  dell'  edifici©  ,  e  nelle  fronti  di 
mezzo,  e  fotto  ai  frontitpicj  alle  volte  fi  congiungono  le  co- 
lonne COSI ,  che  le  bafi  di  quelle ,  ed  i  capitelli  fi  toc- 
cano . 

Quarto  .  Nel  mezzo  dell'  edificio  le  colonne  ,  che  fanno 
ornamento  ai  fianchi  della  porta  ,  ammettono  tra  di  loro 
maggior  fpazio  delle  laterali  . 

Quinto.  Le  porte,  fineftre  ,  e  pareti  colonnate  non  con- 
vengOHo  alle  cafe   de'  privati  ,   ma  appartengono  ai  palazzi 
de'  grandi  ,    e  nei  palazzi  fi  dee  far  rifleffo  di   collocare  le 
colonne  più  robufte,*  e  più  fottili  a'fuoi  proprj  luoghi  . 

Serto .  Se  nella  ftefla  faccia  dell'  edificio  più  ferie  di  co- 
lonne fi  fovraftino ,  in  ognuna  fi  dee  adoperare  Ordine  di- 
verfo  . 

Settimo .  I  Fulcri  parietini  (  i  )  fiano  quadrati ,  e  rifal- 
gano  fuori  del  muro  mezzo  modulo  . 


CA- 


(  1  )  Lefene ,  0  Pilaflr  i , 


IC4  Elementi  (^Architettura  Civile,  *] 

CAPO      ULTIMO. 

Della  delineazione  dell'edificio  da  coflruirfi, 

Rifoluzione. 

151.  La  delineazione  (i)  è  triplice:  Icnografia,  o  pian, 
ta  ,  che  pone  fotto  gli  occhj  i  veftigj  di  tutte  le  contigna- 
zioni  ;  r  Ortografia,  o  profilo,  che  dimoftra  la  faccia  tan- 
to interna,  quanto  efterna  dell'edificio;  e  finalmente  la  Sce- 
nografia ,  che  fecondo  le  leggi  delia  Profpettiva  fa  vedere 
anche  i  lati  dell'  edificio  . 

Scolio. 

152.  Poiché  dall'  Icnografia  ,  ed  Ortografia  abbaftanza 
chiaramente  s' intende  il  fito ,  la  grandezza  ,  e  forma  delle 
parti  d'una  fabbrica,  parlerò  folamente  di  quefte  due  deli- 
neazioni . 

Proposizione  Prima. 

Problema. 

153.  Difegnare  l'Icnografia  del  Pian-terreno  dell'edificio» 

Rifoluzione. 
Tirate  le  linee  AB  ,   BD  ,  che   s' interfechino  ad  angoli 
retti  IFig.  XXXVl.  T,  IF.]. 

Primo  .  Cominciando  in  AB  dal  punto  di  mezzo  C  fi 
trafportino  da  una  parte,  e  dall'altra  colla  fcaLi  de'piedila 
meta  della  larghezza  dell'arco  ,  le  diftanze  delle  finertre  , 
e  le  di  loro  larghezze,  le  groffezze  dei  muri  ec,  in  BD  poi 
verfo  D  fi  trafportino  parimenti  la  grolfezza  del  muro  prin- 
cipale, e  dei  muri  di  mezzo,  le  lunghezze  delle  ftanze,  le 
larghezze  delle   fineltre  ec. 

Secondo.  Dalle  divifioni  dell'una,  e  dell'altra  retta  AB, 
BD  fi  conduchino  perpendicolari ,  le  quali  colle  di  loro  in- 
terfecazioni  formeranno  la  ricercata  Icnografia  . 

Ter- 

(  I  )  Dif«gno. 


Pane  Terza ^  105 

Terzo.  Per  ciafcheduna  contignazione  fi  prepari  all'  iftef- 
fa  maniera  l'Icnografia  particolare  .  Ef.  gr.  del  primo  O^- 
òinQ,lFig.XXXFlLT.IJ^.'\  e  cosi  fuccefTivamente. 

Proposizione  Seconda» 

Problema  . 

154.  Mandar  a  fine  l'Ortografia  interna,  ed  efierna, 

Rifolur.ione  . 

Tirate  come  di  fopra  a  perpendicolo  due  rette  AB,  BD 
iFig,  XXXVI IL  T.  IV.I 

Primo.  In  AB>  come  dilli,  e  fi  trafportino  le  grandezze 
delle  parti  della  larghezza  deiredificio,  e  in  BD,daB  ver- 
fo  D  fi  trafportino  le  grandezze  delle  parti  dell'altezza. 

Secondo.  Dalle  divifioni  dell'una,  e  dell'altra  linea  fi  con- 
ducano perpendicolari,  che  come  avanti  determineranno  l'e- 
ilerna  Ortografia  dell'edificio,  o  Profpetto  efteriore. 

Terzo.  L'Ortografia  interna  collo  fieflb  metodo  fi  ottie- 
ne ;  però  più  di  fatica,  e  diligenza  vi  fi  richiede,  perchè 
in  quella  più  cofe  fi  devono  rapprefentare ,  di  quello  che 
nell'efterna  Ortografia  . 


IL        FINE. 


NOI 


ic6 

NOI     RIFORMATORI 

DELLO   STUDIO   DI    PADOVA. 

Avendo  veduto  per  la  fede  di  Revifione ,  ed  Approva- 
zione del  P.  F.  Filippo  Rofa  Lanzi  Inquifitor  Gene- 
rale del  Sant'Officio    di  Venezia,  nel  Libro  Ms.  intitola- 
to:  Elemeiìt't  di  Architettura  Civile  del  P.  Federico  San- 
vitali  della  Compagnia  di  Gesti .  Opera  pofluma^  non  v'ef- 
fer  cofa  alcuna  contro   la  Santa  Fede  Cattolica  ,  e  pari- 
mente per  Atteftato  del  Segretario  Noftro,  niente  contro 
Principi ,  e  buoni  coftumi,  concediamo  licenza  a  Giam- 
maria Rizzardi   Stampatore   di  Brefcia  ,  che   poffi    effere 
flampato  ;   offervando  gli  ordini   in  materia    di  Stampe  , 
e  prefentando  le  folite  Copie   alle  Pubbliche  Librerie  di 
Venezia  ,  e  di  Padova. 
Dat.  li  25?.  Agofto  i7<54. 

[  ^Angelo  Contarìni  Proc.  K'/' 

[  Jlvije  Vallareffo  Hi/. 

[  Francefco  Morofinì  2."  Cciv  Proc.  Rjf, 

Regiftrato  in  Libro  a  carte  212.  al  num.  1247, 

Davìdde  Marchefint  Segret. 


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